L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 13 maggio 2017

Siria - queste sono fake news, menzogne inventate



di ANTONIO PANNULLOvenerdì 12 maggio 2017 - 15:38

L’attacco chimico di Khan Shaykhun, in Siria, “che secondo i media occidentali sarebbe stato opera delle truppe di Assad“, sarebbe soltanto una “false flag”, ossia un falso, una messinscena. A sostenerlo è Luigi Di Stefano, già perito tecnico per i casi Ustica e Marò, che ha elaborato un dossier in cui prova a smontare pezzo per pezzo quella che definisce “la versione di comodo che i media mainstream hanno dato in pasto all’opinione pubblica occidentale”. E che l’opinione pubblica occidentale si è bevuta tranquillamente. ”Ci sono almeno quattro errori fondamentali commessi dai ribelli antiAssad che hanno organizzato la sceneggiata – sostiene Di Stefano -. Le scene con le persone soccorse dopo l’attacco chimico sono girate dentro una cava che non si trova nella città attaccata; il famoso cratere non è stato creato da un esplosione con gas Sarin ma è semplicemente un razzo andato fuori bersaglio di un attacco a un complesso industriale che si trova a 20-30 metri; soprattutto il famoso video dei bambini, quello che ha scatenato l’indignazione occidentale, che risulta pubblicato su Youtube il giorno prima, il 3 aprile e non il 4″. “Ci sono poi le incongruenze scientifiche su quella che sarebbe dovuta essere la contaminazione, che avrebbe dovuto riguardare decine di migliaia di persone – sottolinea Di Stefano -, per non parlare dei cadaveri utilizzati ad hoc per la messinscena, privi del rigor mortis che un attacco con gas esteri fosforici come il Sarin avrebbe causato immediatamente”, conclude l’esperto, sfidando chi non gli crede a studiare il dossier completo (consultabile al http://www.seeninside.net/siria/) e a confutarlo.
Le foto – fatte da chi? – dell’attacco chimico subito messe in rete

Inoltre, le foto scattate sulla scena del bombardamento sono state pubblicate immediatamente su Twitter e Facebook e condivise dagli attivisti dei “caschi bianchi” siriani e dai popolari blogger dell’opposizione. Questa trama è stata dimostrata dalla corrispondenza tra Mustafa al-Haj Yussef, uno dei leader dei caschi bianchi e Sakir Khader, un fotografo ben conosciuto, scovata e resa pubblica da JAsIrX, un hacker malese, che ha anche pubblicato una lettera sul suo blog che rivela i preparativi per la ripresa filmica del danno del presunto attacco chimico. Intanto si apprende che le forze regolari del governo di Bashar al-Assad “avanzano nel quartiere di Qaboun”, zona sotto controllo dei terroristi della capitale Damasco. Lo riferiscono gli attivisti dell’Osservatorio siriano per i diritti umani, legati all’opposizione islamica armata al legittimo governo siriano, dopo che nei giorni scorsi il portale di notizie vicino all’opposizioneAll 4 Syria ha riportato di trattative in corso per arrivare a un “accordo” che preveda l’uscita dei ribelli e delle loro famiglie dall’area. L’obiettivo di Damasco sarebbe arrivare a una “intesa” simile a quella che lunedì ha visto un primo gruppo di ribelli e civili lasciare il sobborgo di Barzeh, la prima operazione del generale nella zona della capitale.

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