L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 28 marzo 2017

Massoneria un grumo di potere&soldi

Massoneria e Chiesa diavolo e acqua santa? Mica tanto: preti nella Gran loggia regolare e nella Gran loggia d’Italia


Amati lettori di questo umile e umido blog, da pochi giorni sono state pubblicate sul sito della Commissione parlamentare antimafia le audizioni dei Gran maestri della Gran loggia regolare d’Italia (Fabio Venzi) e del Gran maestro della Gran loggia d’Italia degli Antichi liberi accettati muratori (Antonio Binni, svoltesi il 24 e il 25 gennaio 2017) .

Tra le cose che mi hanno colpito c’è la parte che riguarda l’affiliazione alla massoneria dei sacerdoti.

Si, avete capito bene: dei preti.

Francamente la cosa – ma ovviamente il mio sconcerto è dovuto al fanciullino che è in me – mi lascia basito.

Immaginare che pastori della Chiesa invochino la domenica a messa il nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo e magari il lunedì si riconoscano nella formula rituale di una loggia «A gloria del grande architetto dell’Universo» mi lascia a dir poco frastornato e confuso.

E’ vero che nel suo intervento dal titolo “Alcune riflessioni a proposito del grande architetto dell’Universo” alla VI Conferenza mondiale delle Gran logge massoniche a Nuova Delhi il 7 novembre 2002, l’allora Gran maestro del Grande oriente d’Italia, Gustavo Raffi, disse tra l’altro che «la massoneria non è una religione; per questa ragione noi non abbiamo un “Dio massonico” ne una “teologia massonica», però a me sembra davvero stridere l’abito talare con il grembiule. Riprendendo le parole dell’allocuzione per la Gran Loggia 2009 dell’ex Gran maestro Gustavo Raffi – «nel suggestivo rituale della Catena d’Unione, si fa esplicito riferimento ai liberi muratori come ai custodi di un antico segreto: quello del grande amore del grande architetto dell’Universo per gli uomini» – qualcosa proprio non mi torna.

Il limite è tutto mio ma poi se vado a leggermi le riflessioni della Chiesa a distanza di un anno dalla dichiarazione sulle associazioni massoniche del 26 novembre 1983 delle Congregazione per la dottrina della Fede, beh forse non ho poi tutti questi limiti.

Si legge infatti nel documento: «Da quando la Chiesa ha iniziato a pronunciarsi nei riguardi della massoneria il suo giudizio negativo è stato ispirato da molteplici ragioni, pratiche e dottrinali. Essa non ha giudicato la massoneria responsabile soltanto di attività sovversiva nei suoi confronti, ma fin dai primi documenti pontifici in materia e in particolare nella Enciclica «Humanum Genus» di Leone XIII (20 aprile 1884), il Magistero della Chiesa ha denunciato nella Massoneria idee filosofiche e concezioni morali opposte alla dottrina cattolica».

Papa era Carol Wojtyla e l’allora cardinale Joseph Ratzinger era il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, che nel 1983 pubblicò la dichiarazione “Quaesitum est” che avrebbe dovuto fare chiarezza una volta per tutte. Disse Ratzinger: «Prescindendo dalla considerazione dell’atteggiamento pratico delle diverse logge, di ostilità o meno nei confronti della Chiesa, rimane immutato il giudizio negativo della chiesa nei riguardi delle associazioni massoniche, poiché i loro princìpi sono stati sempre considerati inconciliabili con la dottrina della chiesa, e perciò l’iscrizione a esse rimane proibita (…) Gli appartenenti alle associazioni massoniche sono in peccato grave» e il Vaticano proibisce loro di fare la comunione.

Uno dei più grandi esperti dei rapporti tra chiesa cattolica e massoneria, padre Zbigniew Suchecki, della Pontificia facoltà di San Bonaventura di Roma e consultore alla Congregazione delle cause dei Santi, nel 2013 disse senza mezzi termini che «squadra e compasso sono del tutto incompatibili con la croce».

Insomma se un cattolico non può essere massone, figuriamoci un prete!

E invece no. Leggete qui cosa risponde Venzi sulla domanda specifica di Rosy Bindi se ci sono preti iscritti alla Gri: «Sì». Vescovi? «No». E poi Venzi, sua sponte, approfondisce: «Riguardo alle istituzioni abbiamo anche appartenenti ad altre istituzioni religiose. Io sono stato invitato qualche anno fa dal gruppo di ricerca e informazione socio-religiosa (Gris), di area cattolica, a una conferenza tenuta al Seraphicum su massoneria e religione. Ci sono degli studiosi veramente di alto livello della Chiesa che si stanno interessando a questo. Tra questi il professor Suchecki (quello di cui sopra, ndr) e il professor Ferrari. Ci sono studi seri sull’argomento. C’è una massoneria cristiana, la massoneria scandinava. È un mondo».

Uno può pensare che magari è un caso. No, perché Antonio Binni, Gran maestro della Gran loggia d’Italia degli Antichi liberi accettati muratori, il 25 gennaio, alla stessa domanda risponde: «…preti ne abbiamo avuti due o tre ma sono andati via. Di uno mi è dispiaciuto molto perché era un prete di una cultura veramente incredibile».

Peccato che questa domanda non sia stata fatta a Stefano Bisi, Gran maestro del Grande oriente d’Italia.

A domani con altri approfondimenti sullo stesso tema.

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