L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 12 gennaio 2017

Spagna - Forse non abbiamo in testa il medesimo significato di crescita. Per il Wall Street con il 21% di disoccupazione c'è crescita

Eurozona: una storia di crescita (e non è la Germania)

12 gennaio 2017, di Mariangela Tessa

Tra incertezza politica, debito greco e crisi bancaria in Italia, nel Vecchio Continente sembra ci sia poco o nulla da festeggiare. A guardare bene, pero’, una storia di successo esiste e e’ quella spagnola. Nonostante sia alle prese con un alto tasso di disoccupazione (21%) e un deficit fuori controllo, quella di Madrid “e’ una storia di successo nella zona euro” ha detto Claus Vistesen, capo economista di Pantheon Macroeconomics in un’intervista alla CNBC.

Qualche numero per capire meglio. La crescita dell’economia spagnola è stata del 3,3% nel 2016, leggermente superiore alle previsioni del governo di Madrid, secondo il dato reso pubblico dalla direttrice del dipartimento economico della presidenza del governo Eva Valle.

Le ultime previsioni dell’esecutivo diffuse a inizio dicembre nell’attualizzazione del quadro macroeconomico stimavano nel 3,2% la crescita per il 2016, nel 2,5% per il 2017 e nel 2,4% nei due anni successivi. Nel frattempo, l’indice PMI del settore servizi nel mese di dicembre ha segnato per il 27esim mese di fila un andamento in espansone sul fronte del lavoro.

Per Federico Santi, analista di Eurasia group, la “Spagna è oggi una delle storie positive nella zona euro”, grazie ad una forte attuazione della riforma nel corso degli ultimi anni, soprattutto nel mercato del lavoro e del settore bancario. “La politica fiscale è molto favorevole alla crescita” ha aggiunto.

Durante la recessione, Italia e Spagna hanno vissuto un’esperienza simile: tra il 2008 e il 2013, in entrambi i paesi, il Pil aveva registrato un calo di quasi il 10% in termini reali. Dall’inizio del 2014, le due economie hanno, però, seguito strade differenti: la Spagna ha quasi interamente recuperato quanto perso, mentre l’Italia presenta ancora un ritardo prossimo all’8%.

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