L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 31 gennaio 2017

Sistema Bancario, ultimo treno per Unicredit

UniCredit, rosso di 11,8 mld nel 2016.A rischio bail-in senza l'aumento

Ok della Consob al documento di registrazione: dalle operazioni di pulizia atteso un impatto negativo di 12,2 miliardi nel quarto trimestre 2016


Proseguono le vendite su Unicredit in vista della ormai imminente operazione di aumento di capitale. Il titolo, a fine giornata comunque in rosso per il settore bancario italiano ed europeo, cede il 5,27% a 26,25 euro - dopo essere stato anche sospeso in asta di volatilita' - ed è arrivato alla terza seduta consecutiva in calo: oltre ai movimenti tecnici consueti prima di una operazione cosi' rilevante e diluitiva per i soci (attualmente la capitalizzazione di Borsa e' di circa 16 miliardi di euro), pesa secondo gli operatori la prospettiva che le azioni di nuova emissione abbiano un prezzo "a sconto" superiore alle previsioni.

"La stampa riporta che l'aumento di capitale da 13 miliardi di euro potrebbe avvenire con uno sconto sul prezzo teorico una volta staccato il diritto pari al 30-40% superiore alla nostra ipotesi di sconto del 30%" e' il commento di una casa di investimento italiana. L'accelerazione dei tempi dell'aumento, che potrebbe partire gia' la prossima settimana, ha un po' sorpreso gli operatori dei mercati finanziari che tuttavia spiegano la nuova tempistica con la probabile volonta' del management di "approfittare della buona intonazione dei mercati, scongiurando il rischio di realizzare l'operazione a condizioni piu' sfavorevoli di quelle correnti (il titolo e' salito del 16,4% nel corso degli ultimi tre mesi)", scrive Icbpi. Con l'aumento alle porte, la banca ha accelerato anche l'esame preliminare dei conti del IV trimestre 2016 al cda straordinario di oggi. I numeri sono attesi deboli come gia' annunciato dall'istituto alla presentazione del business plan in quanto l'ultimo trimestre dell'esercizio passato assorbira' svalutazioni su attivi e crediti per oltre 12 miliardi di euro.

"Il Piano Strategico - si legge nel Documento di registrazione funzionale all'aumento diffuso questa mattina - prevede impatti negativi non ricorrenti sul risultato economico netto del quarto trimestre 2016 del gruppo UniCredit per circa euro 12,2 miliardi, prevalentemente riferibili ad azioni volte a migliorare la qualita' dell'attivo patrimoniale, conseguentemente il risultato economico netto del gruppo UniCredit dell'esercizio 2016, riflettendo i suddetti impatti negativi, sara' caratterizzato da una discontinuita' rispetto a quello dei primi nove mesi del 2016 in quanto e' attesa una significativa perdita per il 2016 a fronte di un utile consuntivato per i primi nove mesi del 2016".

Lo sfasamento temporale - scrive ancora la banca - tra questi impatti negativi e le azioni di rafforzamento patrimoniale (cessioni e aumento) comportera' che "non risulteranno rispettati i limiti prudenziali dell'emittente applicabili sia al 31 dicembre 2016 sia a partire dal 1 gennaio 2017 ai sensi dello Srep 2016".

Di conseguenza, Unicredit dovra' segnalare la circostanza alla Bce e inviare all'Autorita' di vigilanza le misure di rafforzamento patrimoniale previste e gia' comunicate: "L'adeguatezza del capital plan sara' oggetto di valutazione da parte della Bce". In tema di crediti deteriorati inoltre la Banca centrale europea ha chiesto a Unicredit "di presentare, entro il 28 febbraio 2017 una strategia in materia di crediti deteriorati, supportata da un piano operativo per affrontare la tematica dell'elevato livello di crediti deteriorati".

Infine, precisa ancora Piazza Gae Aulenti, "la mancata sottoscrizione o la sottoscrizione parziale dell'aumento di capitale determinerebbe - in assenza di ulteriori interventi di rafforzamento patrimoniale adeguati a far fronte agli assorbimenti di capitale generati dalle azioni del piano strategico - significativi impatti negativi sulla situazione economica, patrimoniale e finanziaria del gruppo stesso fino a compromettere la sussistenza dei presupposti per la continuita' aziendale'.

Senza la ricapitalizzazione, aggiunge la banca, 'UniCredit potrebbe altresi' subire degli interventi, anche invasisi, da parte delle Autorita' di Vigilanza, nelle propria gestione, quali ad esempio l'imposizione di restrizioni o limitazioni dell'attivita' e/o la cessione di attivita' che presentassero rischi eccessivi per la solidita' dell'emittente'. Il documento specifica inoltre che 'sussiste il rischio che ove l'emittente non fosse in grado di ripristinare i requisiti patrimoniali applicabili, anche ricorrendo a misure straordinarie diversa da quelle previste nel piano strategico, possa essere necessaria l'applicazione degli strumenti di risoluzione di cui al decreto legislativo 16 novembre 2015', che ha introdotto in Italia il meccanismo di bail in.

L'istituto precisa poi che c'e' inoltre il rischio che, 'anche in caso di integrale implementazione delle azioni del piano strategico, al termine del periodo di piano l'emittente presenti coefficienti patrimoniali e/o un livello di crediti deteriorati non in linea con quelli registrati dai principali competitor nel medesimo periodo'. UniCredit ribadisce inoltre che, visto lo sfasamento temporale tra l'aumento e gli impatti sul capitale delle azioni gia' avviate, a fine 2016 non saranno rispettati i limiti prudenziali applicabili sia al 31 dicembre sia a partire dal primo gennaio'.

Quanto agli specifici fattori di rischio, UniCredit cita la partecipazione al fondo Atlante, a cui a fine 2016 l'istituto aveva versato 686 milioni a fronte di un impegno complessivo per 845 milioni. Quanto alla contabilizzazione dell'investimento, la banca segnala che le quote sono state rilevate al loro valore di sottoscrizione, ritenuto espressione del fair value. 'Peraltro - si legge nel documento - non puo' escludersi che successivamente al 30 settembre 2016 l'analisi di elementi valutativi coerenti con quanto previsto dai principi contabili internazionali possa comportare la necessita' di rilevare una riduzione, anche significativa, di valore dell'investimento, con possibili effetti negativi sulla situazione economica, patrimoniale e/o finanziaria dell'emittente e/o del gruppo'. Quanto invece ai rischi legati ai contenziosi giudiziari, UniCredit nota che 'a presidio delle eventuali passivita' e costi che potrebbero scaturire dai procedimenti giudiziari pendenti (diversi da quelli giuslavoristici, fiscali e attinenti al recupero del credito), il gruppo aveva in essere, al 30 settembre 2016, un fondo per rischi ed oneri pari a 601 milioni'.

A fronte di questo accantonamento, alla stessa data le richieste complessive (petitum) nell'ambito di procedimenti giudiziari diversi da quelli giuslavoristici, fiscali e attinenti al recupero del credito erano pari a 11,8 miliardi. UniCredit comunica inoltre che nel corso del 2017 potrebbero concludersi le indagini avviate nel 2011 dalle autorita' americane relative all'ipotesi di aggiramento delle sanzioni imposte all'Iran. 'In questo contesto - si legge - Ucb AG sta conducendo volontariamente un'indagine interna per verificare la propria passata operativita' nei pagamenti in dollari statunitensi e il proprio rispetto delle sanzioni economiche imposte dagli Stati Uniti d'America, nel corso della quale sono emerse alcune pratiche non trasparenti relativamente al passato'.

Anche Ucb Austria 'ha autonomamente avviato un'indagine interna volontaria per verificare il proprio rispetto, in passato, delle sanzioni economiche imposte dagli Stati Uniti d'America applicabili e, analogamente, ha identificato alcune pratiche non trasparenti relative al passato'. Analogamente la stessa capogruppo 'sta conducendo una revisione volontaria del proprio rispetto, in passato, delle sanzioni Us applicabili. L'estensione, la durata e i risultati di tali revisioni e indagini dipenderanno da fatti e circostanze specifiche di ciascun caso' e 'non si puo' escludere che le indagini sulle modalita' di ottemperanza alle sanzioni in passato possano essere estese ad altre societa' del gruppo UniCredit o che vengano aperti procedimenti nei confronti dell'emittente e/o del gruppo'. Tali ispezioni e/o procedimenti nei confronti delle societa' del gruppo potrebbero comportare un assoggettamento dell'emittente e/o del gruppo a sanzioni rilevanti di tipo civilistico o penalistico'.

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