L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 13 marzo 2017

Calabria - Il Sistema massonico mafioso politico ha messo il piombo alle ali dei calabresi

Tutti giù per terra

Dom, 12/03/2017 - 15:55

Alitalia ha detto addio a Reggio Calabria, una Città (Metropolitana) che dal peggio passa al pessimo. Eppure Gratteri aveva aperto gli occhi a Oliverio che, però, ha fatto orecchie da mercante.


Un chiacchiericcio da alcuni giorni occupa l’orizzonte del dibattito politico calabrese intorno all’Aeroporto dello Stretto, ovvero di un hub che non funziona, che dal peggio passa al pessimo con il suo straordinario provincialismo che non risparmia né il governatore della Calabria, né il sindaco Falcomatà con il suo codazzo di corifei. Nei loro appelli, ammantati dal peggior meridionalismo piagnone, non aleggia mai una anche minima capacità di osservare le cose con visione prospettica, costruttiva, di vera e non soltanto proclamata attenzione agli interessi della collettività.
Le potenzialità di sviluppo di un aeroporto secondario come quello reggino per migliorare i flussi e l’incremento di traffico devono essere messe a fuoco dagli attori locali, tenendo anche in conto i problemi che possono presentarsi in tema di concorrenza e di complementarità con altri aeroporti e anche con altri sistemi di trasporto. Sono questi gli argomenti, gli assi di ricerca da approfondire, da collocare all’interno di un complessivo progetto di sviluppo cui le tessere di un mosaico vanno tutte collocate al giusto posto nel momento programmato. Che cosa ha mai fatto la Camera di Commercio di Reggio per il suo aeroporto? E Confindustria?
La città negli anni ha ottenuto risorse finanziarie straordinarie attraverso il Decreto Reggio. In più ha goduto da oltre un ventennio di fondi europei in quantità rilevantissime. Malgrado ciò la città non ha dimostrato di saperli utilizzare a fini di crescita economica e di creazione di posti di lavoro.
Che la Calabria, Reggio siano incapaci di progettare è ormai quasi banale ricordarlo, ma quando il procuratore Gratteri invitò Oliverio a richiamare nei posti di comando regionali i figli degli emigranti che si erano contraddistinti, altrove, nei settori dello sviluppo e della produttività, il suo appello rimase inascoltato. “Un suggerimento a Oliverio su un vero atto di cambiamento? - scrisse Nicola Gratteri poco dopo l’insediamento del nuovo governatore - La Calabria oggi produce emigrazione, colta, dotta. Io cercherei di scegliere questa gente. Sceglierei i figli di nessuno che si sono affermati fuori dalla Calabria. I figli degli operai, dei contadini, dei camionisti”.
Perché il governatore fece orecchie da mercante?
E perché anche il sindaco di Reggio fece la stessa cosa qualche mese prima, dopo essere stato invitato da questo settimanale ad agire diversamente, in rottura con i suoi predecessori: “Giuseppe Falcomatà ha un’unica possibilità, che poi è quella che stanno utilizzando i paesi in ritardo di sviluppo che battono la nostra stessa bandiera (Polonia in primis). C’è un passaggio fondamentale in ogni primavera del cambiamento, un passaggio spesso utilizzato dai Kennedy: mettere al fianco di chi governa e comanda persone che sanno. E il giovane Falcomatà, che l’eredità dei Kennedy l’ha incassata tutta all’alba di lunedì scorso (all’epoca si faceva riferimento alla recente elezione a sindaco), ha un unico passaggio a disposizione per evitare l’ennesimo fallimento di una città bella e impossibile: mettere al suo fianco e a gettone manager che si sono formati altrove, addirittura ribelli che non guardano in faccia nessuno”.
Oliverio e Falcomatà puntano sulla mediocrità per trovare terreno fertile nelle loro beghe da cortile. La Calabria non premia, né cerca il merito, la Calabria rifiuta gli originali, i laureati eccellenti, gli outsider. La Calabria come nemica di se stessa non ha rivali al mondo.
Una persona a me vicina è stata a Dubai ultimamente, ospite di un manager calabrese che si occupa di logistica e appalti internazionali nella distribuzione alimentare. Mi ha riportato che sono tante le holding negli Emirati che fanno affari con tutto il mondo meno che con la Calabria, e il motivo è sempre lo stesso: incapacità manageriale nei posti di comando, mancanza di serietà e tenuta.
Quindi tutti giù per terra, il basso orizzonte dei nostri politici non ci permette di volare alto.

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