L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 10 gennaio 2017

L'euroimbecillità è un valore contro i popoli e Grillo è un falso ideologico. Non si scherza con la vita delle persone

Tarantelle. L’ultimo sketch di Grillo, aspirante liberale col cappello (e col cerino) in mano

Pubblicato il 9 gennaio 2017 da Alemao
Categorie : Tarantelle 
 
>>>ANSA/ GRILLO-BERSANI RISSA CONTINUA, 'FALLITO AMICO DI PIDUISTI'

Segnatevi la data di oggi. Racconterete ai vostri nipoti una storia fantastica e potrete dire loro che sì, c’eravate. Che proprio quando vi sembrava che dopo aver visto le performance di Bello Figo non vi mancasse più nulla alla vostra personalissima collezione di orrori, c’ha pensato il premuroso Beppe Grillo a regalare alla stantia politica nostrana ventiquattro ore di follia, delirio, paura e ipocrisia allo stato brado.
Andiamo per ordine. Oppure no, tanto comunque la giri ‘sta storia fa ridere lo stesso. Allora c’è un partito che si chiama Cinque Stelle. È anti-sistema, abbraccia tutta la protesta contro l’estabilishment, che porta la bandiera di quelli che, tanto indignati quanto naif, vorrebbero vedere “i politici in galera”. A prescindere.
Bene, questo partito ha una folta rappresentanza al Parlamento Europeo, a Strasburgo, lì dove abita il Male (eurocratico) contro cui si sbraccia da tempo raccogliendo copiosissime messi di consensi. Ha stretto un accordo con quel bel tomo di Nigel Farage, il tizio che presero per pazzo quando fondò l’Ukip e che adesso, dopo la vittoria di Brexit (e dell’amico Trump), se la ride come uno sguaiato. Poi, dato che i soldi sono pochi (almeno così dicono i cattivoni del mainstream che parlano di 700mila euro in ballo, ma chissà), si scocciano di stargli dietro e rompono con lui.
Giusto in tempo per sostenere le ambizioni politiche personali di Guy Verhofstadt, che vuole fare il presidente dell’europarlamento. A lui servono voti, a loro sta bene la scelta strategica di un riposizionamento nell’alveo rassicurante (per le élites e per quei diplomatici che da tanti mesi se li stanno coltivando convinti che andranno al governo?) dell’Alde, il gruppo che riunisce i più feroci sostenitori di questa Unione Europea, la stessa contro cui i pentastellati sono stati spediti a combattere, gli stessi politici che i più naif dei loro elettori vorrebbero vedere in galera subito.

fornero_monti 

La cosa sembra già fatta nella serata di ieri, praticamente è già realtà fino all’ora di pranzo. Beppe Grillo siederà (per interposta persona) a fianco di Mario Monti e Romano Prodi (e loro interposti parlamentari). Un’alleanza stellare. La base non la vede così. Sono arrabbiati, i militanti, i simpatizzanti, fedeli osservanti o meno del verbo grillista.  Come se Francesco Totti si facesse ingaggiare dalla Lazio, come se Zeman andasse ad allenare la Juventus. Ma di che stiamo parlando? 
Nel frattempo la stessa base grillina vota. Sul sito del Capo. E quasi l’80% dice sì all’accordo con Alde. Obbedienza cieca, pronta e assoluta avrebbe chiosato il grandissimo Giovannino Guareschi che ai poveri comunisti di Peppone li ha pigliati in giro per mooolto meno. E’ fatta. Alzate altissimo il vessillo di Einaudi, di Cavour e di Marco Minghetti. Ma sul più bello, arriva il doloroso contrordine, compagni. C’è un intoppo. Ahia.
Il fighissimo Verhofstadt l’ha fatta fuori dal vaso. Sono gli algidi liberali che s’infiammano e fanno le barricate: tutti, ma i grillini mai. Tra i banchi dell’Alde comincia il passaggio di elmetti e baionette, i parlamentari sentono il brivido di ormoni che non provavano più dai tempi della pubertà, sono pronti ad andare alla guerra contro il bel Guy e i suoi amici mostri. Verhofstad per non perdere capre e cavoli deve far sfumare, in un brodo di giuggiole, i sogni di unione con M5S e (soprattutto, anzi esclusivamente) il sogno di posarsi sullo scranno che fu di Martin Schultz. E’ finita, arrivederci e grazie. Statevi bene.
Capito come è andata a finire? Non sono stati gli anti-sistema a non voler prendere la tessera del pane (politico e comunitario), no. Sono i liberali che non li vogliono vedere manco in cartolina!
Finita qui? Macché. Perché Beppe Grillo c’ha la faccia più tosta del suo monitor. E decide di diramare il comunicato di vittoria alle truppe in pieno sbando ideologico, ideale, politico, tattico e strategico:
“Tutte le forze possibili si sono mosse contro di noi. Abbiamo fatto tremare il sistema come mai prima”.
Come, non è dato capirlo. Ma sì sa: negare sempre, anche davanti all’evidenza. Dove non arrivano Sun Tzu e Clausewitz, arriva il sano buon senso delle mogliettine devote. All’amante.

cinquestelle 

E così, con le pive nel sacco, il Capo resta a secco. Alla fine, con la mano bruciacchiata dal cerino che gli è rimasto in mano, Beppe tenta di tornare barricadero e ripone il cravattone da eurocrate che s’era fatto con la stampante 3D in un firewall dell’hotel di Malindi da cui predicava povertà (agli altri).
Ma una volta tanto che non possiamo dare troppo contro ai liberali. Avranno pure loro la sovranità di decidere che fare e chi accogliere in casa loro, (cosa che negano ai popoli e agli Stati ma questa è un’altra storia che speriamo imparino) o no?
Per quanto riguarda noi, possiamo dire che oggi il Movimento Cinque Stelle ha perso la faccia e s’è intaccato da solo la sua stessa credibilità. Dai, c’era stato un momento che pure io mi stavo convicendo che potesse essere una via percorribile quella del voto ai Cinque Stelle. Ma a ‘sto punto, tra le copie e gli originali meglio andarsene al mare quando (e se) decideranno di andare al voto. Alla fine, la maschera l’hanno gettata. Nessuna alternativa al sistema, no. Solo il lato nerd, web, ggiovane, erasmus del web di un partito che si racconta con una terminologia vagamente anarcoide, diretto da una classe dirigente e militante fatta di ex piddini feroci (lo stesso Grillo era iscritto al Pd, ricordate?), centrosocialisti, sinistra assortita che cerca di governare la destra diffusa (e arrabbiatissima con i suoi riferimenti storici) e di farlo con i suoi voti.

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