L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 15 marzo 2017

Siria - gli Stati Uniti vanno a Raqqa ignorando il governo legittimo di Assad

GLI USA METTONO GLI STIVALI A TERRA IN SIRIA: MARINES E RANGERS IMPEGNATI NELLA CONQUISTA DI RAQQA

(di Davide Bartoccini)
13/03/17 
Nonostante non sia stata rilasciata nessuna nota ufficiale ufficiale dal Pentagono riguardo il numero preciso e l’unità d’appartenenza, è trapelato ed è stato divulgato da diverse agenzie di stampa che gli americani hanno ‘ufficialmente’ messo a terra gli stivali in Siria per contribuire alla presa di Raqqa: la capitale de facto dello autoproclamato ISIS: Islamic State of Iraq and Syria.
Un battaglione di artiglieria dell’USMC, Corpo dei Marines degli Stati Uniti, avrebbe raggiunto il nord della Siria alla fine della scorsa settimana: per appoggiare con i suoi pezzi di artiglieria pesante da 155mm M777 Howitzer - capaci di colpire con il munizionamento ‘Excalibur’ (a guida GPS) bersagli distanti 40 chilometri con l’approssimazione di pochi metri - l’avanzata dei battaglioni di fanteria motorizzata e cavalleria leggera delle SFD (Syrian Democratic Forces). La stima è di quasi 400 effettivi.
Ad ‘aprire la strada’ agli artiglieri dei Marines sarebbe sbarcata anche un’unità di fanteria leggera del 3rd battaglione del 75th Ranger. Nota formazione d’elitè delle forme armate statunitensi. Il numero degli personale USA schierato in Siria raggiungerebbe così i 900 effettivi, (contando queste due ultime unità).
Secondo quanto riportato da diverse fonti il contingente USA si sarebbe attestato in diversi ‘hub’ nell’area a nord della città: essi fungeranno da base logistica per le operazioni, oltre che base di fuoco per le batterie di artiglieria.
Gli USA hanno continuato regolarmente a prestare appoggio aereo per tutto il mese si aprile e nella prima decade di marzo - annotando tra le proprie missioni 19 sortite sulla Siria con la conseguente distruzione di 34 target - ma la presenza di unità di terra porta una risonanza mediatica di una maggior portata, e che senza dubbio potrà essere sfruttata sullo scenario internazionale per dimostrare che lo ‘Zio Sam’ ha fatto la sua parte.
Durante il suo ultimo report, il colonnello John Dorrian, portavoce del Operation Inherent Resolve (OIR), ha confermato la messa a terra degli ‘stivali’ sul suolo siriano da parte delle forze armate USA, affermando che il numero di uomini impiegato in Siria raggiungerebbe - tenendo conto dell’ultimo contingente citato - un complessivo di 900 effettivi. Non si possono ignorare tutta via le voci della presenza, segnalata già da diverso tempo, di unità SOF: forze speciali che fanno capo al SOCOM (United States Special Operations Command) onnipresenti nei teatri di guerra dove intervengo gli Stati Uniti d’America.
(foto: USMC)

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