L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 20 marzo 2017

Xylella - c'è speranza per l'ulivo

SOS ULIVI SALENTINI
La «Favolosa» in campo 
per fermare la Xylella


di DANIELA PASTORE

La «favolosa» sconfigge la «fastidiosa». Un titolo apparentemente da fiaba, che nella realtà parla invece di una cultivar - nome tecnico Fs17 o «Favolosa» - che sembra essere ancora più resistente al batterio «xylella fastidiosa» rispetto al Leccino, varietà già campionessa nel braccio di ferro col patogeno da quarantena che ha «bruciato» 140mila ettari di ulivi tra Lecce, Brindisi e Taranto e che in pochi anni è arrivato a 20 chilometri dal Barese.
Per capire meglio virtù e segreti della «favolosa» - stanno per essere pubblicati i primi dati incoraggianti di una ricerca coordinata dal Cnr Ipsp di Bari con Università di Bari e centro «Basile Caramia» - chiediamo lumi al suo inventore, Giuseppe Fontanazza, siciliano, uno dei massimi luminari al mondo nella selezione genetica degli ulivi ed ex direttore dell’istituto di ricerca per l’olivicoltura del Cnr.

Professore ci spieghi come nasce la Fs17. 
«Vorrei fare una premessa. Nella seconda metà degli anni ‘70, in qualità di docente di coltivazioni arboree presso il Cnr di Perugia, mi sono chiesto come mai ci fosse una continua innovazione di varietà nella frutticoltura, nella viticoltura, mentre in olivicoltura la cultivar più giovane era una “signora” ottocentesca: la Coratina. Ho così iniziato ad incrociare semi di ulivo per tentare di portare innovazione anche nel mio settore. La Fs17 nasce da quei tentativi ed è un mix tra le varietà “Frantoio”, che peraltro è originaria del Tarantino, ed “Ascolana tenera”. Il risultato è una varietà italiana al cento per cento, da me battezzata “Favolosa”».

Un nome, una garanzia?
«In un certo senso sì, è una varietà straordinaria. È auto-fertile, non ha bisogno cioè di impollinatori; è poco vigorosa, e non è un difetto: fruttifica, cioè, in poco tempo, in tre anni la produzione è di 60 quintali ad ettaro, per poi stabilizzarsi su una resa media di 120, 130 quintali. Il suo sviluppo contenuto la rende versatile alle esigenze dei territori in cui viene coltivata: può adattarsi ad impianti tradizionali, con una media di 500 piante ad ettaro, privilegiando l’estensione della chioma, e penso al paesaggio del Salento, o essere utilizzata in impianti ad alta densità, sino a 1200 piante ad ettaro, se l’obiettivo è la produttività».

Cultivar dai frutti copiosi, ma anche buoni? 
«La qualità delle sue olive è eccellente. La raccolta è semplice per via delle dimensioni contenute della pianta. Nel Barese l’olio della “favolosa” viene utilizzato per “tagliare” quello della Coratina che necessiterebbe altrimenti di stagionature sino a sei mesi».

Ma veniamo a xylella. Come si spiega la sua capacità di contrastarla? 
«La motivazione potrebbe essere proprio nella “tenera età” di questa linea genetica. Come tutti gli organismi giovani ha dei meccanismi di difesa migliori rispetto a quelli di varietà “anziane”. Meccanismi evidentemente più efficaci anche nella risposta ai patogeni, in questo caso alla “fastidiosa”».

Si apre uno spiraglio, dunque, per chi vorrà sostituire le varietà Ogliarola e Cellina “bruciate” dal batterio?
«Pare proprio di sì. Anche se non bisogna fermarsi. Stiamo per realizzare nel Salento, con l’aiuto di uno dei miei allievi storici, Giuseppe Vergari, un campo sperimentale con circa 200 varietà “giovani” da cui speriamo di individuare quelle del tutto immuni al batterio. Un territorio deve infatti diversificare le varietà, non possiamo pensare alla diffusione totale di una sola cultivar, per vari motivi: per diversificare le caratteristiche dell’olio e le rese produttive. Abbiamo l’obbligo di mantenere un’olivicoltura storica ma, come avviene per le piante da frutto, c’è bisogno anche di un rinnovamento, altrimenti le piante invecchiano e non funzionano più».

Chi è autorizzato al momento alla vendita della Fs17?
«Tre vivai in Italia sono licenziatari della “favolosa”: uno a Perugia, uno a Terlizzi, l’altro a Randazzo, in Sicilia. Sono vivai controllati dal Cnr».

L’emergenza xylella potrebbe portare ad un’impennata consistente delle richieste di questa cultivar.
«In quel caso il Consiglio nazionale delle ricerche potrebbe valutare l’ampliamento dei vivai licenziatari o pensare a nuove autorizzazioni per soddisfare tutte le richieste. Ad ogni modo si apre una speranza importante per contrastare xylella».

Nessun commento:

Posta un commento