L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 23 marzo 2017

Diego Fusaro - Dijsselbloem esprime ad alta voce quello che pensano veramente i tedeschi che si sono ingrassati sulla distruzione del nostro tessuto industriale, grazie anche e sopratutto agli euroimbecilli traditori italiani

Per Dijsselbloem "Europa del Sud a donne e alcool": il commento di Diego Fusaro

22 marzo 2017 ore 14:15, Americo Mascarucci

La giornata di oggi è stata caratterizzata da due eventi che hanno riguardato, seppur da due angolazioni diverse, l'Europa, il suo futuro e il suo essere davvero "unione dei popoli". Il caso che più ha destato scalpore è relativo alle dichiarazioni del presidente dell'Eurogruppo Dijsselbloem. Nel corso di un'intervista, il politico socialdemocratico olandese al vertice dell'Eurogruppo dal 2013, ha espresso critiche molto dure nei confronti dei paesi del Sud Europa ma lo ha fatto quasi con un linguaggio che molti hanno definito "da bar", buono per un post sui social ma decisamente inopportuno per un leader europeo. A detta di Dijsselbloem infatti i paesi del Sud Europa spenderebbero i soldi "a donne e in alcool". 
Dichiarazioni che sono giunte come un fulmine a ciel sereno niente meno che alla vigilia delle celebrazioni per i sessant'anni dei Trattati di Roma.
Il secondo evento clou di oggi è stata infatti la cerimionia che si è svolta a Montecitorio alla presenza del Capo dello Stato per celebrare la storica firma dei trattati del 1957 che hanno dato vita all'Unione Europea. 
Da un lato insomma si celebra con grande enfasi uno degli anniversari più importanti dell'Unione Europea, dall'altro invece un suo autorevole rappresentante sembra minare proprio le basi di quell'unità faticosamente raggiunta.
Il filosofo Diego Fusaro autore del libro Pensare Altrimenti e da sempre critico con il modello europeo attuale fondato più sugli interessi economici che sulla difesa dei popoli ha commentato con Intelligonews il significato delle dichiarazioni di Dijsselbloem.


IL COMMENTO DI FUSARO
"E’ la prova di ciò che sapevamo già - spiega - ossia che l’Europa è oggi una grande questione meridionale, come direbbe Gramsci, su scala europea. In questo caso il Nord tedesco sfrutta il Sud Europa accusandolo di essere spendaccione. E’ un razzismo volgare e inaccettabile che dimostra come questa Unione sia la negazione della civiltà europea".

Sul fatto che le dichiarazioni del presidente dell'Eurogruppo siano state sconcertanti, dal momento che rilasciate da chi è responsabile della politica europea dell'Unione, Fusaro ha aggiunto:
"E' sconcertante certo, perché un personaggio così dovrebbe essere considerato portatore di valori anti-europei. Invece purtroppo questo signore rappresenta perfettamente l’Unione Europea di oggi basata sullo sfruttamento del Nord tedesco a svantaggio del Sud italiano greco e spagnolo. Non è un’eccezione, ma la conferma di ciò che l’Europa è diventata oggi".
Per Fusaro è la prova-provata di come il politicamente corretto che l'Europa impone sia fondato su presuposti razzisti.
"Il politicamente corretto ci dice che si possono definire i greci spendaccioni, gli italiani mafiosi ed evasori fiscali. Sono forme di volgare razzismo che non hanno a che fare con i valori sempre sbandierati. E' la dimostrazione che i valori europei di cui tutti parlano altro non sono che una maschera dietro la quale nascondere il vero volto dell'Europa, intollerante e razzista. Ci fanno credere di vivere in un mondo che ha bandito le discriminazioni e che invece persegue la più grande delle discriminazioni, quella economica che poi finisce per far emergere tutte le altre, ad iniziare dai pregiudizi nazionalisti novecenteschi che la UE ha fatto propri". 
Poi in conclusione il filosofo ha evidenziato le contraddizioni di una sinistra europea che a parole dice di voler combattere il razzismo.
"Abbiamo a che fare con quelli che sono i sostenitori del capitalismo finanziario che si muove a sinistra. Il capitalismo è economicamente di destra sulle privatizzazioni e le liberalizzazioni, e culturalmente di sinistra sui diritti individuali, la globalizzazione e sulle libertà, che però altro non sono che le libertà di chi ha i soldi. Il risultato è un’Europa senza cuore".

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