L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 5 gennaio 2017

Lo stato crea moneta per il benessere delle sue comunità

Gli auguri più sinceri? Che lo Stato faccia lo Stato


di Stefano Sanna
3 gennaio 2017

Fine anno, tempo di considerazioni, bilanci ed auguri. Qualche considerazione la facciamo anche noi.

Partiamo da una situazione limite, provando ad immaginarci da soli su un’isola deserta, senza nessuna possibilità di contatto con il resto del mondo. In questa situazione, cosa vi augurereste per il nuovo anno? Un sacco pieno di soldi? Un conto corrente bancario con grandissime cifre? Sicuramente nulla di tutto questo. Nessuna di queste cose vi permetterebbe di vivere un solo minuto in più, né meglio. Preferireste trovare cibo per nutrivi oppure il fuoco per scaldarvi o un comodo riparo per dormire, animali da allevare e piante da coltivare.

Ma se su un’isola deserta i soldi non servono a nulla, perché oggi invece sono vitali? La risposta è semplice: perché sono una relazione sociale. Rappresentano lo strumento con cui lo Stato realizza l’idea di società; lo Stato paga il lavoro con i soldi, realizza investimenti con i soldi e impone l’uso della propria valuta tramite le tasse. I cittadini di uno Stato utilizzano negli scambi tra di loro la stessa valuta con cui pagano le tasse. Non potrebbe essere diversamente.

Ma lo Stato ha dei limiti nel creare e spendere la propria moneta? La risposta è più facile del previsto se la domanda è riformulata così: esistono limiti fisici che impongono ad un computer di scrivere numeri? NO, nessun limite. Così è per uno Stato che crea e spende la valuta di cui è emettitore monopolista. Non esiste un limite finanziario alla creazione di moneta, ma esiste un limite che potremmo definire reale; per esempio possono finire le cose da comprare, oppure può avvenire che nessuno sia disposto a lavorare per lui.

Per il nuovo anno dobbiamo sperare in miracoli oppure sperare semplicemente che lo Stato faccia lo Stato? Vivere in uno Stato che spende la valuta di cui è emettitore, tanto quanto serve per raggiungere la piena occupazione, dovrebbe essere un fatto normale e strettamente connesso all’essenza dello Stato moderno. Oggi è invece più improbabile di un miracolo. Dobbiamo avere la piena consapevolezza che i soldi non possono mai finire e che lo Stato può raggiungere la piena occupazione se decide di farlo. In realtà, più che di un augurio si tratta di un nostro diritto: lo Stato faccia lo Stato.

Articolo pubblicato su Cagliaripad.it il 29 dicembre 2016

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