L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 18 marzo 2017

ChiantiBanca - la raccolta è aumentata perchè i risparmiatori fuggendo da Banca Etruria e dal Monte dei Paschi di Siena si sono riversati in massa su questa banca non sapendo che sono andati dalla padella alla brace in quanto questo istituto è stato individuato dal Sistema massonico mafioso politico come l'alternativa per continuare a pestare melma

Chianti Banca, un nuovo Monte Paschi?

Caso politico dopo le indiscrezioni sui conti in rosso a causa di sofferenze. Sale l'attesa di conoscere il bilancio della Bcc toscana

Mirko Molteni
venerdì 17 marzo 2017 15:38


Molti hanno già parlato di un nuovo "caso Monte Paschi" all'orizzonte, riportando indiscrezioni degli ultimi giorni secondo cui l'istituto Chianti Banca starebbe chiudendo il bilancio 2016 con 80 milioni di euro di perdite dovute principalmente a svalutazioni dei crediti deteriorati.

In parole povere, prestiti che non rientrano. Certezze matematiche se ne avranno fra una settimana, quando, il prossimo 24 marzo, verrà presentato ufficialmente il progetto di bilancio da parte del presidente dell'istituto, Lorenzo Bini Smaghi.

Certo è che la comune radice toscana facilita l'accostamento simbolico fra questa bcc ed Mps, pur facendo le debite proporzioni. Tutto nasce da una ispezione effettuata da Banca d'Italia che ha rilevato le sofferenze creditizie, secondo "fonti vicine alla banca". Il rosso emergerebbe dal brusco calo del patrimonio netto dell'istituto toscano, che a fine 2015 si aggirava su 330 milioni di euro, mentre un anno dopo sarebbe sceso a 250 milioni. Altri dati contribuiscono d'altro canto a lenire la preoccupazione, come la raccolta registrata nel 2016, valutata in 3,1 miliardi di euro, e gli impieghi da 2,6 miliardi.

Anche la politica si è preoccupata. Sarà perché l'istituto viene considerato vicino ad amici dell'ex-premier Matteo Renzi, ma l'esperto economico della Lega Nord, nonché suo rappresentante nel consiglio regionale della Toscana, Claudio Borghi Aquilini, ha dichiarato: "Dobbiamo fare il possibile e l'impossibile per scongiurare un nuovo Monte dei Paschi. Gli enormi problemi di Mps hanno portato molti correntisti a spostare i risparmi proprio in Chianti Banca. Attendiamo che Bini Smaghi venga in aula regionale a spiegarci la realtà".

Una certezza è che lo scorso 10 marzo si è dimesso il direttore generale di Chianti Banca, Andrea Bianchi, che ricopriva l'incarico fin dal 1999, quando la capofila del gruppo era ancora Chianti Fiorentino, poi cresciuta negli anni assorbendo le banche Monteriggioni, Pistoia e Area Pratese. Dimissioni avvenute "di comune accordo" e "per motivi professionali personali" secondo la dirigenza, tanto che il presidente Bini Smaghi ha ringraziato Bianchi per il suo lavoro che "ha consentito a Chianti Banca di assumere una rilevanza di banca del territorio per l'intera Toscana". E infatti l'ambizione di fare del gruppo un vero polo creditizio toscano ha guidato la sua crescita.

Tuttavia, non solo Bianchi se n'è andato, ma ben cinque consiglieri del cda: Claudio Corsi, Aldemaro Becattini, Mauro Fusi, Stefano Mecocci e Leonardo Viciani. Ufficiosamente si dice non fossero d'accordo con le linee strategiche da seguire. Nel cda è, viceversa, entrata un'esperta docente di Economia come la prof.sa Elisabetta Montanaro, che insegna Economia degli intermediari finanziari all'Università di Siena. E alla quale è stata conferita anche la carica di vicepresidente. Fin qui le indiscrezioni, ma ovviamente si attendono nei prossimi giorni chiarimenti che possano, eventualmente, sgombrare le nubi su un istituto che è sempre stato dinamico, ingrandendosi dai primordiali sette sportelli di Chianti Fiorentino ai ben 52 attuali.

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