L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 16 luglio 2018

Nicaragua - anche la Chiesa accanto agli Stati Uniti vogliono abbattere il governo legittimo e vogliono portare il paese nel Triangolo della Morte (Guatamela, Honduras, El Salvator). Non vogliono il Canale Nicaragua che porterebbe benessere e concorrenza al Canale di Panama monopolio degli statunitensi

CENTRO AMERICA

Nicaragua, uccisi due studenti. Sale la tensione, l'intervento della Chiesa

L'intervento dei cardinali che accusano il governo Ortega: «Superato il limite del disumano». Trecento i morti dall'inizio delle proteste

15 luglio 2018




Non scende la tensione in Nicaragua dopo la morte di due studenti in un assalto armato di forze paramilitari filogovernative contro una Chiesa di Managua dove i giovani si erano rifugiati, insieme a giornalisti e sacerdoti, per sfuggire alla polizia.



Il cardinale nicaraguense, monsignor Leopoldo Brenes, che ha guidato l’evacuazione dei ragazzi dalla Chiesa, ha confermato la morte di due giovani e il ferimento di altri due. L’attacco dei paramilitari è cominciato venerdì; gli studenti dell’Università Nazionale Autonoma del Nicaragua (Unan), la principale del Paese, hanno vissuto quasi 20 ore di terrore asserragliati nella casa parrocchiale della Chiesa della Divina Misericordia dove avevano trovato rifugio. «I proiettili fischiavano sopra le nostre teste», ha raccontato un giovane, con il volto coperto. I paramilitari, con il volto mascherato, «ci hanno attaccato senza pietà e hanno tentato per due volte di dare alle fiamme la Chiesa mentre eravamo all’interno», ha raccontato ancora il giovane che per precauzione ha voluto rimanere anonimo e farsi chiamare semplicemente «el Negro» («il Nero»). «Non hanno avuto rispetto per la Chiesa né per l’immagine della Vergine o di Cristo: hanno distrutto tutto, i muri sono crivellati» di proiettili. I due giovani morti erano asserragliati dalla notte nella Chiesa insieme a una decina di altri studenti, tre giornalisti, medici e sacerdoti.

Ad assedio finito, gli altri studenti sono riusciti a uscire a bordo di auto, camionette e autobus verso la Cattedrale Metropolitana, scortati dai vescovi e dalla Croce Rossa nicaraguense, con la mediazione dell’Episcopato. Quando sono usciti, gli studenti sono stati accolti da una folla che mescolava canti religiosi, l’inno nicaraguense e canzoni di protesta come «El pueblo unido jamas sera vencido». Gli studenti in seguito hanno raccontato che, una volta lasciata la Chiesa, quattro loro colleghi sono stati prelevati dai paramilitari. Il vescovo ausiliare di Managua, Silvio Baez, ha accusato il governo di Daniel Ortega di aver attraversato «il limite del disumano e dell’immorale». «La repressione di venerdì notte contro civili, per lo più studenti, è condannabile da ogni punto di vista: la comunità internazionale non può rimanere indifferente».

Critiche sono state mosse anche dagli Stati Uniti. Il senatore Marco Rubio ha twittato «Fuori dalla Chiesa e i leader non-Govt stanno supplicando e pregando di essere autorizzati ad aiutare i feriti e liberare quelli intrappolati all’interno. Ma a quanto pare il governo di Ortega intende uccidere quegli studenti e giornalisti rimasti» allegando un’immagine circolata in queste ore sui social network che mostra due suore e un prete in ginocchio davanti alle auto della polizia.

· 14 Lug

Ortega paramilitary gangs continue to fire on Divine Mercy Church in #Nicaragua where journalist, student & clergy remain trapped. Ambulances are outside ready to assist but Ortega gangs will not allow them in. 1/4 pic.twitter.com/2s7S24q4Ld


Outside church & Non-Govt leaders are pleading & praying to be allowed access to tend to the injured & release those trapped inside. But apparently Ortega government intends to kill those students & journalists remaining. 2/4 pic.twitter.com/bqttWrhpkx



L’Organizzazione degli Stati americani (Osa) discuterà nei prossimi giorni un progetto di risoluzione che condanna la violazione dei diritti in Nicaragua esortando il governo a compire tutti gli sforzi utili a mettere fine alla crisi che ha causato sin qui la morte di almeno 300 persone. Il testo, depositato nel corso della riunione straordinaria del Consiglio permanente dell’Osa tenuta ieri sul tema, porta la firma di Argentina, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Peru e Stati Uniti. Il documento, solo depositato alla segreteria e la cui discussione dovrà ora essere inserita nel calendario del Consiglio, esprime «energica condanna e preoccupazione per tutti gli atti di violenza e per le violazioni e abusi contro i diritti umani, secondo quanto documentato dalla Commissione interamericana dei diritti umani» (Cidh). Al tempo stesso si esorta Managua a dare seguito alle raccomandazioni della Missione di accompagnamento elettorale dell’Osa che, tra le altre cose, comprendono un invito ad anticipare le elezioni generali a marzo 2019. Molti di questi temi sono stati sollevati anche nel corso della discussione. Il ministro degli Esteri del Nicaragua, Daniel Moncada, ha dal canto suo ribadito l’invito a rispettare i principi di non intervento e non ingerenza negli affari interni degli stati membri.


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