L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 25 marzo 2017

La Strategia della Paura, in Europa, è iniziata da Charlie Hebdo

News attacco a Londra, Giulietto Chiesa: "Italia o conta poco o è scesa a patti"

24 marzo 2017 ore 20:00, Marta Moriconi

L'Isis e le città europee sotto rito. Quello di Londra dello 22 marzo è stato un vero colpo per la capitale britannica. I giorni passano e le vittime aumentano, così come gli arresti. Giulietto Chiesa analizza con IntelligoNews gli ultimi atti terroristici. 

L'attentatore: l'attacco è stato rivendicato dall'Isis e il killer era britannico ma aveva aderito allo Stato islamico. Cosa legge dietro queste prime informazioni? 

"Le rivendicazioni dell’ISIS sono attendibili quanto lo è uno spot pubblicitario. Cioè, di regola, non significano nulla. Avrebbero valore solo se l’ISIS ci fornisse il suo indirizzo e numero di telefono. Il killer, come tutti gli altri killer precedenti, da Charlie Hebdo in avanti, è stato ucciso in conflitto a fuoco. L’unico che si è salvato è sepolto in una prigione belga e non se ne sa niente da mesi". 


Il fatto che all'inizio, forse, lo abbiano confuso con Abu Izzadeen, un cittadino britannico di origine giamaicana e portavoce di Al Ghurabaa (un'organizzazione terroristica di matrice islamica, che era stata iscritta nel 2006 nella lista nera delle organizzazioni pericolose dal Parlamento britannico attraverso il Terrorism Act) e che i due si assomiglino, cosa rileva? Che è facile perdere le tracce anche di terroristi "identificati" o che non esiste un reale monitoraggio di questi criminali? 

"Nell'intera serie di attentati (Francia, Belgio, Germania) è stato rivelato che tutti i terroristi implicati, senza eccezione, erano già sotto sorveglianza delle polizie europee e dei servizi d’intelligence. Cioè erano noti per essere stati già catturati, spesso magari incarcerati, cioè interrogati. Probabilmente divenuti informatori, più o meno saltuari, delle polizie. A quanto pare le polizie li lasciano scappare, o sparire, dopo averli identificati. Come vogliamo definire queste circostanze? O sono distratte, oppure cosa sono?". 

Più Europa e un'intelligence comune potrebbero risolvere il problema?

"L’intelligence europea è già “comune”: infatti tutte le intelligences europee riferiscono alla CIA e al Mossad e ne sono, per così dire, delle filiali". 

Il giorno dopo l'attentato a Londra, in Belgio c'è stato un altro uomo che ha lanciato una macchina tra la folla. Era tunisino. Dobbiamo aspettarci un'escalation? 

"L’escalation è in corso da tre anni. Possiamo solo seguirne gli sviluppi. Che dipendono, in modi non chiari, dagli sviluppi politici. Io presumo che ci sia una centrale di comando (oppure alcune) che è (sono) composta (e) di raffinati giocatori, che muovono pedine variamente suicide, sulla scacchiera. Noi vediamo la scacchiera, dove scorre il sangue, ma non vediamo i giocatori".

L'Italia, i servizi e il pericolo in casa. Siamo il Paese che li ospita e li fa agire come dicono molti, oppure siamo ignorati in quanto non "rappresentanti" perfetti di quell'Europa che "uccidono”? 

"Non saprei. La vostra interpretazione è una, ed è possibile. Io ne ho due diverse. La prima è che “contiamo poco”, e che i giocatori puntano sui paesi che contano. La seconda è che l'Italia potrebbe aver fatto dei patti (provvisori e relativi) con qualcuno dei giocatori".

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