L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 1 aprile 2017

Interesse Nazionale - Il movimento degli Stati Identitari deve contenere al suo interno un faro, la solidarietà fra di loro

Dazi Trump, Fusaro: ''Europa rimarrà in ginocchio e super colonia Usa''

31 marzo 2017 ore 13:50, intelligo
di Stefano Ursi 

Sta scatenando un acceso dibattito la minaccia del presidente americano Donald Trump di introdurre dei dazi in ingresso sui prodotti importati, fra cui anche quelli italiani. Ovviamente ci si divide fra sostenitori di questa politica perché mette al primo posto l'interesse nazionale americano e dunque da replicare, e fra quelli che invece in questa possibilità vedono un ritorno al protezionismo radicale, che rischia di compromettere le economie di molti Paesi e le prospettive di crescita. In sintesi, lo scontro fra nazionalismi e globalismi. Su questo IntelligoNews ha chiesto l'opinione del filosofio Diego Fusaro, che ha una visione più sfumata: ''E' un cattivo nazionalismo, tutela interesse nazionale ma nuoce a quello degli altri Paesi. La reazione dell'Unione Europea? È colonia americana, ancora una volta sarà in ginocchio''. 



Diego FusaroCome valuta questa idea di Trump? 

''Mi pare stia tutelando il suo interesse nazionale, ma in maniera nazionalistica: cioè da un lato lo tutela ma dall'altra nuoce a quello delle nazioni altrui. E questo è un cattivo nazionalismo, perché il buon uso della nazione prevede la tutela degli interessi del proprio Paese, ma senza offendere quelli altrui''. 

Oggi sui giornali si elencano i possibili prodotti italiani che potrebbero essere interessati dai dazi, dal prosciutto alla cioccolata passando per la Vespa: il Made in Italy ne risentirà? Sarà penalizzato? 

''E' presto per dirlo, potrebbe esserlo. Quel che io posso dire è che io sarò un sostenitore di Trump quando riporterà a casa tutti i soldati americani in giro a far danni per il mondo e quando libererà il nostro territorio nazionale dalle cento basi che indebitamente lo occupano''. 

Gli ultraliberisti oggi replicano sostenendo l'argomentazione secondo la quale senza libero scambio non c'è crescita: ci dobbiamo rassegnare alla dicotomia fra chi tutela l'interesse della sua comunità e chi invece quello globale? 

''Tanto per cominciare è tutto da vedere se la crescita sia qualcosa di positivo, per ora sta giovando ad una parte limitata dell'umanità e non a tutta. Con danni incredibili per l'ambiente, oltretutto. In secondo luogo qui non è questione di nazionalismi contro globalismi, ma di superare questa dicotomia e tutelare l'interesse degli Stati nazionali che si rafforzino in maniera solidale fra loro. Dunque né nazionalismo né mondialismo''. 

L'Unione Europea che farà secondo Lei? Proporrà dei ''contro-dazi'' scendendo così sul territorio di Trump, ma snaturandosi, oppure rimarrà sulle proprie posizioni? 

''Non dimentichiamo che l'Europa è una colonia degli Stati Uniti d'America, con tutte le basi che la occupano, quindi sarà ancora una volta in ginocchio davanti alle scelte di Washington''. 

Come si possono valutare, oggi alla luce di questa situazione, le sanzioni alla Russia? Motivazioni politiche? Economiche? 

''Quello fu l'unico esempio di sanzioni a danno del sanzionante e non del sanzionato, una scelta orrenda fatta ancora una volta per volontà di Washington e contro il nostro interesse nazionale. Molti imprenditori hanno dovuto chiudere in Italia per colpa di quelle sanzioni scriteriate volute dagli Usa''.

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