L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 22 marzo 2017

Ida Magli - partendo dai suoi strumenti aveva capito del tradimento dei politici italiani nell'implementazione del Progetto Criminale dell'Euro

Cultura e spettacolo

A Lucca il primo convegno dedicato a Ida Magli, l'immortale

martedì, 21 marzo 2017, 15:44
di barbara pavarotti
Cara Ida, so già che non ti sembrerà strano – a te che sei sempre vissuta controcorrente, lontana da ogni snobismo, fuori dalle élites e dalle cerchie di intellettuali che in tv vanno per la maggiore – che sia proprio un piccolo giornale come la Gazzetta a organizzare il primo convegno dedicato ai tuoi studi antropologici e alla tua ricerca. Non un club di intellettuali, di studiosi, di pensatori, ma una testata online di provincia, per la quale, peraltro, tu trovavi anche il tempo di scrivere talvolta. Nonostante la tua trentina di libri, i tuoi saggi, la tua marea di pubblicazioni, le tue collaborazioni con giornali più importanti. E’ passato oltre un anno, Ida, dalla tua morte e la Gazzetta, insieme all’associazione che hai fondato, Italiani Liberi, ha deciso che era arrivato il momento di parlare di te. Di ciò che rappresenti per la cultura, il pensiero critico, di ciò che ci hai dato e insegnato senza mai risparmiarti.
Il 6 maggio, dunque, un sabato pomeriggio, ci riuniremo e saremo in tanti perché, per Ida Magli, tutti hanno aderito con entusiasmo, i tuoi ex allievi e gli studiosi a te vicini. Verranno da Milano, da Roma, da varie parti d’Italia per ricordare i tanti filoni della tua ricerca scientifica che ha scardinato ogni mito, che ha svelato la rete di trappole e simboli di cui siamo circondati. Perché sei stata tu ad aver creato l’antropologia culturale in Italia, ad applicare per prima il metodo antropologico allo studio dell’uomo bianco, non solo ai popoli primitivi come avevano sempre fatto i grandi antropologi del passato. Tu hai studiato i nostri riti di passaggio e di iniziazione, il nostro approccio al sacro, hai decifrato i nostri codici. Sei stata deflagrante sulla donna. Nel 1974 col tuo saggio “La donna un problema aperto” hai squarciato la millenaria violenza strutturale che la donna ha sempre subito, i tabù in cui il potere maschile l’ha imprigionata.
E poi sei stata deflagrante, troppo per il sistema di potere che è ancora in piedi, sull’euro, l’Europa della finanza, l’Islam e le migrazioni, la Chiesa. I temi su cui ti sei concentrata perché erano i nuovi tabù da abbattere. Già nel trattato di Maastricht del ’92 vedevi il segno della rovina. Ma erano 25 anni fa, era presto, l’Italia era sorda e cieca e tu scrivevi: “Abbiamo perso l’indipendenza. Se volevamo farci governare dalla Germania al posto dell’Austria era inutile fare il Risorgimento”. “La dittatura europea”, “Dopo l’Occidente”: c’è tutto in quei saggi scritti con dolore e tormento prima ancora, molto prima che gli eventi ti dessero ragione. C’è lo strapotere della finanza, la fine della politica, il tramonto della chiesa, la nostra libertà venduta agli stranieri, lo snaturamento dell’uomo in nome della logica del profitto.
Eri angosciata, alle 3 del mattino eri già in piedi a scrivere e a studiare, e speravi, una speranza disperata, che l’Italia reagisse al proprio declino, riappropriandosi della sua cultura, del suo orgoglio, della sua identità e della sua storia.
Quella storia, scrivevi, attraverso la quale siamo riusciti con tanta fatica a diventare liberi, liberi dal dominio papale, da quello austriaco. Come si è potuto pensare di far ritornare gli italiani ad obbedire agli stranieri? Chi ha potuto credere che gli italiani, così come tutti i popoli d’Europa, non sarebbero morti, morti nell’anima, prima ancora che nelle proprietà e negli affari, nel trovarsi prigionieri e fustigati di volta in volta da tal ignoto belga, da talaltro ignoto tedesco, sudditi di un impero surreale creato a tavolino da quei pochi potenti che aspirano al governo mondiale e che debbono perciò distruggere le nazioni. Sono convinta che della nostra civiltà non rimarrà nulla, sopraffatta dalle invasioni africane, musulmane, cinesi, ma soprattutto dalla volontà di ucciderci dei nostri governanti. I banchieri ne sono lo strumento più rapido e spietato”.
Già, cara Ida, abbiamo lottato per un’Italia unita, per avere dei confini, un nostro territorio, milioni di persone sono morte nelle guerre di indipendenza, compresa la prima guerra mondiale, e poi nella seconda, per cacciare “lo straniero” e ora, dopo nemmeno un secolo, questi confini non esistono più. Sono inutili simulacri del passato nella concezione mondialista che va per la maggiore. Nessun rispetto per il sacrificio di chi ha combattuto ed è morto per l’Italia.
Ci manchi, Ida, ci manca la tua lucidità di analisi, la tua forza e il tuo coraggio che nascondevi in quel corpo minuto, esile, scavato da una vita di studio. Vorremmo che tutta Lucca venisse il 6 maggio, a Palazzo Bernardini, a sentir parlare di te. Sarà impossibile, ovvio, ma chi verrà, ne siamo certi, uscirà diverso alla fine, con uno spirito critico che cambierà la percezione della realtà. Come è successo a tutti noi, gli allievi a cui hai insegnato a pensare.
Ecco il programma del convegno in cui verranno affrontati i vari filoni del pensiero di Ida Magli e che sarà anche l’occasione per la presentazione postuma dei suoi due ultimi libri.
IDA MAGLI L’IMMORTALE.
LUCCA SABATO 6 MAGGIO 2017, ORE 16, PRESSO ASSOCIAZIONE INDUSTRIALI, PALAZZO BERNARDINI.
Euro ed Europa. Relator professor Antonio Maria Rinaldi, economista.
Islam e migrazioni. Relatore professor Roberto De Mattei, storico. Verrà trasmesso un filmato inedito con immagini molto forti – mai viste in Italia, nessuna tv italiana oserebbe mandarle in onda – di proteste attuate all’estero da richiedenti asilo musulmani.
La donna, il sacro, la morte, il puro e l’impuro: la rivoluzione culturale operata da Ida Magli in questi ambiti. Relatrice Barbara Palombelli, giornalista, ex allieva di Ida.
Gli ultimi libri di Ida Magli: “La rivoluzione italiana”, “Figli dell’uomo”. Relatore professor Giordano Bruno Guerri, storico, presidente del Vittoriale dove sono conservate le ceneri di Ida Magli e la sua bibliografia.
Ida,” l’eretica”: dopo una collaborazione ventennale con Repubblica, quando ha cominciato a studiare col metodo antropologico temi non graditi all’establishment, è stata ritenuta non più adatta. Cosa è successo? Lo spiega Francesco Borgonovo, giornalista de La Verità.
Italiani Liberi, l’associazione fondata da Ida Magli e che ne conserva e si impegna a tramandarne l’eredità scientifica. Relatori: Rosaria Impenna e Marina Mascetti di Italiani Liberi.
Ai relatori indicati si aggiungerà chiunque voglia portare una testimonianza o intervenire sull’attualità e l’importanza del pensiero di Ida.
Idealmente, il convegno corona la settimana (martedì 2 maggio- venerdì 5 maggio) dedicata dalla Gazzetta ai giornalisti che non si fanno manipolare, che, nella loro professione, aprono crepe, squarciano veli e pregiudizi. Ida Magli, da studiosa, è andata oltre: ha rivoluzionato le categorie del pensiero.

https://www.lagazzettadilucca.it/cultura-e-spettacolo/2017/03/a-lucca-il-primo-convegno-dedicato-a-ida-magli-l-immortale/

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