L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 13 marzo 2017

Dobbiamo toglier il potere a quegli scriteriati del corrotto Pd che perseguono coerentemente la vendita di asset strategici italiani dimostrando, se c'è ne fosse bisogno, ancora una volta di essere traditori della Patria e servi dei capitalisti stranieri

Vi spiego perché è sbagliato e poco fruttuoso vendere quote di Cdp. Parla il prof. Sapelli



Corsi e ricorsi storici: per Cassa depositi prestiti vale la pena di scomodare anche Giambattista Vico che trecento anni fa lodava peraltro l’antichissima saggezza italica. Quella che però sembra non dimostrare il nostro governo se dovesse arrivare alla dismissione del 15 per cento del capitale secondo quanto rivelato dal Corriere della Sera. Il severo giudizio sull’idea del Tesoro non smentita da Palazzo Chigi arriva da Giulio Sapelli, storico ed economista, autore del saggio “Un nuovo mondo” (Guerini) nelle librerie dal 9 marzo.

STESSI ERRORI DEL PASSATO

“Siamo sempre alle solite, continuiamo a fare gli stessi errori dalla prima metà degli anni Novanta: servono investitori stranieri per aumentare la capitalizzazione delle aziende. Stavolta si tira in ballo Cdp che agisce con il risparmio postale in modo massiccio sul risparmio degli italiani e che ha già azionisti cinesi presenti nelle sue reti strategiche (Pechino con State Grid ha acquisito il 35% di Cdp Reti, controllata che ha quote rilevanti di Snam e di Terna, ndr)”.

IL GIOCO NON VALE LA CANDELA

Secondo Sapelli, “qualsiasi iniziativa che conduca a un aumento del ruolo dei privati nella nostra economia dovrebbe essere condizionata a produrre profitto e posti di lavoro in Italia. In tal modo questi investimenti verrebbero visti in uno stato generale di crescita dell’economia del nostro Paese”. Queste sono invece, a suo dire, “azioni che non hanno nessun respiro strategico, pericolose, che porterebbero nelle casse dello Stato tra i 5 e i 7 miliardi. Non credo proprio che valga la pena dismettere un segmento di un asset strategico per 5-7 miliardi”.

L’UNIONE EUROPEA, PADOAN E CALENDA

Sapelli è molto critico anche per il fatto che, come al solito, “siamo di fronte a scelte fatte con urgenza perché pressati dall’Unione europea che dovrebbe occuparsi di altro”. Inoltre, se il governo arriverà a cedere aI privati il 15% della Cassa si avrà una “conferma che Padoan non è all’altezza del ruolo di ministro a differenza di Calenda, che ha delle idee giuste – secondo me da portare avanti – di maggiore contrapposizione a Bruxelles. E infatti lo mettono a fare altro”.

COME RIDURRE IL DEBITO PUBBLICO

La ricetta dell’economista per ridurre il debito pubblico è presto detta: “Eliminare le rendite, diminuire gli sprechi, aumentare il Pil. E non dismettere i gioielli della corona: Cdp è uno degli ultimi. Ha già vissuto un passato molto rischioso, evitiamole anche un futuro rischioso”. Guardando oltre confine la situazione è ben diversa: “In Francia, in Germania esistono strutture corrispondenti che fanno però una politica profondamente diversa, non fanno entrare azionisti stranieri e non si preoccupano del debito pubblico”.

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