L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 20 marzo 2017

Gli ebrei hanno finito di fare i padroni nei cieli siriani, la Fratellanza Musulmana Turca è maestra nell'arte della dissimulazione

Siria ha abbattuto caccia Israele? Ciò cambia le cose. Erdogan cambia ancora cavallo.

Maurizio Blondet 20 marzo 2017 

Israeliani lo negano. Damasco lo conferma: nella notte del 17, i suoi S-200 hanno abbattuto un caccia che aveva colpito “armamenti destinati a Hezbollah”.

Certo è che le sirene d’allarme, come per un attacco aereo imminente, hanno suonato alle 2 del mattino in Israele, o per meglio dire nella colonia giudaica Aqwar presso il Giordano, mentre le esplosioni di missili lanciati dalla anti-aerea siriana facevano tremare i cieli di Sion. Il ministro giudaico della Difesa, la bestia Avigror Lieberman, a caldo ha ringhiato: “La prossima volta che i siriani useranno il loro sistema a/a contro i nostri aerei, glielo distruggiamo senza la minima esitazione”. Poi, Mosca “ha chiesto spiegazioni” all’ambasciatore di Israele, convocandolo (‘s’era appena insediato) e da allora la stampa ebraica ha cominciato a scrivere che lo Stato ebraico “non desidera altre tensioni”. Gli israeliani hanno dovuto lanciare missili Arrow, del sistema antimissile che è concepito per parare missili balistici; gli strateghi militari israeliani ammettono a mezza bocca che “i missili siriani sono efficienti”: e sono S-200. Figuratevi gli S-400.

Anche il discorso di Hassan Nasrallah, il 18 marzo, pronunciato in ricordo della nascita di Fatima, ha avuto un certo tono particolare: “L’Asse della Resistenza trionfa in Siria, Israele è presa dal panico”.


Sotto: i resti di un intercettore sparato dai sionisti è caduto in Giordania. Sopra: un S-200.


L’ambasciatore siriano all’ONU Bashar Jaafari ha dichiarato che all’ambasciatore sionista convocato, “è stato detto che quel gioco è categoricamente finito”. Effettivamente è difficile credere che Damasco abbia potuto prendere una tale decisione – rispondere all’incursione israeliana – senza l’accordo preventivo degli alleati russi e iraniani. Se Netanyahu credeva di aver quasi convinto Putin ad abbandonare siriani e iraniani, o ad averlo minacciato a sufficiente ventilando una escalation della tensione che Mosca non avrebbe potuto altro che subire, arretrando e cedendo, deve riconsiderare le cose. Naturalmente ciò è l’inizio di un aggravamento improvviso della crisi nell’area, dove russi e Marines si sfiorano praticamente coi gomiti nella Siria del Nord.


Ed Erdogan? “Condanna l’annessione russa della Crimea”.

L’altra novità del giorno è l’ennesimo voltafaccia di Erdogan. Sabato, ha fatto comunicare al suo ministero degli Esteri che “la Turchia non riconosce l’adesione della Crimea alla Russia”, in “flagrante violazione del diritto internazionale”, e “continua a sostenere l’integrità territoriale e la sovranità dell’Ucraina”.

Ecco che Erdogan è tornato ad avere qualcosa in comune con Angela Merkel.

Il motivo di questo ritorno dell’ostilità di Erdogan con Putin pare essere l’accordo recentemente stretto fra le truppe di Damasco e i curdi siriani combattenti a Manbij, attraverso la mediazione russa – che ha assicurato i curdi di essere pronta ad aiutarli di fronte alla Turchia. A quella condizione i curdi hanno accettato di cedere il controllo di Manbij all’armata siriana regolare; cosa che ha bloccato le mire di Erdogan su quella zona.

E pensare che solo due giorni prima il ministro turco della Difesa, Fikri Isik, aveva dichiarato che Ankara stava cercando di comprare da Mosca il sistema anti-aereo S-400, promettendo al venditore che non li avrebbe integrati nel sistema NATO. Mosca non ha detto subito no, forse in attesa del prossimo cambiamento di idee dell’ottomano.

Il quale frattanto non solo ha insultato Berlino e gli olandesi chiamandoli nazisti, ha incitato gli immigrati turchi in Europa a fare 5 figli per affogare demograficamente gli europei, ma ha interrotto la collaborazione NATO tra lui egli altri paesi UE. Per lui, adesso, la NATO consiste nella Turchia e i paesi non-UE.

Inutile sottolineare il contributo che una tale scheggia impazzita può dare alla trasformazione del già pericoloso conflitto medio-Orientale in una terza guerra mondiale.


Profughi somali avevano trovato rifugio in…Yemen. Muniti di carta d’identità dell’UNHCR, stavano imbarcandosi per il Sudan per fuggire ai bombardamenti sauditi, quando sono stati sterminate da un elicottero Apache. Niente lacrime, le abbiamo consumate tutte per i civili di Aleppo.

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