L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 24 marzo 2017

Immigrazione di rimpiazzo - è ormai acclarato che l'elité vuole gli immigrati per abbassare i salari e peggiorare le condizioni di lavoro

La Rivelazione di  DIE WELT

Quel patto segreto tra Merkel e Erdogan che costringe l'Ue ad accogliere 250mila immigrati l'anno

Viktor Orban l'aveva denunciato, ma nessuno gli aveva creduto. E invece, secondo il quotidiano Die Welt, tra Angela Merkel e Tayyp Recep Erdogan fu stretto un patto segreto e parallelo sui migranti
SPECIALE Emergenza sbarchi
REDAZIONE (APG) 22/03/2017 15:36:27


La cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente turco Tayyp Recep Erdogan. (© EPA/TUMAY BERKIN)

BERLINO – Un accordo segreto e parallelo, sul tavolo già da prima che l'Unione europea nel suo insieme concludesse ufficialmente la trattativa sull'immigrazione con il sultano Tayyp Recep Erdogan. Il primo a parlarne fu il premier ungherese Viktor Orban, ventilando una clausola top secret: «Ciò che s’è concordato con la Turchia a Bruxelles…c’è qualcosa che non risulta nell’accordo», denunciò. «Un giorno ci sveglieremo – e penso che ciò sarà annunciato a Berlino già la settimana prossima – e ci diranno che dovremo prendere 400 mila o 500 mila rifugiati direttamente dalla Turchia».

Lo scoop di Die Welt

Poi i mesi passarono, e quelle affermazioni di Orban vennero derubricate a dietrologie maligne. Non molti giorni fa, però, lo scoop di Die Welt ha spinto a riconsiderare quanto accaduto nei primi mesi del 2016. Perché, secondo il quotidiano tedesco, il 6 marzo 2016 la Cancelliera strinse effettivamente un accordo segreto e parallelo con il sultano turco, accordo che avrebbe sancito l'impegno europeo ad accogliere, ogni anno, tra i 150mila e i 200mila rifugiati dalla Turchia.

Con la Merkel, l'olandese Rutte

L'unico ad essere a conoscenza, insieme alla Merkel, di quella trattativa fu il primo ministro olandese Mark Rutte, presente ai colloqui perché l'Olanda aveva la presidenza semestrale dell'Ue. Secondo quanto esposto da Die Welt, Merkel e Rutte presentarono il «patto segreto» come una proposta a sorpresa avanzata da Ankara, senza fornire cifre specifiche. Una clausola che, alla fine, l'Ue accettò in blocco senza preoccuparsene troppo, e alla quale solo Orban diede importanza.

Il rapporto dei demografi tedeschi: accogliere 300mila immigrati per 40 anni
Intanto, secondo il Rheinische Post, Angela Merkel aveva in mano il rapporto di alcuni demografi tedeschi, che consigliava di accogliere 300mila immigrati all'anno per un quarantennio per compensare al calo di natalità tedesco, e assicurare alla Germania la sua egemonia economica. Un rapporto che potrebbe aver influenzato la generosità mostrata dalla Cancelliera nell'aprire le porte della Germania ai rifugiati. Una generosità che Frau Merkel ha tentato poi di imporre a tutto il Continente.

La vittoria di Erdogan

Così, l'Europa si sarebbe impegnata non soltanto a versare ad Ankara 3 miliardi all'anno per due anni, ma anche ad accogliere annualmente centinaia di migliaia di rifugiati. Il tutto, mentre Erdogan metteva a punto le proprie riforme liberticide in Turchia, e interveniva in Siria per contrastare le ambizioni curde e rovesciare il nemico di sempre Assad.

Dumping salariale e deregolamentazione

«A che pro?», verrebbe da chiedersi. La spiegazione solidaristica non sembra sufficiente ad azzardare una risposta. Perché l'arrivo di immigrati in Europa può costituire una riserva di manodopera a basso costo, utile anche per favorire il cosiddetto «dumping salariale», livellando costantemente le paghe verso il basso. Una pratica che, d'altra parte, è istituzionalizzata in alcuni documenti ufficiali europei, come nel «Grandes Orientations de politique économique 2016-2017 pour la France» che Parigi ha di recente ratificato. In quel testo, infatti, si raccomanda di «vegliare a che le riduzioni del costo del lavoro siano rese permanenti, che la evoluzione del salario minimo sia compatibile con la creazione di impieghi e con la competitività». Parola d'ordine: de-regolamentare. E a questo scopo, purtroppo, le ondate di immigrati destinati a ingrossare le fila dell'esercito del lavoro nero sono molto utili.

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