L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 22 marzo 2017

Banca Etruria - il Rossi non si smentisce quando si tratta del Boschi lui lo salva sempre, quattro volte in precedenza e ancora oggi


 
di Carmine Crocco martedì 21 marzo 2017 - 15:49

Fine indagine per il crac di Banca Etruria. Una raffica di rinvii a giudizio per la dirigenza dell’istituto di credito aretino. Tutti a processo meno uno. Indovinate di chi si tratta? Si tratta del vicepresidente di Banca Etruria, Pierluigi Boschi, padre di Maria Elena, sottosegretario alla presidenza del Consiglio nonché icona e personaggio-simbolo del renzismo. Singolare, no? ma così stanno le cose. «La Procura di Arezzo – si legge su La Verità – vuole che gli ex amministratori e dirigenti di Banca Etruria, ai quali a metà dicembre aveva notificato la chiusura delle indagini, vengano rinviati a giudizio con l’ accusa di bancarotta fraudolenta. Un manipolo di 21 colletti bianchi, guidato dall’ ex presidente Giuseppe Fornasari e dall’ ex direttore generale Luca Bronchi, è accusato di aver buttato al vento qualcosa come 180 milioni in prestiti clamorosamente avventati e che, non a caso, non sono mai tornati indietro».

L’intero vertice di Banca Etruria è dunque coinvolto nell’affaire. Ma in questo vertice, l’unico a salvarsi dal’accusa, è appunto papà Boschi. «Non era nella lista dei “cattivi” già a metà dicembre, segno che non gli sono stati addebitati coinvolgimenti diretti in operazioni anomale», annota il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro.

Di un eventuale coinvolgimento del padre della Boschi nell’inchiesta s’era parlato poco più di un anno fa. E ciò a proposito dell’ultimo consiglio di amministrazione di Banca Etruria. nel corso della quale fu deliberata una liquidazione milionaria all’allora direttore generale, Luca Bronchi . Nella riunione, tutti i componenti del Cda si espressero a favore della liquidazione, con un solo astenuto. E non era papà Boschi
 

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