L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 3 gennaio 2017

La Russia e la Turchia sono pienamente consapevoli che le menti dell'attentato a Instabul sono le Consorterie Guerrafondaie Statunitensi ed Ebraiche che non vogliono la pace in Medio Oriente

Russia-Turchia: l’improbabile alleanza alla prova dell’Isis

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AGI- L’improbabile asse fra Russia e Turchia nel Caucaso e in Medio Oriente ha dimostrato nelle ultime settimane di saper resistere agli attentati dei gruppi qaedisti e dell’Isis, come dimostra l’assassinio dell’ambasciatore di Mosca ad Ankara prima di Natale e ora la solidarietà russa per l’attentato di Istanbul. Il cessate il fuoco entrato in vigore venerdì scorso in Siria è il frutto più evidente di un’intesa diplomatica che il fatto di essere schierati su fronti opposti – con il regime di Bashar al-Assad la Russia, con i ribelli sunniti la Turchia – paradossalmente rende più forte e più efficace.

E accredita i due Paesi insieme all’Iran come le potenze garanti per i futuri equilibri a Damasco. Un’alleanza che si supponeva solo tattica, anche per i secoli di rivalità in cui la Russia zarista è stata spesso in guerra con l’impero ottomano, si sta trasformando in un una partnership strategica a tutto campo. Sembra cancellato il ricordo del novembre 2015, quando la Russia lanciò una serie di ritorsioni per l’abbattimento di un caccia Sukhoi-24 da parte dei jet di Ankara.

Del resto, Vladimir Putin e Recep Tayyp Erdogan hanno molti interessi in comune, a partire dai loro nemici: basta vedere le forze escluse dalla tregua siriana, l’Isis e Jabhat Fateh al-Sham, l’ex Fronte Al Nusra qaedista, due formazioni che hanno da tempo messo proprio la Russia e la Turchia nel mirino.
E poi c’è la comune diffidenza verso gli Stati Uniti, tenuti ai margini in Siria approfittando dell’imminente cambio della guardia alla Casa Bianca. Gli interessi convergono ad esempio nel Caucaso, dove entrambi i governi sono impegnati per risolvere conflitti regionali e garantire stabilità nel loro “cortile”. Così Ankara lascia che sia Mosca a prendere l’iniziativa di mediare tra Armenia e Azerbaigian per il Nagorno-Karabakh.

C’è poi un forte legame economico: la Russia è al secondo posto (dopo la Germania) come partner commerciale della Turchia e gli investimenti reciproci sono ingenti. Gli imprenditori turchi al 2007 avevano investito 3,9 miliardi di dollari in Russia, in particolare nell’agroalimentare, nell’elettronica, nel commercio, nel turismo e nelle banche. La Russia con Alfa Telecom ha investito 3,2 miliardi di dollari nella Turkcell, primo operatore della Turchia. Al Consiglio economico bilaterale aderiscono 36 regioni della Russia e più di 150 imprese turche.
Foto: Anadolu

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