L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 19 luglio 2018

Ida Magli - solo i grandi riescono a seminare le piante che altri grandi possono coltivare. Non si può fermare il cuore di un popolo

CE N'È ANCHE PER CECCO A CENA

Un governo impuro

mercoledì, 18 luglio 2018, 14:12
di barbara pavarotti

Questo governo è contaminato. Qualsiasi cosa faccia o farà sarà sempre sbagliata. Potrà fare cose di sinistra, che in teoria quindi la sinistra (non i renziani) dovrebbe apprezzare. Potrà fare cose di destra, quelle che la destra di Berlusconi non si è mai sognata di fare. Nulla: sarà sempre contestato e visto come “impuro”. Il problema è proprio lì, nel suo essere un governo spurio, nato da un ibrido e che quindi spiazza perché racchiude in sé due anime apparentemente inconciliabili. Un po’ come quei matrimoni d’interesse che alla fine però, a dispetto di tutti, reggono benone.

E quindi, a ogni mossa e ancora prima della sua nascita, giù col disprezzo: dei vertici europei, di tutte le autorità economiche e finanziarie possibili e immaginabili, di Inps, Confindustria, delle associazioni di ogni ordine e grado e chi più ne ha più ne metta. Dei media, quelli del club, ovvero tutti. E’ indifferente che siano schierati a destra o a sinistra.

Perché tanto disprezzo, cosa ha in sé di pericoloso questo governo? E’ normale che i seguaci di altre fedi politiche lo contestino, ma qui siamo oltre. Siamo alla denigrazione generalizzata da parte di tutti coloro che hanno un ruolo di comando, accompagnata dall’auspicio vivissimo di una fine ingloriosa e prematura.

L’antropologa Rosaria Impenna, ex allieva di Ida Magli, la studiosa morta nel 2016, analizza questo fenomeno con le lenti dell’antropologia culturale. Ecco la sua analisi, se avrete la bontà di leggerla fino in fondo la troverete interessante.

“Due forze politiche impure, in quanto macchiate dall’onta del populismo e del sovranismo, si sono congiunte direttamente senza intermediazioni. Il che è un’eresia. E’ l’analogo principio per cui in certe culture tuttora vigenti, la donna mestruata, ad esempio, se posta nella necessità di dover passare le chiavi al marito, non può farlo “direttamente”, ma le deve far cadere prima in terra, affinché si decontaminino e, solo dopo il passaggio intermedio di purificazione, il marito potrà usarle per sé, senza rimanerne contagiato. Il Movimento Cinque Stelle e la Lega rappresentano la ‘donna impura’, che contamina e in quanto tale è pericolosa. La loro ‘macchia’ è ineliminabile per il pericolo che si manifesta a ogni annuncio, gesto e azione di governo. Dimostrando ogni volta, la volontà di opporsi ai sacrosanti dettami posti dalla finanza: mondialismo e immigrazione. Il cui conseguente processo di omologazione dei popoli non rappresenta che un derivato imprescindibile da sperimentarsi proprio lì, dove la storia delle nazioni ha forgiato una delle civiltà più raffinate degli ultimi tremila anni, ossia in Europa. Il globalismo e il meticciato delle etnie a cui gli Stati devono assoggettarsi, sono fenomeni che inducono all’inesorabile impoverimento materiale e spirituale delle singole popolazioni a vantaggio di pochissimi potentati economici e finanziari. Condizioni indispensabili per l’avvento di un Super Governo Mondiale, guidato da pochi, che aspiri ad assoggettare un numero sempre maggiore di popoli. Rendendoli, com’è ovvio, gradualmente sudditi, perciò dediti esclusivamente al consumo di merci, sorvegliati dai guardiani della politica attraverso i media più influenti: i fedeli vassalli delle attuali monarchie economico-finanziarie, intente a instaurare un visibilissimo, quanto rapace sistema feudale dell’epoca moderna.

Per questo, dalla nascita dell’attuale governo e ancor prima, dall’ipotesi che si formasse, come in una sorta di sfrenata corsa per scongiurarne l’avvento, o auspicarne l’immediata fine, si sono succeduti giudizi la cui portata trascendeva l’azione politica, ma riguardava un ordine sacrale. Che viceversa sarebbe stato scongiurato, se le due forze in procinto di governare, si fossero lasciate ‘decontaminare’ dalla intermediazione di partiti ideologicamente rassicuranti e ortodossi: il PD in primis, in mancanza di esso, dal Centro-Destra berlusconiano. Formazioni politiche tutt’altro che scettiche verso i fondamentali posti dall’Ue. Invece, abbiamo iniziato a leggere: “Da oggi l’Italia è un osservato speciale”; “Per la prima volta nascerebbe un esecutivo del tutto estraneo alle ‘grandi’ famiglie politiche europee: quella liberale, quella popolare e quella socialista”; ‘L’Italia diventa una sorta di laboratorio del populismo in grado di spaventare vicini e alleati’. Infatti, immediatamente dopo le elezioni del 4 marzo, le cancellerie di quella parte di mondo in cui l’Italia è iscritta di diritto, non nascosero preoccupazione. Perché le minacce anti-euro della base pentastellata e le entusiastiche adesioni di Matteo Salvini alla politica estera di Putin (nonché di Trump e Orban) contro quella tradizionalmente filoatlantica, rappresentarono fattori che in tutto il mondo occidentale fecero accendere allarmanti spie. Rinfocolate ovviamente, dall’annuncio di procedere alla realizzazione della “flat tax” e al reddito di cittadinanza. Ma l’elenco dei giudizi è arrivato a conclamare la sua natura di ordine “liturgico” quando le due forze eretiche si sono congiunte manifestando euforia e determinazione nel portare a compimento ogni progetto pattuito nel programma.

Si è cominciato allora a dubitare delle capacità dei “due” protagonisti ad assolvere compiti tanto ardui, in quanto del tutto impreparati a gestire le complessità di un paese come l’Italia. A quel punto, ogni passaggio del nuovo governo è stato monitorato a vista e puntualmente condannato per “improvvisazione”. Ma se il populismo è particolarmente pericoloso in quanto avversa le mediazioni (dato che ogni accordo che limiti le promesse elettorali e ogni gestione della protesta diventa compromesso), non si poteva che assistere alla sentenza senza appello dell’inquisizione, alacremente all’opera quando il ministro dell’Interno ha iniziato a fronteggiare con brusca convinzione le navi cariche di clandestini. Da quel momento l’intero globo è rimasto costantemente in fibrillazione. Il governo ha iniziato a essere bersagliato e considerato del tutto impreparato a negoziare secondo le regole della democrazia parlamentare.

Insomma, vista la convinzione con cui il governo procede, e constatando la velleità di coglierlo al proprio interno litigioso fino a volerlo diviso, non restano che le litanie, potentissime esercitazioni che attraverso la parola, si spera possano realizzare la realtà prestabilita. Tra le principali, troviamo naturalmente quella di attribuirgli la colpevolezza di poter porre fine alla stessa democrazia. Perché le derive del ‘laboratorio populista’ restano pericolosamente intatte, ossia potentemente contaminanti, dato che provengono dal cuore dei popoli”.

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