L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 7 gennaio 2017

Le consorterie Guerrafondaie Statunitensi ed Ebraiche hanno subito una battuta di arresto in Medio Oriente ma la loro Strategia della Paura continua ad essere attuata in Europa e in Turchia

La fine delle "Primavere arabe"

Come raccapezzarsi nel grande disordine globale targato 2017

di
 | 06 Gennaio 2017


primavere arabe

Il Corriere dà spazio al lamento dell’orientalista francese Gilles Kepel, intervenuto anche sulla Stampa contro l’alleanza tra Russia e Turchia, perché, a cent’anni dagli accordi Sykes-Picot, sono i russi, i turchi e gli iraniani a stabilire i nuovi assetti del Medio Oriente. La Francia di Sarkozy e Hollande, insieme all’America di Bush e Obama, è la grande sconfitta della guerra contro Assad, e si può capire il livore francese. I servizi segreti francesi, su ordine di Hollande, ora si trovano costretti a uccidere i jihadisti partiti dall'Europa per combattere in Medio Oriente e Africa.

Le rivelazioni di Le Monde e i libri di Vincent Nouzille mostrano come la Francia da decenni, da De Gaulle a Hollande, per proteggere i propri interessi in Medio Oriente e in Africa abbia flirtato con decine di assassini seriali, terroristi, guerriglieri e jihadisti. Tutti gli Stati NATO hanno sostenuto le cosiddette Primavere arabe e tifato, almeno a parole, per la caduta di Assad, ma se la Siria non avesse retto, noi europei saremmo stati travolti dai profughi. Donald Trump, che ha liquidato le dinastie Bush e Clinton, sta tentando con Putin di mettere ordine nell’anarchia della guerra asimmetrica.

Come scrive Alberto Negri sul Sole del 31 dicembre, “dopo il 2 maggio 2011, con l’uccisione ufficiale di Bin Laden, la sua ‘azienda’ di franchising terroristico è stata riciclata” e ha dato origine a Isis in Iraq e ad Al Nusra in Siria, quest'ultima sostenuta da Obama, Clinton, Hollande e dalle monarchie del Golfo. La Turchia, stato membro della NATO, ha sostenuto la guerra contro Assad facendo passare i jihadisti, non diversamente dall’Italia dalle cui basi NATO (Sigonella in primis) partirono gli aerei per bombardare la Libia.

A differenza dell’Italia, per cui  la guerra contro la Libia fu un dramma fin dall’inizio, la Turchia aveva da guadagnare dalla fine della Siria. Erdogan, però, non ha mai voluto, come Obama, uno stato curdo ai suoi confini, minacciato com'è dal terrorismo curdo. Pace quindi ad Adriano Sofri, che sul Foglio osanna il leader del terrorismo curdo Ocalan, con lo stesso stile usato negli anni Settanta dalle colonne di "Lotta Continua"; ma chi ha dovuto fare i conti con il terrorismo, sa cosa si prova se uno Stato confinante dà asilo ai terroristi.

Dopo il colpo di stato sventato quest’estate, avvertito da russi e britannici, Erdogan ha fatto una svolta a U, si è alleato con Putin e ha mandato l’esercito a combattere in Siria insieme ai russi e anche a Mosul contro Isis. In questa povera Europa, dove chiunque può entrare, circolare armato, da cui i britannici sono scappati, la guerra lanciata da Isis contro la Turchia è anche la nostra, come avverte Alberto Negri sul Sole del 3 gennaio, e a questo punto i garanti della nostra sicurezza sono diventati Erdogan, Putin e Trump. La Turchia non si è comportata diversamente dalla Francia di Pétain e De Gaulle, che sedette al tavolo dei vincitori senza versare una goccia di sangue francese.

A differenza dei francesi, i turchi ne hanno versato in Turchia, ad Aleppo e a Mosul, dove sarà un inferno come ad Aleppo, avverte il giornalista e grande conoscitore del Medio Oriente Patrick Cockburn. Fino all’attacco di Istanbul e a Smirne. La Turchia, come la Russia, è sotto attacco per la pace siriana e ci saranno altri attentati. Il tweet del ministro Boris Johnson dopo l’attacco di Istanbul indica la posizione britannica: We stand shoulder to shoulder with our Turkish friends, scrive Boris, che se la prende invece con l’Arabia saudita, storico alleato britannico, per la guerra in Yemen, e chiede di non vendere più armi a Riad.

Come l’allineamento di Theresa May a Trump su Israele, contro Obama e Kerry, modifica la posizione britannica nei confronti di Israele, così gli interventi di Johnson danno l’idea dei cambiamenti in corso nello scenario internazionale. L’Italia obamiana in affari con la finanza francese, si aggrappa a un presidente in scadenza, che ben poco influirà sulla presidenza Trump: sappiamo tutti che ogni presidente cambia tutto, compresa la Cia e le varie agenzie di intelligence. Né si riesce a immaginare il futuro dei democratici, con un Obama che si candida più a difensore degli afroamericani che dei cittadini americani.

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