L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 15 marzo 2017

Francia elezioni - Marine le Pen 7 maggio 2017 diventerà presidente della Repubblica e tutti gli euroimbecilli ne dovranno fare i conti

SE VINCE MARINE LE PEN... CAMBIERA' L'ITALIA (OLTRE LA FRANCIA): BENEFICO RITORNO ALLA LIRA (ANALISTI FINAZIARI GLOBALI)

lunedì 13 marzo 2017

Se Marine Le Pen dovesse vincere le elezioni presidenziali francesi di aprile e maggio, i mercati reagirebbero con un picco di volatilità per gli asset francesi dovuto all'incertezza e un "marcato ampliamento" dello spread tra le obbligazioni francesi e i Bund tedeschi. Queste le reazioni immediate dei mercati secondo Mark Burgess, responsabile azionario globale di Columbia Threadneedle Investments, nel caso in cui la leader del Front National dovesse vincere alle prossime elezioni presidenziali in Francia.

E nel caso di una rottura dell'Unione europea e dell'euro, il sistema bancario italiano barcollerebbe e si assisterebbe a una svalutazione della lira, il che sarebbe positivo per l'Italia. Una vittoria di Le Pen, secondo Burgess, accrescerebbe la probabilità di un abbandono dell'euro da parte della Francia, di una disgregazione dell'Unione europea e di un ritorno dei singoli Paesi alle valute nazionali esistenti.

"Il sistema bancario interconnesso dell'Unione si troverebbe esposto a significative pressioni, con conseguenze a carico del settore finanziario globale". Sul fronte azionario, il mercato europeo "potrebbe cedere nell'immediato fino al 10% per via dell'incertezza sulle possibili implicazioni per l'Ue, con ripercussioni potenzialmente maggiori sulle borse mondiali". Le società con fondamentali solidi in settori meno interessati dai cambiamenti geopolitici "dovrebbero dare prova di una discreta tenuta". Tuttavia, visto il debito denominato in euro, "a essere penalizzate maggiormente sarebbero con ogni probabilità le banche europee, che potrebbero lasciare sul terreno il 20-30%, vista la flessione del 20% accusata in reazione alla Brexit". 

Il responsabile azionario globale di Columbia Threadneedle Investments sottolinea che gli istituti di credito europei "sono ormai da anni sull'orlo di una crisi" e, a medio termine, "considerata la situazione in cui si trova attualmente il sistema bancario italiano, quest'ultimo non sembra in grado di poter resistere alle conseguenze di un crollo dell'euro". E a essere colpiti non sarebbero soltanto i Paesi fortemente indebitati, ma anche quelli come la Germania, che detiene titoli di debito francesi e italiani.

A medio termine, un'eventuale disgregazione dell'euro "esporrebbe il neo-introdotto franco a pressioni in un contesto in cui gli investitori tenterebbero di coprire il rischio vendendo la valuta". Per quanto riguarda altre vecchie valute europee che potrebbero risorgere dalle ceneri, "il marco tedesco si rafforzerebbe a fronte di un calo della lira italiana". Per l'Italia e la Grecia in questo caso di sarà in realtà un risvolto molto positivo, "sotto forma dell'agognato deprezzamento delle rispettive valute", spiega Burgess. La rinazionalizzazione della politica monetaria "permetterebbe ai singoli paesi di svalutare le monete nazionali, ma amplificherebbe anche il problema di rimborsare il debito denominato in euro". Che nel caso dell'Italia, tuttavia, è modesto. I titoli di stato per oltre il 90% potrebbero essere rimborsati nella nuova valuta nazionale.

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