L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 30 marzo 2017

Siria si definiscono gli ultimi dettagli

Siria: non è Raqqah ma Idlib la chiave del conflitto
29 marzo 2017 


AGI – Non quella su Aleppo, ne’ quella imminente su Raqqah: sarà l’offensiva su Idlib, città del nord della Siria, ad essere decisiva per le sorti del conflitto. Una resa dei conti che, peraltro, promette di polarizzare ulteriormente i rapporti tra Turchia, Stati Uniti e Russia, con l’aumento del sostegno di queste ultime due ai curdi siriani delle Forze di Difesa Popolare (‘YPG) e delle forze curdo-siriane delle Syrian Democratic Forces (SDF).

E’ ad Idlib, infatti, che grazie ad un accordo tra Ankara e Mosca, i gruppi qaedisti sotto l’ombrello di Hayat Tahrir al Sham (in cui è confluita anche Fatah al Sham, ex Jabhat al Nusra) si erano spostati con le armi e le loro famiglie durante l’ultima offensiva russo-siriana su Aleppo.

Tuttavia, Russia e Turchia – scrive l’analista Fehim Tastekin – hanno idee diverse su cosa fare di questi gruppi: Mosca ne promuove lo smantellamento, mentre Ankara preferirebbe inglobarli all’interno del Free Syrian Army per combattere gli stessi curdi, e impedire la costituzione di un territorio curdo autonomo ai confini con la Turchia.

In questi ultimi giorni, sia la Russia che gli Stati Uniti stanno intensificando i loro legami con le YPG e le SDF. Secondo l’analista turco, sono in corso dei colloqui tra russi e curdi siriani su un possibile coordinamento nell’offensiva a Idlib contro Hayat Tahrir al Sham.

Le parti si sarebbero incontrate nella base di Hmeimim, vicino Latakia, per discutere operazioni congiunte sulla città del nord della Siria, divenuta ormai il centro operativo dei qaedisti. Dall’incontro sarebbe emersa la volontà di istituire una base russa nella città di Afrin, capitale del cantone omonimo, ora parte de facto della regione autonoma del Rojava.


I curdi avrebbero però rigettato la richiesta russa di posizionarvi truppe del regime siriano. Quando la Russia e le truppe siriane apriranno il fronte di Idlib, gli scontri con le forze sostenute da Ankara potrebbero sconfinare fino alla stessa Afrin. Ufficiali delle YPG avrebbero anche declinato l’offerta statunitense di includere le forze curde irachene di Barzani nell’alleanza.

Secondo Tamer Osman, “il problema più grande sta nel destino di centinaia di migliaia di civili siriani che vivono a Idlib (150.000 abitanti prima della guerra, ndr), che stavolta non riusciranno a trovare un altro rifugio, visto che la città e i suoi sobborghi già ora sono oggetto di raid aerei siriani”.

Potrebbe ripetersi dunque uno scenario già visto ad Aleppo est. L’eventuale installazione di truppe russe ad Afrin potrebbe portare ad una situazione simile a quella sperimentata a Manbij, quando l’offensiva minacciata dai turchi fu impedita dalle forze statunitensi nel nord e da quelle russo-siriane nel sud.

Nessun commento:

Posta un commento