L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 11 marzo 2017

Atac - dietro agli incendi c'è il disegno preciso e puntuale di chi vuole la sua privatizzazione

IL CASO
Atac, un altro bus a fuoco: è il quinto
del 2017. E i nuovi mezzi non bastano

Si corre ai ripari dopo l’ultimo mezzo dell’Atac andato a fuoco, a Castel Giubileo. Nel 2016 una ventina di episodi, nel 2017 già cinque roghi. C’è il sospetto che possa trattarsi sempre di guasti diversi. Ogni giorno servirebbero su strada 400 veicoli


L’incendio del 26 febbraio a Pineta Sacchetti

Questa volta la spiegazione del surriscaldamento del motore per le decine di ore passate in servizio sembra non reggere troppo. Le fiamme si sono infatti sviluppate poco dopo la partenza del deposito e prima di arrivare al capolinea di via Vincenzo Marmorale, a Cinquina. Un tragitto di pochi minuti per l’86, interrotto alle 7 di ieri mattino dal fumo che ha avvolto l’autobus dell’Atac sulla rampa dello svincolo per il Raccordo anulare, all’altezza di Castel Giubileo. Le fiamme sono comparse dopo pochi istanti, distruggendo il bus a metà di un curvone nonostante i tentativi dell’autista - rimasto illeso - di spegnerle con un estintore. Cosa che hanno poi fatto i vigili del fuoco. Una scena che quest’anno si è già ripetuta cinque volte, che si aggiungono ai circa 20 episodi avvenuti nel corso del 2016. Un’ecatombe di mezzi pubblici, fino a oggi per fortuna senza feriti, che sembra non interrompersi mai, come fino a oggi non è mai arrivata dall’Atac una risposta sulle cause dei roghi che stanno decimando le vetture in servizio.

L’unica comunicazione ufficiale è che «l’azienda ha immediatamente aperto un’indagine interna. L’evento, grazie anche alla professionalità dell’autista, è stato gestito in piena sicurezza. La vettura, distrutta dal fuoco, era in servizio da quasi 15 anni». Quindici anni e centinaia di migliaia di chilometri che, nonostante le manutenzioni alle quali la vettura è stata sottoposta nel corso del tempo, si sentono come per ogni altro veicolo. Solo che in questo caso soltanto per una circostanza casuale il bus non era pieno di passeggeri diretti a Conca d’Oro. Proprio l’anzianità di servizio sembra essere una costante negli incidenti di questo genere, come quello avvenuto solo a fine febbraio nella zona di Pineta Sacchetti, dove un bus della N1 notturna è stato divorato da un incendio divampato proprio sotto le finestre di un palazzo. In questo caso la tragedia è stata solo sfiorata: gli inquilini si sono barricati in casa poi, quando il calore è diventato insopportabile e il fumo ha invaso gli appartamenti sono fuggiti in strada.

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