L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 31 marzo 2017

La Globalizzazione Capitalistica combatterà fino all'ultimo prima di deporre le armi

Legami M5S-Russia, parla Giulietto Chiesa: "Un delirio post-Trump. Invenzione mirata"

30 marzo 2017 ore 13:42, Americo Mascarucci

Nei mesi scorsi l'Amministrazione degli Stati Uniti avrebbe avvertito l'Italia di "fare attenzione ai legami tra governo russo e M5S". E' quanto riferisce La Stampa in un articolo da Washington firmato da Paolo Mastrolilli.
L'articolo parla di fonti governative americane che avrebbero espresso preoccuazione per l'influenza che Mosca starebbe cercando di esercitare sulle prossime elezioni politiche in Italia "nell'ambito di una strategia di interferenza che tocca tutta l'Europa, dopo quella adottata durante le presidenziali degli Stati Uniti". Una strategia che, secondo fonti americane, sarebbe rivolta a favorire una vittoria del Movimento di Grillo.
Intelligonews ha chiesto un parere al giornalista Giulietto Chiesa esperto di geopolitica internazionale che ha anche parlato dei possibili effetti della Brexit.

Il Movimento 5Stelle secondo gli Usa sarebbe sostenuto dalla Russia e da Putin che lavorerebbe per consegnare l'Italia a Beppe Grillo e company. C'è secondo lei un filo di verità in questa indiscrezione?
"Ormai ogni cosa che accade in ogni angolo del mondo è manovrata dal Kgb, dagli hacker russi e dalle fake news russe. Siamo di fronte ad un delirio planetario esploso negli Stati Uniti dopo la vittoria di Donald Trump".

Quindi fra i 5Stelle e Putin non ci sono contatti? O forse qualche legame potrebbe anche sussistere?

"Non esiste nulla di tutto ciò, questa è una mastodontica invenzione. Non c'è alcuna prova che i 5Stelle si siano rivolti alla Russia e non c'è una sola prova che indichi una cosa del genere. Lo dice uno che sa perfettamente con chi i russi si incontrano. Si può immaginare qualsiasi cosa ma l'immaginazione non autorizza un organo dello Stato a diffondere notizie false, tendenziose atte a turbare l'ordine pubblico italiano".



Ultimamente a Mosca si è visto il leader della Lega Nord Matteo Salvini. E' lui il referente di Putin a Roma?
"Salvini sta sviluppando la politica estera del suo partito e non capisco cosa ci sia di strano in questo. Come non capisco cosa ci sia di strano nel fatto che qualche organo di stampa russo si interessi di ciò che avviene in Italia. E' il mestiere dei giornalisti politici e degli analisti sapere cosa accade negli altri Paesi. L'ambasciatore russo in Italia cosa crede che ci stia a fare qui. E' chiaro che poi invia rapporti a Mosca con cui descrive le dinamiche politiche e le evoluzioni dei partiti. E' il mestiere di qualunque ambasciatore. Si vuole creare un'opinione pubblica anti-russa, questo è il vero obiettivo, costruendo vere e proprie fandonie. Sarebbe interessante sapere quale organo Usa ha diffuso una simile idiozia".

Ieri è partito il processo della Brexit e si leggono analisi contrastanti. C'è chi prevede scenari a tinte fosche per il Regno Unito, chi invece vede ottime possibilità di crescita tanto per la Gran Bretagna che per l'Italia. Come stanno le cose?

"Io non sono in grado di poter misurare vantaggi e svantaggi della Brexit e credo che nessuno sia in grado di farlo. Mi limito a delle considerazioni politiche. L'uscita della Gran Bretagna lo ritengo un fatto positivo per l'Europa e per una chiarificazione internazionale. L'Europa si è liberata di un peso, perché la Gran Bretagna non si comportava da paese europeo ma da appendice degli Stati Uniti d'America. La chiave del comportamento della Gran Bretagna sta nel non aver accettato di prendere parte all'euro mantenendosi agganciata al dollaro e conservando così una posizione di privilegio. Questo ha consentito a Londra di usare il centro finanziario londinese, numero due al mondo, in funzione degli interessi del mondo finanziario anglosassone. A questo punto l'indipendenza d'azione dell'Europa è stata più limitata rispetto a come sarebbe stata senza la Gran Bretagna. Ora il Regno Unito è uscito per ragioni sue e io credo che questa sia l'occasione per l'Europa di fare finalmente una vera politica europea".

C'è chi sostiene che con Brexit possa anche cadere quella retorica che ha sempre portato a ritenere un danno la politica dei muri e dei dazi. Si tornerà ad una politica protezionista?
"Una delle decisioni da prendere al più presto è quella di ridurre la libera circolazione dei capitali e in questo credo che la Brexit possa essere di grande aiuto. Considero la libera circolazione dei capitali una sciagura planetaria, utile solo ai detentori dei grandi capitali finanziari, non ai risparmiatori, non ai popoli, non agli stati che vogliono fare una politica di difesa degli interessi nazionali e popolari".

Quindi secondo lei l'Europa non è all'inizio della fine ma può addirittura rinascere?

"Sottolineo la parola può, perchè al momento non vedo segni di ravvedimento. La parola può sta a rappresentare la possibilità per l'Europa di sviluppare una politica europea finalmente indipendente dagli Stati Uniti e dal mondo anglosassone. Questa possibilità si apre, ma non è detto che venga colta al volo e sfruttata dagli attuali dirigenti europei verso i quali non nutro fiducia".

C'è chi vede nella Brexit l'inizio della fine della globalizzazione e l'inizio di una nuova epoca. E' davvero così?

"La globalizzazione è già finita anche se molti fanno finta di non capirlo. E' già finita nel momento in cui il Presidente degli Stati Uniti decide che l'America deve diventare autonoma rispetto alla globalizzazione. In pratica la sorgente della globalizzazione dichiara di non voler proseguire su questa linea. E' vero che il presidente cinese a Davos ha inneggiato alla globalizzazione, ma il significato di quelle parole non è affatto una ripetizione della globalizzazione americana ma la proposta di un'altra globalizzazione a trazione cinese. La globalizzazione che abbiamo conosciuto fino ad oggi, quella è già morta".

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