L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 26 marzo 2017

Il Globalismo Capitalistico con la bava alla bocca attacca Trump e non riesce ad accettare la sua sconfitta, lo vediamo anche qui in Italia; è un punto di riferimento del nascente Movimento degli Stati Identitari. Gli ebrei sentono il bisogno di fingersi odiati e discriminati per mantenere il potere di ricatto sull'umanità e continuare a commettere reati criminali contro l'umanità

EBREO ARRESTATO PER MINACCE ANTISEMITE (TRUMP L’AVEVA DETTO, E TUTTI A ODIARLO)

Maurizio Blondet 26 marzo 2017 

Trump “ha detto frasi da malato mentale”, “ imita i suprematisti bianchi” “copia David Duke!”, “è di quelli che credono al complotto ebraico!”. Era il 28 febbraio, un mesetto fa,e l’indignazione mediatica e politica salì alle stelle. La virtù offesa si sfogava in trasmissioni, comunicati e tweet: Trump “insane!”, un presidente razzista e complottista!

Qual era l’inqualificabile, la degradante colpa di Donald? Aveva detto che, secondo lui, le minacce telefoniche che stavano ricevendo da mesi centri della comunità ebraica e cimiteri ebraici, potevano essere dei “false flag”. Se sono vere minacce sono “reprensibili”, ma possono essere cose fatte “da qualcuno per mettere in cattiva luce qualcun altro”, specialmente suoi elettori.

Immediatamente l’Anti-Defamation League emana un comunicato indignatissimo:


“Siamo stupefatti di ciò che il presidente ha detto. La Casa Bianca ha l’obbligo di chiarire immediatamente queste frasi. Alla luce delle aggressioni che sta subendo la comunità ebraica, spetta obbligatoriamente al presidente di spiegare immediatamente cosa il governo intende fare per affrontare questa ondata di incidenti anti-semiti”.

Chi sa l’inglese legga qui:


Per avere un’idea succosa dell’ostentato sdegno, della derisione, della incredulità, dei cachinni che la frasetta di Trump ha suscitato un mese fa. “Vuol dire che a fare minacce contro gli ebrei sarebbero – gli ebrei? Matto”. “Un non presidente!”, un paranoico! “L’olocausto è una viva memoria e abbiamo un presidente che insinua che minacce di morte e vandalismi di antisemiti sono false flag!”.

L’arrestato semita per minacce antisemite.

Psichiatria talmudica

Poi, il 23 marzo, la polizia israeliana ha arrestato un giovane ebreo israeliano, 19 anni, come l’autore delle decine di telefonate minatorie fatte a centro comunitari ebraici, sinagoghe, cimiteri, circoli, negli Stati Uniti, ma anche in Australia e Nuova Zelanda. Con una delle sue chiamate “antisemite”, il giovane semita aveva persino costretto ad un atterraggio d’urgenza un aereo della Delta Airlines, perché il semita finto-antisemita aveva detto di averci piazzato una bomba. Secondo il portavoce della polizia, Micky Rosenfeld, il ragazzo usava accorgimenti tecnici per alterare la propria voce, non usava linee telefoniche normali ma parlava da diversi computers per mascherare l’origine delle chiamate, eccetera.

Ora, l’episodio pone alcune questioni. Trump probabilmente sapeva delle indagini in corso, l’FBI ci stava lavorando da anni (l’atterraggio forzato dell’aereo Delta risale al febbraio 2015). Del resto, se si dovesse fare una lista delle “minacce antisemite” , dei veri e propri “attentati antisemiti” , e dei “cimiteri ebraici profanati con svastiche” verniciate sulle tombe, di cui poi si scoprono autori degli ebrei, in Europa ed Usa, ne risulterebbero vari libri – o trattati di psichiatria talmudica, che potrebbero utilmente servire a spiegare perché gli ebrei sentano il bisogno di fingersi odiati e discriminati, vogliano far sentire non solo se stessi, ma anche i loro correligionari vittime in pericolo imminente di pogrom del tutto immaginari. Le motivazioni consce e sub consce sono del più grande interesse. Gli ebrei accusano di essere discriminati e trattati da “diversi”, ma se c’è una cosa che veramente temono, è essere trattati senza pregiudizi, come cittadini comuni: perché in questo vedono il pericolo massimo per la loro (presunta) essenza, quello di essere “assimilati”. L’inglobamento nella normale umanità, l’assimilazione, i matrimoni misti, lo vivono come “minaccia di estinzione”. Insomma: se li detesti, stai tramando il loro genocidio; se li ami, li voi estinguere per assimilazione. In questo, tra l’altro, si tradisce una tipica proiezione freudiana: “Tutti i goy ci odiano e ci vogliono morti” proietta il loro subconscio: odiamo tutti, e li vogliamo morti. Da qui nasce anche la ben nota sindrome di Stress-Pre-Traumatico, ben studiata da Gilad Atzmon: per cui, traumatizzati in anticipo da un trauma che non è avvenuto ancora e forse non avverrà mai, essi sentono la necessità di eliminare il nemico immaginario, sterminandolo, prima che questo lo faccia a loro.

Ma per tornare a bomba (è il caso di dirlo), ossia alla giusta previsione di Trump. L’impudenza e l’improntitudine dell’Anti Defamation League non hanno avuto alcuna conseguenza; la potente organizzazione ebraica non si è sentita in dovere di scusarsi, né gli altri insultatori, derisori, accusatori a vanvera di Trump. E’ sempre più evidente che in una parte rilevante dell’opinione pubblica che conta, la progressista, che si esprime sui media e nelle potenti lobbies, qualunque cosa faccia il neo-presidente Usa, provoca veri attacchi di idrofobia, rigurgiti di odio irrefrenabili, strida di cieca rabbia, che toglie ogni capacità di valutazione oggettiva.

Guerra civile in America? Non male.

E’ quasi incredibile l’aperta ostilità, la non celata voglia di sputare su, di espellere ed eliminare con ogni mezzo quello che, dopotutto, è il presidente, da parte di anchormen e politici e personaggi del “deep state”; al modo cui ci si abbandonano pubblicamente, in tv, al loro odio sbavante, alla loro bile, al loro assoluto non prendere atto del loro torto (come nel caso di cui sopra) e magari, invece, Donald ha ragione.

E’ un fenomeno mai visto, una bolla di vera e propria insania che ha già l’apparenza e la sostanza di una guerra civile.

Di ciò si rallegra ironicamente M.K. Bhadrakumar, già ambasciatore dell’India a Mosca, oggi notista internazionale di Asia Times:

“Si può sostenere la tesi che se la guerra civile americana continua così selvaggiamente a combattersi fra le elites come fanno oggi, e se la lotta fratricida continua per altri 4 o 8 anni – idealmente, per l’intera presidenza Trump – sarà un gran beneficio per la comunità internazionale”.

Bhadrakumar parla da asiatico e dal punto di vista degli interessi asiatici. Nota che , mentre i guerrafondai in Usa sono distratti dalla guerra civile anti-Donald, il nuovo segretario di stato Tillerson ha – contrariamente a quel che facevano temere certe uscite aggressive di Donald – stretto un accordo consensuale con il capo della Cina, “per assicurare un sano sviluppo delle relazioni Usa-Cina, nello spirito di non-conflict, non-confrontation, mutual respect and a win-win cooperation”, spero non ci sia bisogno di traduzione. In Siria, “la CIA ha chiuso completamente il rubinetto delle armi ai ribelli”. In Irak, laddove “l’amministrazione Obama ha lasciato crescere l’ISIS e Al Qaeda, Trump li sta effettivamente combattendo, anzi, cosa importante, lascia che i nemici regionali degli Usa, l’Iran e le milizie sostenute dall’Iran [Hezbollah in Siria, in Irak le milizie sciite Hashd ash-Shabi che stanno ripulendo Mossul dai jihadisti wahabiti, e che Obama aveva obbligato ad astenersi dal combattere] le combattano senza ostacoli”.

Insomma, per l’Asia l’insania civile americana è un beneficio, perché distrae la ex superpotenza dalle sue azioni egemoniche e belliciste. E per noi? “Ci saranno sempre elementi scontenti, per esempio Gran Bretagna e Germania”, dice Bhadrakumar: “Ciò è perfettamente comprensibile. Si rendono conto che Trump le guarda come forme inferiori di vita. Esse vogliono caramente che Trump perda la guerra civile, e la perda subito: senza l’America a guidare, temono di perdere il loro peso nella politica internazionale. Per noi asiatici nemmeno questa è una brutta prospettiva. Si spera che il sipario cali sullo “Occidente” quale lo abbiamo conosciuto nella storia moderna”.


Ma tanti ebrei sono pro-Trump.

Può essere utile, nella mappatura della guerra civile americana, enumerare gli ebrei di peso che sono dalla sua parte (o che lo controllano, direbbe qualcuno). Un numero sorprendentemente alto s’è schierato con lui, il che dice la complessità del conflitto civile in corso. Traggo i nomi da un sito, diciamo, antipatizzante: The ZOG Info. “Zog” sta per Zionist-Occupied Government.

Michael Abboud (Sephardic Jew) – Communications Coordinator, Donald J. Trump for President

Paul Achleitner (Ashkenazic Jew) – Chairman, Supervisory Board, Deutsche Bank (Donald Trump’s largest lender)

Miriam Adelson (Ashkenazic Jew) – Endorser, Donald J. Trump for President; Donor, Future45 PAC; Finance Vice-Chairman, Trump Presidential Inaugural Committee

Sheldon Adelson (Ashkenazic Jew) – Endorser, Donald J. Trump for President; Donor, Future45 PAC; Finance Vice-Chairman, Trump Presidential Inaugural Committee

Paul Atkins (Ashkenazic Jew) – Member, President Trump’s Strategic and Policy Forum

Brian Ballard (Ashkenazic Jew) – Finance Vice-Chairman, Trump Presidential Inaugural Committee

Thomas Barrack, Jr. (Jewish spouse: Rachelle Roxborough) – Donor, Trump Victory Fund; Member, Trump Economic Advisory Council; Chairman, Trump Presidential Inaugural Committee

Avrahm Berkowitz (Ashkenazic Jew) – Assistant to Jared Kushner and Special Assistant to the President, The White House

Terry Branstad (Ashkenazic Jew/North European) – United States Ambassador to China

Elliott Broidy (Ashkenazic Jew) – Vice-Chairman, Trump Victory Committee; Finance Vice-Chairman, Trump Presidential Inaugural Committee

Safra Catz (Ashkenazic Jew) – Executive Committee Member, Trump Presidential Transition Team

Michael Cohen (Ashkenazic Jew) – Executive Vice President and Special Counsel, The Trump Organization

Gary Cohn (Ashkenazic Jew) – Director, United States National Economic Council

Reed Cordish (Ashkenazic Jew) – Assistant to the President for Intragovernmental and Technology Initiatives, The White House

Delos Cosgrove (Ashkenazic Jew) – Member, President Trump’s Strategic and Policy Forum

Elisabeth DeVos (Jewish spouse: Richard DeVos, Jr.) – Donor, Trump Victory Fund; Secretary, United States Department of Eduation

Gil Dezer (Ashkenazic Jew) – President, Trump Dezer Development

Michael Dezer (Ashkenazic Jew) – Founder, Trump Dezer Development

James Dimon (Jewish spouse: Judith Kent) – Member, President Trump’s Strategic and Policy Forum

Lewis Eisenberg (Ashkenazic Jew) – Chairman, Trump Victory Committee; Finance Co-Chairman, Trump Presidential Inaugural Committee

Boris Epshteyn (Ashkenazic Jew) – Senior Adviser, Donald J. Trump for President; Communications Director, Trump Presidential Inaugural Committee; Assistant Communications Director for Surrogate Operations and Special Assistant to the President, The White House

Stephen Feinberg (Ashkenazic Jew) – Donor, Trump Victory Fund; Donor, Rebuilding America Now PAC; Member, Trump Economic Advisory Council

Laurence Fink (Ashkenazic Jew) – Member, President Trump’s Strategic and Policy Forum

Alan Fishman (Ashkenazic Jew) – Chairman, Ladder Capital (Donald Trump’s second largest lender)

David Friedman (Ashkenazic Jew) – Co-Chairman, Israel Advisory Committee for Donald Trump; United States Ambassador to Israel

Samuel Fox (Ashkenazic Jew) – Vice-Chairman, Trump Victory Committee

Alan Garten (Ashkenazic Jew) – Executive Vice President and General Counsel, The Trump Organization

Bruce Gelb (Ashkenazic Jew) – Endorser, Donald J. Trump for President

Michael Glassner (Ashkenazic Jew) – Deputy Campaign Manager and National Political Director, Donald J. Trump for President; Special Advisor for Operations, Trump Presidential Transition Team

Lawrence Glick (Ashkenazic Jew) – Executive Vice President of Strategic Development, The Trump Organization

Scott Gottlieb (Ashkenazic Jew) – Commissioner, Food and Drug Administration

Jason Greenblatt (Ashkenazic Jew) – Executive Vice President and Chief Legal Officer, The Trump Organization; Co-Chairman, Israel Advisory Committee for Donald Trump; President Trump’s Special Representative for International Negotiations

Vincent Harris (Ashkenazic Jew) – Former Digital Strategy Manager, Donald J. Trump for President

Thomas Hicks, Sr. (Ashkenazic Jew) – Finance Vice-Chairman, Trump Presidential Inaugural Committee

Carl Icahn (Ashkenazic Jew) – Endorser, Donald J. Trump for President; Special Adviser to the President for Regulatory Reform

Gail Icahn (Ashkenazic Jew) – Finance Vice-Chairman, Trump Presidential Inaugural Committee

Robert Iger (Ashkenazic Jew) – Member, President Trump’s Strategic and Policy Forum

Robert Johnson IV (Jewish spouse: Suzanne Ircha) – Endorser, Donald J. Trump for President; Vice-Chairman, Trump Victory Committee; Finance Vice-Chairman, Trump Presidential Inaugural Committee

Travis Kalanick (Ashkenazic Jew) – Former Member, President Trump’s Strategic and Policy Forum

Peter Kalikow (Ashkenazic Jew) – Donor, Trump Victory Fund

Daniel Kowalski (Ashkenazic Jew) – Deputy Policy Director, Donald J. Trump for President; Member, Trump Economic Advisory Council

Lawrence Kudlow (Ashkenazic Jew) – Endorser, Donald J. Trump for President

Larry Kudlow

Charles Kushner (Ashkenazic Jew) – Endorser, Donald J. Trump for President; Donor, Make America Great Again PAC

Jared Kushner (Ashkenazic Jew) – Senior Adviser, Donald J. Trump for President; Executive Committee Member, Trump Presidential Transition Team; Senior Adviser to the President, The White House

Yael Kushner [née Ivanka Trump] (Orthodox Jewish convert) – Executive Vice President, The Trump Organization; Senior Adviser, Donald J. Trump for President; Executive Committee Member, Trump Presidential Transition Team

Ivanka Trump

Bennett LeBow (Ashkenazic Jew) – Donor, Trump Victory Fund

Richard LeFrak (Ashkenazic Jew) – Donor, Trump Victory Fund

Richard Lesser (Ashkenazic Jew) – Member, President Trump’s Strategic and Policy Forum

Corey Lewandowski (Ashkenazic Jew/East European) – Former Campaign Manager, Donald J. Trump for President

Christopher Liddell (Ashkenazic Jew) – Director of Strategic Initiatives and Assistant to the President, The White House

Ronald Lieberman (Ashkenazic Jew) – Executive Vice President of Management and Development, The Trump Organization

Robert Lighthizer (Ashkenazic Jew) – United States Trade Representative

Howard Lorber (Ashkenazic Jew) – Donor, Trump Victory Fund; Member, Trump Economic Advisory Council

David Malpass (Ashkenazic Jew) – Member, Trump Economic Advisory Council; Undersecretary for International Affairs, United States Department of the Treasury

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