L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 15 marzo 2017

Macron, sostenuto dagli euroimbecilli di Rothschild non ha nessuna possibilità di vincere in quanto rappresentante del Globalismo Capitalistico che ancora graffia e graffierà ma perdente

Francia. Perché l’antipolitica di Macron e Le Pen non è (solo) una trovata elettorale

Pubblicato il 14 marzo 2017 da Giovanni Vasso

Marine Le Pen

La situazione politica è in fermento, destra e sinistra (così come tradizionalmente intese) non esistono più. Al loro posto e al di là delle collocazioni geoparlamentari dei singoli gruppi, esistono forze che si muovono nell’ottica della conservazione dell’attuale sistema liberale e formazioni che si pongono come anti-sistema. Il caso della Francia è emblematico. Se la giocheranno Emmanuel Macron e Marine Le Pen. I socialisti le buscheranno di santa ragione e gli scandali hanno azzoppato le velleità di Fillon. Solo su una cosa Macron e la Le Pen sono concordi ed è proprio la fine dei partiti politici tradizionali. Per Le Monde, è una guerra d’interesse. E in fondo lo è. Ma fino a un certo punto.

Uccidi il vecchio bacucco

Secondo l’analisi di Jean Baptiste de Montvalon su Le Monde, Macron e Le Pen hanno un serio interesse a far “uccidere” i partiti tradizionali. Solo cancellandoli dalla mente e dal cuore delle persone potranno giungere a governare. È un ragionamento tanto banale quanto serio. In Italia, vero laboratorio politico degli ultimi venticinque anni, si sono create dal nulla carriere politiche favolose. Su tutte, quella del mattatore Silvio Berlusconi. E poi la Lega Nord e l’exploit del Msi prima e di An poi. Ma che ha riguardato, in un certo senso, anche la storia della sinistra italiana. Rivoluzioni che hanno ottenuto grossi consensi e poi si sono fatte sistema a loro volta, ma questa è un’altra storia. Sulla pelle di partiti che avevano fatto ormai il loro tempo, almeno nel cuore degli elettori.

Macron, il masaniello liberista

Adesso in Francia, Macron , alla guida di “En Marche!” che fa del civismo la sua bandiera, sa che deve andare a prendersi i voti della sinistra laica, europeista, globalista e liberale. E contestualmente deve sedurre il ceto medio danneggiato dalla crisi ma che ancora ritiene di poter credere nell’attuale sistema economico e politico, strizzando magari l’occhio alle classi produttive. Deve far fuori i socialisti (e in questo una grossissima mano gliela ha già data monsieur Hollande) e far stramazzare definitivamente la destra di Fillon. Gli altri, velleitari, si uniranno in seguito. Socialisti e neogollisti, tanto, sono fuori dai giochi. E la sfida sta nell’offrire a questo enorme bacino di elettori un’alternativa succosa ed esaltante. Chi meglio di un ex ministro giovane e scanzonato che, per soprammercato, è pure un bell’uomo?

Le Pen, l’amica del popolo

Marine Le Pen deve all’intuizione dello sfondamento a sinistra il travolgente consenso di cui gode. L’attenzione dedicata ai problemi delle classi popolari ha inflitto al Partito Socialista una coltellata al cuore del suo bacino elettorale. Al centrodestra, agli eredi del neogollismo, la mazzata era arrivata già prima. E Fillon aveva pure imparato la lezione, tant’è che ha vinto le primarie inseguendo Marine Le Pen sui suoi stessi temi. Poi l’inchiesta giudiziaria ne ha, sostanzialmente, stritolato le ambizioni. Per il Front National il problema, quindi, non è tanto lo scrollarsi di dosso l’etichetta di estrema destra ma quello di arrivare al parlare, il più possibile, alla Francia degli operai e degli impiegati. Spernacchiare la geopolitica parlamentare di destra e sinistra è funzionale alle sue ambizioni.

Emmanuel Macron, da fb

Perché non è solo marketing

I sondaggi fotografano una realtà che non può essere interpretata (solo) con la logica del marketing elettorale. Sì, spazzare via sigle e liturgie sarà funzionale all’aprirsi di sterminate praterie di consenso, per l’una e per l’altro. Ma lo scontro va al di là delle esibizioni muscolari di antipolitica. Centrodestra e centrosinistra non esistono più perché, chiamate alla prova della vita, si sono arroccate, unite insieme, a difesa dell’estabilishmet e cioè di se stessi. In fondo rappresentano, per gli elettori, due modi fin troppo simili di intendere la politica, al di là delle sfide (possiamo dirlo, al limite del folkloristico?) sui temi etici, civili e morali. Troppo poco per rappresentare una vera alternativa l’uno all’altro.

A questo punto tirare fuori Sottomissione può sembrare un vezzo eppure se quel libro ha avuto il successo che ha avuto e ha sollevato l’interesse di illustri politologi, oltre la questione legata all’Islam, è perché Michel Houllebecq ha messo il dito nella piaga politica che ha tolto il sonno alle classi dirigenti. E cioè l’avanzare di forze lontane e aliene dal sistema liberale che, diviso in centrodestra e centrosinistra, ha retto le sorti dell’Occidente negli ultimi decenni. Pur di stoppare l’Ufo Le Pen, in Sottomissione, i politici dell’arco costituzionale si affidano al fantomatico Mohammed Ben Abbes. Oggi, invece, si sono affidati a Macron. Che sa bene, però, come Ben Abbes, che non può imparentarsi troppo con i vecchi capitani di lungo corso. Deve solo spremerli finché può. Il resto verrà da sé.

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