L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 28 marzo 2017

10 euro a manifestante questa è la paga dell'ennesima rivoluzione colorata, gli Strateghi della Paura non si fermano

MANIFESTAZIONI COPERTE DAI MEDIA. E ALTRE NON COPERTE.

Maurizio Blondet 28 marzo 2017 

I media di tutto il libero occidente erano lì quando Navalny s’è fatto arrestare in favore di telecamere, hanno riportato la sua frase storica (“Un giorno processeremo voi”) e si è preso 15 giorni – tremendi, una Guantanamo russa! – per manifestazione non autorizzata. Navalny, che riscuote l’1 per cento nei sondaggi pre-elettorali, è pagato – per stessa ammissione dell’organizzazione – dalla National Endowment for Democracy, un’organizzazione non-governativa , tanto non-governativa che fu fondata a Ronald Reagan, diretta all’inizio del segretario di Stato Henry Kissinger, ed è attualmente finanziata dal Congresso degli Stati Uniti – al solo scopo di diffondere nel mondo la “democrazia di mercato” (sic).

Insomma è la solita rivoluzione colorata. Per i media occidentali “milioni di persone sono scese in piazza”!


Erano ottomila a Mosca, megalopoli di 20 milioni di abitanti. A San Pietroburgo, abbiano una foto:


C’erano molto studenti. Alcuni dei fermati hanno detto che Navalny aveva promesso loro 10 euro se venivano arrestati. “In tanti con in mano paperelle di plastica o scarpe di tennis al collo. Un riferimento all’inchiesta pubblicata dall’oppositore che, a partire da una foto del premier Medvedev con ai piedi un paio di calzature sportive, era arrivata a individuare un impero immobiliare costruito grazie a una rete corrotta”, scrive l’Espresso, che ha mandato un inviato. Per BBC le paperelle gialle alludevano ad uno dei lussi da Creso di Medvedev, che avrebbe un allevamento di papere in una delle sue ville miliardarie.

Mosca 2017

In realtà, la papera gialla sembra un altro simbolo di rivoluzioni colorate firmate US o Soros.

La si è vista nel 2015 a Belgrado, portata da manifestanti contro un progetto governativo di sviluppo immobiliare lungo il fiume Sava:

Belgrado 2015

Ma soprattutto la si è vista in Brasile nel 2016, elevata a simbolo dalle gigantesche manifestazioni che hanno fatto cadere il governo (legittimo) di Dilma Roussef, su accuse di corruzione – agitate dai grandi media brasiliani, da associazioni di ‘cittadini’ come Vem Pra Rua (Scendiamo in Strada), e Free Brazil Movement, finanziati dai soliti noti: National Endowment for Democracy, Us Agency for International Development (USAID) e lo Open Society Institute di Soros.

Contro Dilma Roussef, Brasile 2016.

Probabilmente il vecchio simbolo del pugno chiuso, marchio di fabbrica di Gene Sharp e di Otpor, è ormai troppo conosciuto e sinistro come https://it.wikipedia.org/wiki/Gene_Sharp firma delle rivoluzioni colorate.


Il simbolo pugno chiuso tuttavia è apparso nelle manifestazioni, molto più pericolose, in Bielorussia. Qui dal 6 marzo si è tentata una vera e propria “Maidan”, sventata dalla polizia (di obbedienza e formazione moscovita) con diverse centinaia di arresti. E con un uso speciale dei media: il 6 marzo, la tv di Stato ha mandato in onda un servizio speciale, “Telefonata a un amico”, in cui – fra l’altro – si ascoltavano due degli organizzatori della protesta che litigavano al telefono sulla loro rispettiva presa sul gregge dei dimostranti e sui loro finanziatori esteri. Fu una rivelazione, anche del fatto che la polizia conosceva tutte le mosse e le intenzioni dei rivoluzionari.


Secondo il regime, infatti, alcuni degli arrestati hanno rivelato che la manifestazione degli anti-governativi in piazza avrebbe dovuto essere aggredita da “manifestanti filo-russi”, preparato ad uccidere; morti e feriti erano programmati fa polizia e manifestanti, come nella Maidan ucraina (dove furono colpiti da cecchini armati di fucili NATO, addestrati dalla Polonia). Lukashenko, l’uomo forte della Bielorussia, ha accusato infatti Polonia, Ucraina e Estonia di complicità nella trama.

Soprattutto, la polizia ha fatto irruzione in un campo paramilitare presso Bobruisk, chiamato Patriota. Gli addestratori sono risultati ex militari ed ex ufficiali di polizia; diversi di loro, noti come membri della Legione Bianca, un gruppo neonazi già smantellato, perché trovato in possesso di armi, granate, carabine e fucili d’assalto americani M16. L’analogia col Pravi Sektor e il battaglione Azov ucraini sono evidenti.


I disordini avrebbero dovuto raggiungere il culmine il 17 marzo, in occasione della visita ufficiale della commissione del Fondo Monetario in Bielorussia.

Ma ci sono anche manifestazioni anti-regime che i media non coprono. Eppure in quelle, sì, ci sono milioni di persone:


Un milione, su 17 milioni di abitanti, sono scese in piazza nello Yemen del Sud per dichiarare l’unità della nazione contro l’Arabia Saudita, gli Emirati, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna che strazia la popolazione da due anni e la strafacendo morie – di uranio impoverito e di fame.

The picture shows yesterday’s rally in Sanaa,Yemen where up to 1 million people. 

Sotto, il video da un drone:



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