L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 30 marzo 2017

Difendere sempre i prodotti della filiera agroalimentare del Made Italy


Unione italiana food: no ai semafori alimentari, nì allo Stellone Italia

29 marzo 2017
Emanuele Scarci

Nasce Unione italiana food, la più grande associazione di settore dell’alimentare in Europa. I cui principali obiettivi sono valorizzare i prodotti simbolo del food italiano, vincere le sfide del mercato globale e scrivere il futuro del cibo italiano nel mondo. Unione italiana food inizia però con due punti programmatici precisi: il no all’adozione delle cosiddette etichette nutrizionali a semafori proposte recentemente a Bruxelles da sei multinazionali (Mars, Mondelez International, Nestlé e Unilever, Coca-Cola e Pepsi); i dubbi sull’adozione dello Stellone (il simbolo grafico che identifica il made in Italy caldeggiato dal ministro Calenda) che finirebbe per discriminare le aziende che hanno investito all’estero e producono “all’italiana”.
Unione italiana food nasce dalla fusione di Aidepi (imprese del dolce e pasta) e Aiipa (caffè, cioccolato, gelati, salse e sughi, integratori) con 450 aziende, 35 miliardi di fatturato e 65mila addetti. «È un traguardo storico – ha detto ieri alla presentazione il neo presidente Paolo Barilla (nella foto in alto con Marco Lavazza) –. Uniamo le forze nel rispetto delle diverse identità aziendali e merceologiche e seguendo la riforma Pesenti». Con la fusione, le associazioni aderenti a Federalimentare scendono da 15 a 14.

Stellone Italia
Sul tema dello Stellone Barilla è stato molto chiaro: «Lo Stellone può aiutare a sconfiggere l’Italian sounding, ma il sistema industriale è fatto sia di aziende che operano in Italia sia di altre presenti in Italia e all’estero. Sarebbe strano che io che pago le tasse in Italia venga poi indicato come cittadino di serie B quando produco all’estero. Sono anch’io italiano e produco all’italiana». Secondo Barilla il brand dell’italianità rischia di essere un disincentivo per le aziende che internazionalizzano (cita anche il caso dello straordinario successo di Rana negli Usa) ma poi, a margine del convegno, ha aperto: «Lo Stellone va anche bene, ma dipende da come si scrive il regolamento».
Sulle etichette a semafori, il neo vicepresidente Marco Lavazza (fra due anni potrebbe alternarsi con Barilla) si è schierato nettamente contro , pur avendo nella nuova associazione soci come Mars, Mondelez, Nestlé e Unilever (i cui country manager probabilmente non saranno d’accordissimo con la casamadre). «Abbiamo le nostre idee e la maggioranza dei soci è contro le etichette a semafori – ha ribadito Lavazza -. Ma teniamo uniti tutti, anche chi non la pensa come noi».

Semafori da spegnere
Nelle stesse ore, a Roma, in un convegno il presidente di Federalimentare Luigi Scordamaglia ribadiva il no «all’adozione di sistemi inutili e fuorvianti per il consumatore come il semaforo alimentare: non farebbe altro che favorire quel livellamento verso il basso dell’eccellenza del nostro sistema produttivo da cui l’intera filiera deve proteggersi». Unione italiana food è la più grande associazione di settore in Europa. E un messaggio? «È un dato di fatto – ha risposto Lavazza -, i numeri dell’associazione sono cospicui. Per il resto facciamo parte del sistema Federalimentare e ne seguiamo i suggerimenti, come quando abbiamo aperto una comunicazione con Calenda. Comunque quando c’è qualcosa che non funziona, le cose si cambiano stando dentro».
L’ad di Iri Angelo Massaro si è soffermato sull’evoluzione dei consumi. «Negli ultimi 4 anni – ha detto – il 30% della crescita dei consumi è arrivato dai cibi etnici, il 22% dal senza glutine, il 19% da vegetale e senza lattosio e il 18% dal bio. L’industria ha dimostrato di cogliere i cambiamenti ma non deve fermarsi».

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