L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 17 marzo 2017

Gli euroimbecilli italiani, nel caso governo Gentiloni, sono sempre i primi servi degli stranieri tradendo puntualmente gli interessi del popolo italiano

Europa à la carte

15/03/2017

Una carta a colori di Limes 2/2017 Chi comanda il mondo.

“Quando il 3 febbraio, a Malta, Angela Merkel ha caldeggiato l’«Europa a più velocità» e ha detto di voler formalizzare il concetto al vertice europeo del 25 marzo che celebrerà i sessant’anni dei Trattati di Roma, si è aperto il cielo.

Le differenti velocità già esistono da tempo (euro e Schengen non coprono tutta l’Ue) e sono giuridicamente previste dal Trattato di Amsterdam del 1997.

Tuttavia la sortita della cancelliera, in un frangente drammatico della storia comunitaria, sembra palesare la volontà di dare una potente accelerazione a quella Kerneuropa (nucleo europeo) che parte dell’establishment tedesco ha sempre vagheggiato e che ha oggi nel potente ministro Schäuble (tra gli altri) un aperto sostenitore.

Vista in quest’ottica, l’immediata e soddisfatta replica di Paolo Gentiloni sconta un certo eccesso di zelo.

L’esibito entusiasmo per il Processo di Roma che dovrebbe partire a marzo e concludersi nel 2018 con cooperazioni rafforzate su difesa, sicurezza e investimenti non fuga l’ansia per la nuova, affannosa rincorsa che attende l’Italia.

L’amara vicenda della moneta unica, cui fummo ammessi in deroga a quegli stessi criteri contabili che ora monopolizzano e avvelenano i rapporti intraeuropei, non è infatti trascorsa invano per Berlino: le geometrie variabili saranno rigidamente euclidee e saranno determinate dalla reale fattibilità, non dalle intenzioni.

Saranno insomma costrutti squisitamente geopolitici, non solo o principalmente politici.“

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