L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 29 marzo 2017

Soros è il rappresentante di punta del Globalismo Capitalistico e combatte il Capitalismo di Trump che ha inglobato, in parte, il Movimento degli Stati Identitari

Gli anti-Trump

Sono i gruppi vicini a Soros che tentano di bloccare Trump

| 29 Marzo 2017


I fili della causa avviata davanti ad una Corte d’appello del Maryland, e finalizzata a bloccare il divieto temporaneo di Trump sui visti dai sei paesi del Medio Oriente, sono stati manovrati dall'acerrimo nemico del Don, il finanziere George Soros. L’esposto per chiedere il blocco del Muslim ban è stato presentato dal progetto Refugee International Assistance, da HIAS, realtà che si occupa dell’accoglienza e del ricollocamento dei rifugiati, dalla “Middle East Studies Association of North America” e da altre sei persone. 

In particolare, il Refugee International Assistance è stato destinatario di sovvenzioni da parte di “Open Society Foundations” che fa capo proprio a Soros. Inoltre, Taryn Higashi, direttore esecutivo del progetto internazionale dei rifugiati, è attualmente membro dell’Advisory Board of the International Migration Initiative di Open Society. Un collegamento che risulta evidente, dunque, senza dover per forza "fare le pulci" alle scartoffie. 

Ma risulta che anche l’altro gruppo, il HIAS, ha avuto collegamenti indiretti con il magnate. Infatti, HIAS, che originariamente ha lavorato per reinsediare emigranti ebrei dalla Russia, nel 2015, come riportano diverse fonti statunitensi, ha ricevuto circa 25 milioni da contributi pubblici, pari al 65,3 per cento del suo budget annuale. 

Questo, a seguito di continue pressioni all’amministrazione Obama da parte di Soros e altri magnati - che si dicono “filantropi” impegnati nel finanziare l’aiuto ai migranti-, affinché varasse importanti modifiche al sistema di immigrazione. Anche il New York Times, nel 2014, ha confermato questa notizia parlando di “gruppi per i diritti degli immigrati” finanziati da Soros e da altri “donatori” che hanno esercitato pressioni su Obama in materia di immigrazione.

Non occorrono troppi giri di parole: è evidente che Soros, uno dei più importanti finanziatori della campagna elettorale di Hillary Clinton, non riesce proprio a digerire i provvedimenti sull'immigrazione del presidente Trump. Ma, soprattutto, a muovere i suoi colpi di anca maldestri è chiaramente il sogno di arrivare ad una delegittimazione politica del Don proprio attraverso il ricorso ai tribunali contro il Muslim ban bis.

Nessun commento:

Posta un commento