L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 17 marzo 2017

Il Pensiero Unico Politicamente Corretto non sopporta che Assad possa esprimere i suoi fatti

"Left" e la Siria: il pulpito e la predica


Forse, prima di soffermarsi sulla Predica, vale la pena di dare una occhiata al Pulpito. Che non si direbbe particolarmente prestigioso. Anzi, a leggere la voce di Wikipedia dedicata al settimanale Left ci sarebbe quasi da commuoversi per tutti i liquidatori fallimentari, gli innumerevoli direttori che se ne sono andati sbattendo la porta, i giornalisti buttati fuori,... che hanno costellato la vita di questo settimanale destinato, secondo il suo editore: “ad una sinistra nuova, onesta, indipendente e laica.” 

Sinistra che, grazie al Cielo, nel gennaio di quest’anno, dopo che il settimanale aveva dedicato la sua copertina ai White Helmets ha sommerso Left di talmente tante proteste da costringere la redazione ad un davvero imbarazzante editoriale.

Con questi trascorsi e con la fine dei finanziamenti pubblici che l’avevano mantenuta in vita, forse, sarebbe stato lecito aspettarsi un po' di umiltà da parte di Left che, invece, ergendosi a vessillo della deontologia giornalistica, oggi spara un bilioso articolo intitolato: “Se Avvenire, il Fatto e il Tg1 fanno da portavoce ad Assad”. La colpa di questi tre malcapitati organi di stampa? Avere intervistato, al seguito di una delegazione di europarlamentari, il Presidente (eletto) della Repubblica Araba Siriana. Interviste, tra l’altro condite di domande talmente insidiose (vedi qui e qui) e precedute da considerazioni a dir poco critiche che non ricordiamo aver letto quando l’intervistato era l'Obama di turno.

Ma che importa? Per l’eroico settimanale Left Avvenire, il Fatto e il Tg1 si sono prestati “a fare da portavoce a un dittatore sanguinario”. Finalmente, una grande lezione di Etica.

E, visto che ci siamo, pregustiamoci pure il prossimo “scoop” del settimanale della “sinistra nuova, onesta, indipendente e laica”, verosimilmente preannunciato, nell’articolo, dalla sibillina frase “Fabio Massimo Castaldo dei Cinque Stelle, di cui sarebbe interessante conoscere le posizioni in materia”. Certo, l’europarlamentare Cinque Stelle, due anni fa ha presenziato alla inaugurazione della mostra “Caesar: detenuti siriani vittime di tortura”. Una mostra basata su documentazioni rivelatesi false, come anche l’Antiplomatico ha cercato di dimostrare (ad esempio, con questo Dossier). Oggi, invece, Castaldo sulla Siria (e su come far finire la guerra che l’attanaglia) crediamo la pensi in modo diverso considerando le sue dichiarazioni a margine dell’incontro con Assad. E allora? Dove sta lo scandalo? Una repentina conversione sulla strada per Damasco? No. Verosimilmente, una maggiore conoscenza della situazione siriana determinata dall’emergere di una informazione non asservita ai dettami della NATO e dei Signori della Guerra.

E se oggi i media mainstream fanno la fila per intervistare un Assad fino a ieri additato come il responsabile di una guerra costata 250.000 morti lo si deve, certamente, al fallimento politico e militare dei vari Obama, Killary e altre icone della Sinistra Imperiale, ma anche ad una opinione pubblica che ha cominciato ad aprire gli occhi. E non certo per merito di Left.

Francesco Santoianni

"Left" e la Siria: il pulpito e la predicaLeft e la Siria: il pulpito e la predica inCondividi Forse, prima di soffermarsi sulla Predica, vale la pena di dare una occhiata al Pulpito. Che non si direbbe particolarmente prestigioso. Anzi, a leggere la voce di Wikipedia dedicata al settimanale Left ci sarebbe quasi da commuoversi per tutti i liquidatori fallimentari, gli innumerevoli direttori che se ne sono andati sbattendo la porta, i giornalisti buttati fuori,... che hanno costellato la vita di questo settimanale destinato, secondo il suo editore: “ad una sinistra nuova, onesta, indipendente e laica.” Sinistra che, grazie al Cielo, nel gennaio di quest’anno, dopo che il settimanale aveva dedicato la sua copertina ai White Helmets ha sommerso Left di talmente tante proteste da costringere la redazione ad un davvero imbarazzante editoriale. Con questi trascorsi e con la fine dei finanziamenti pubblici che l’avevano mantenuta in vita, forse, sarebbe stato lecito aspettarsi un po' di umiltà da parte di Left che, invece, ergendosi a vessillo della deontologia giornalistica, oggi spara un bilioso articolo intitolato: “Se Avvenire, il Fatto e il Tg1 fanno da portavoce ad Assad”. La colpa di questi tre malcapitati organi di stampa? Avere intervistato, al seguito di una delegazione di europarlamentari, il Presidente (eletto) della Repubblica Araba Siriana. Interviste, tra l’altro condite di domande talmente insidiose (vedi qui e qui) e precedute da considerazioni a dir poco critiche che non ricordiamo aver letto quando l’intervistato era l'Obama di turno. Ma che importa? Per l’eroico settimanale Left Avvenire, il Fatto e il Tg1 si sono prestati “a fare da portavoce a un dittatore sanguinario”. Finalmente, una grande lezione di Etica. E, visto che ci siamo, pregustiamoci pure il prossimo “scoop” del settimanale della “sinistra nuova, onesta, indipendente e laica”, verosimilmente preannunciato, nell’articolo, dalla sibillina frase “Fabio Massimo Castaldo dei Cinque Stelle, di cui sarebbe interessante conoscere le posizioni in materia”. Certo, l’europarlamentare Cinque Stelle, due anni fa ha presenziato alla inaugurazione della mostra “Caesar: detenuti siriani vittime di tortura”. Una mostra basata su documentazioni rivelatesi false, come anche l’Antiplomatico ha cercato di dimostrare (ad esempio, con questo Dossier). Oggi, invece, Castaldo sulla Siria (e su come far finire la guerra che l’attanaglia) crediamo la pensi in modo diverso considerando le sue dichiarazioni a margine dell’incontro con Assad. E allora? Dove sta lo scandalo? Una repentina conversione sulla strada per Damasco? No. Verosimilmente, una maggiore conoscenza della situazione siriana determinata dall’emergere di una informazione non asservita ai dettami della NATO e dei Signori della Guerra. E se oggi i media mainstream fanno la fila per intervistare un Assad fino a ieri additato come il responsabile di una guerra costata 250.000 morti lo si deve, certamente, al fallimento politico e militare dei vari Obama, Killary e altre icone della Sinistra Imperiale, ma anche ad una opinione pubblica che ha cominciato ad aprire gli occhi. E non certo per merito di Left. Francesco Santoianni

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