L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 17 marzo 2017

Massimo Fini - La Globalizzazione persa

"La modernità di un antimoderno", la visione del mondo di Massimo Fini

giovedì 16 marzo 2017


E' uno dei "grandi vecchi" del giornalismo che ha vissuto gli anni "di piombo e del piombo". E' stato l'ultimo a parlare, prima che un proiettile lo uccidesse, con Walter Tobagi, di cui era grande amico, e ha lavorato per e con le firme più importanti della carta stampata, dagli anni '70 ad oggi. 

Non si definisce né di sinistra né di destra ma un onesto pagano e uno squisito antimoderno. Il giornalista Massimo Fini è stato ospite martedì sera a Villa Sant'Uberto in occasione del meeting del Lions Club Legnano Host presieduto dal dottor. Piermarco Locati. 


Condotto dal collega de Il Giornale Luigi Mascheroni, ha presentato il suo ultimo libro "La modernità di un antimoderno. Tutto il pensiero di un ribelle" dal quale emerge la sua visione del mondo. Una visione scomoda che si scontra con la cultura occidentale e con tutto ciò che è moderno e tecnologico. «Siamo su una macchina che continua a sgasare nonostante abbia davanti un muro», la metafora usata dal giornalista-scrittore che non vede futuro in una società basata sulla globalizzazione e sulla concorrenza e che presto sarà costretta a riversare nelle campagna. 

Il vuoto è di valori in un'epoca in cui «destra e sinistra non sono più capaci di comprendere le esigenze esistenziali dell'uomo contemporaneo e dove a comandare è il denaro "sterco del demonio"», ha asserito Fini che del "post rivoluzione industriale" salva solo l'arte, la musica e la cultura.

Antiamericano, lascia il beneficio del dubbio a Trump - "vediamolo all'opera" - ma auspica una Europa autartica e politicamente come unica via per resistere alla globalizzazione mentre sullo scontro con l'Isis, la partita la si gioca con le donne. 

Infine una nota sul mestiere di giornalismo che si deve fare prima coi piedi che con la testa: «Gli strumenti tecnologici oggi rendono pigri: non si fa buon giornalismo seduti».

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