L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 13 gennaio 2017

Siria - quanto male hanno fatto gli uomini che hanno pagato e pagano i mercenari tagliagola in queste terre che vivevano in pace


Zoelagatta di Macri Puricelli


Salam è tornata

Ibis
Questo piccolo libro è la storia e la parabola ecologica di un uccello sacro e leggendario: l'Ibis eremita. E della sua riscoperta e della sua scomparsa nella Siria martoriata di oggi.
Quando Gianluca Serra, giovane biologo italiano, sbarca in Siria era il 2000. Allora il paese stava uscendo da un isolamento che durava da trent'anni. A quel tempo era un paese autentico abitato da una popolazione pacifica e di grande fascino ancora immersa nelle proprie tradizioni.
La bellezza del deserto, la grazia oggi mutilata di Palmira, la forza di Damasco. Un secolo sembra passato non un decennio per un paese messo in ginocchio da una guerra che lo ha distrutto nell'anima, nel corpo, in quel che restava dei tempi antichi.
Nel libro Gianluca Serra racconta l'avventura e la battaglia per la salvaguardia dell'ultima colonia mediorientale di Ibis eremita che nessuno si immaginava volassero ancora fra deserto e mare, risalendo nel viaggio della migrazione dagli altipiani etiopi.
cop_salam_tornataMa "Salam è tornata" racconta anche il fallimento dell'umanità. Racconta le storie di Hakim e Mahmoud, collaboratori di Serra, che da Palmira qualche anno fa sono riusciti a fuggire dopo aver provato a difendere fino all'ultimo giorno i pulli di Ibis.
Sì Salam era tornata. Nell'aprile 2013, nonostante la guerra. E pure nel 2014. Salam, che in arabo vuol dire "pace", forse è stato l'ultimo adulto della sua stirpe a tornare al nido. Poi basta. Neppure Salam è riuscita a tornare a casa.
Per la prima volta dopo millenni, "l'eco del richiamo del pullo di Ibis che sbuca dall'uovo non si è udita rimbalzare a maggio tra i precipizi cremisi del deserto palmariano".
Fino a un paio d'anni fa, a dispetto di una guerra sempre più feroce, Mohamad e Adel avevano continuato a visitare il sito di nidificazione degli Ibis.
E gli esemplari turchi tenuti in una voliera dell'ecomuseo di al-Talila erano stati messi in salvo proprio a Palmira, nel giardino di casa di Mahamad. Almeno fino alla primavera 2015 e alla conquista (e distruzione) di Palmira da parte dell'Isis.
E' qui che storia dell'Ibis orientale sembra giungere al capolinea. Dal 2014 né Salam né suoi simili sono più tornati in Siria. Probabilmente si aggirano perplessi fra la penisola arabica e l'Etiopia.
Qualche speranza potrebbe darla un Ibis avvistato l'anno scorso nel suq di Raqqa: sarebbe uno dei sei che Serra aveva trasferito dalla Turchia a Palmira nel 2010: "L'ultimo sopravvissuto alla presa di Palmira quando Mohamad dovette abbandonare i poveri uccelli al loro destino dopo averli accuditi a casa per un paio d'anni".
Resta nel cuore questo libro e la passione degli ornitologi siriani che tanto si erano spesi in difesa degli Ibis. Anche a rischio della loro vita.
Durante il secondo anno di guerra, Serra ricevette una e-mail da Mohamad con in allegato le immagini di rapaci che volavano alti sul cielo di Palmira. "In questi tragici momenti trovo ancora sollievo nell'alzare lo sguardo al cielo" commentava Mohamad, ormai pronto ad abbandonare la propria terra. Proprio come Salam.

http://zoelagatta-d.blogautore.repubblica.it/2017/01/11/salam-e-tornata/?refresh_ce

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