L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 17 marzo 2017

tirano un sospiro di sollievo gli euroimbecilli ma il vero voto è il 7 maggio in Francia

Il voto in Olanda scaccia il 2° fantasma che infestava l’Ue

Carta di Laura Canali

16/03/2017

Con le elezioni in Olanda, anche il secondo fantasma che infestava l’Unione Europea è stato allontanato.

Dopo le presidenziali austriache, che avevano fatto temere l’elezione a Vienna di un capo di Stato del partito xenofobo e anti-Ue, il voto nei Paesi Bassi sancisce l’insuccesso dell’altrettanto xenofobo (ma soprattutto islamofobo) e anti-Ue Geert Wilders.

Per quanto riguarda Bruxelles, le celebrazioni del sessantenario dell’integrazione sono salve: ora c’è più di un mese per respirare prima del voto francese.

Ma chi ha vinto in Olanda? Gli elettori hanno provocato una specie di terremoto, reso possibile da un’offerta politica più diversificata che mai, grazie al proporzionale puro che regna nei Paesi Bassi: 28 partiti raccolti su una scheda-lenzuolo che avrebbe fatto felici i nostalgici della Prima Repubblica italiana.

Il governo uscente, una coalizione liberale-laburista, è stato castigato. I liberali del premier Mark Rutte hanno limitato i danni scendendo dal 26 al 21%, confermandosi primo partito e offrendo al loro leader la possibilità di formare un nuovo esecutivo. I laburisti invece sono caduti dal 25 al 6% dei voti: non dev’essere piaciuto agli olandesi il lavoro di Jeroen Dijsselbloem (l’implacabile presidente dell’Eurogruppo) al ministero delle Finanze, dove ha applicato con rigore le regole dell’austerità.

Il partito di Wilders è la seconda forza del paese, ma partiva dal 10% e ha preso un deludente 13%, considerando che l’obiettivo era vincere. Festeggiano i Verdi del trentenne Jesse Klaver, che passano dal 2 al 9%. Tra il 9 e il 13% ci sono altri tre partiti con i quali Rutte potrà provare a costruire una coalizione.

Oltre che abilità politica, al premier servirà del genio matematico, dato che la maggioranza alla Camera è di 76 seggi, il suo partito ne ha solo 33 e non paiono possibili soluzioni con meno di 4 forze politiche.

Wilders ha fatto sapere che non gli dispiacerebbe partecipare, ma Rutte tenterà una soluzione di centro-destra senza di lui. Impossibile invece una coalizione di sinistra.

Nessun commento:

Posta un commento