L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 23 marzo 2017

La Massoneria non vuole ammettere che nelle sue file ci sono i 'ndranghetisti e che si fanno affari opachi, e favore agli amici degli amici

Massoneria, Gratteri: “La ‘Santa’ creata per avere più potere decisionale nella ‘Cosa pubblica’”

“La provincia di Vibo Valentia con la più alta densità massonica d’Italia”

Pubblicato il 22 marzo 2017 in Difesa e Sicurezza Nazionale da Vincenzo Imperitura

I rapporti tra il mondo della massoneria e quelli del crimine organizzato calabrese sono vecchi di almeno 40 anni; anni nei quali, sospettano gli inquirenti, protetti dal riserbo tipico delle associazioni dei “liberi muratori“, le cosche del reggino hanno scalato le gerarchie massoniche, aderendo o creando ex novo una miriade di logge “coperte” e fuori dall’alveo legale entro cui dovrebbero muoversi.
“I trentacinquenni, i quarantenni dell’epoca – ha spiegato il procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri, ascoltato all’inizio di marzo dalla Commissione parlamentare antimafia in un’udienza di cui sono stati resi pubblici solo una ventina di minuti a fronte di un incontro durato oltre un’ora e mezzo -Pensavano di non poter più stare con quella ‘ndrangheta che si interessava solo di abigeato, di guardianie, di trasporto di inerti, delle fiumare, ma di dover contare di più e pensavano al fatto che stavano arrivando soldi per l’autostradaSalerno-Reggio, per la Liquichimica di Saline Joniche, per la costruzione del porto di Gioia Tauro. Volevano contare di più. Allora, crearono la ‘santa’, la prima dote della società maggiore. Perché è stata creata la santa? – si chiede retoricamente il magistrato che da 30 anni vive sotto scorta – perché dovevano contare di più, entrare nella stanza dei bottoni, non più mettersi d’accordo su chi doveva vincere un appalto, ma se doveva essere costruita l’opera e dove, cioè entrare nel potere decisionale della gestione della cosa pubblica. Entrare nella massoneria deviata voleva dire avere a che fare con i quadri della pubblica amministrazione, con medici, ingegneri, avvocati”. E dagli anni ’70, il rapporto incestuoso tra mafia e massoneria si è fatto sempre più stretto, registrando una vera e propria corsa per iscriversi alla loggia “giusta”.

La provincia di Vibo Valentia è quella a più alta densità massonica

“E’ ovvio – dice ancora Gratteri – che c’è una corsa, una gara, soprattutto inzone malfamate, povere.
Pare che la provincia di Vibo sia quella a più alta densità massonica d’Italia. C’è come una corsa a diventare massoni. Allo stesso modo, cambiando l’ordine degli addendi, c’è una corsa a entrare nella ‘ndrangheta, perché ancora alcuni ritengono sia conveniente, che sia un modo per sistemarsi o per trovare risposte che la politica non dà”.


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