L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 24 marzo 2017

Il grande carrozzone italiano di Rockfeller rimane anche dopo la scomparsa del capo stipite

Manager, ministri e giornalisti. La lobby italiana di Rockfeller, dal Council of foreign relations alla Trilateral

23 marzo 2017 di Stefano SansonettiPrimo piano


Dopo la sua morte, intervenuta alla bellezza di 101 anni, di sicuro non finiranno il soldi di famiglia. Del resto eredi e rampolli di David Rockefeller, il “mitico” banchiere americano deceduto l’altro giorno, non mancano. Ma ciò che non verrà meno è la sua lobby, ovvero tutta quelle rete di think tank e pensatoi che il miliardario americano ha contribuito a costruire negli anni per fare rete. E qui, se vogliamo, si può aprire anche una nutrita parentesi nel Belpaese, perché sono moltissimi gli italiani tutt’ora inseriti nella lobby “rockefelleriana”. Si tratta di giri che contano e che sostanzialmente fanno capo a tre organismi alla cui nascita il magnate a stelle e strisce ha fortemente contribuito: Trilateral Commission, Gruppo Bilderberg e Council on foreign relations.

L’elenco – A oggi è proprio la Trilateral la super lobby a più alta densità italiana. Ci sono due ex presidenti del consiglio come Mario Monti ed Enrico Letta; banchieri come Carlo Messina (capo di Intesa), Enrico Tommaso Cucchiani (ex numero uno di Intesa), Marcello Sala (ex vicepresidente di Intesa), Giuseppe Vita (presidente di Unicredit), Maurizio Sella (presidente di Banca Sella ed ex presidente dell’Abi), Andrea Moltrasio (presidente del consiglio di sorveglianza di Ubi); manager-imprenditori come Marco Tronchetti Provera (Pirelli), Gianfelice Rocca (presidente di Assolombarda e di Techint), Patrizia Grieco (presidente dell’Enel), John Elkann (presidente di Fca); ex ministri come l’ammiraglio Giampaolo Di Paola (Difesa), Marta Dassù (già viceministro agli Esteri). E poi in ordine sparso ambasciatori come Ferdinando Salleo, accademici come Carlo Secchi (ex rettore della Bocconi) e parlamentari come Yoram Gutgeld (Pd). Alcuni di questi, peraltro, incrociano il loro inserimento nella Trilateral con la partecipazione ad alcuni appuntamenti del Gruppo Bilderberg, altra super lobby finanziaria di derivazione rockefelleriana. Tra questi spiccano Elkann, Rocca e Monti. Ma altri italiani assidui frequentatori del Bilderberg sono Franco Bernabè (ex Eni e Telecom) e le giornaliste Monica Maggioni e Lilli Gruber.

Gli altri – Limitrofo alla stessa grande famiglia, come dicevamo, è anche il pensatoio americano Council on foreign relations, che per tanti anni è stato presieduto da Rockefeller. Qui esiste una sorta di “cerchio magico”, ribattezzato “president’s circle”, di cui fanno tutt’ora parte società italiane come Eni e Generali. Poi ci sono numerose società cosiddette “affiliate”. Tra le italiane spuntano Terna, Unicredit, Unipol e lo studio legale Chiomenti. Infine il Belpaese è rappresentato anche nel global board of advisors del pensatoio, dove oggi si trova a sedere l’appena confermato amministratore delegato dell’Eni Claudio Descalzi.

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