L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 18 luglio 2018

Tito Boeri spinto da un livore ideologico che non gli permette di ragionare e poi le pecore situate un pò da per tutto, nei mass media, nella politica, nelle università, nei ceti intellettuali insomma tutto un mondo che ha come punto di riferimento l'euroimbecillità, un dogma da accettare per fede

Un ottimo Fassina ridicolizza i fan di 'sinistra' di Boeri


Pur di criticare Luigi Di Maio e il Movimento 5 Stelle certa sinistra è pronta a gettarsi finanche tra le braccia del presidente INPS Tito Boeri. Un abbraccio mortale visto che quest’ultimo è un neoliberista fino al midollo. E da questa ideologia una sinistra degna di tal nome dovrebbe solo starne alla larga. Pena la scomparsa. Proprio quel che è accaduto in Italia. Ma evidentemente, come affermava Antonio Gramsci, la storia insegna ma non ha scolari. 

Chi invece è intervenuto sul tema (Decreto Dignità) con cognizione di causa è Stefano Fassina con un ottimo articolo pubblicato su Huffington Post. Scrive Fassina, ridicolizzando certa sinistra sulla questione delle stime sull’occupazione: «Non hanno nulla di oggettivo, nonostante la conciliante accusa di "negazionismo economico" da parte del Presidente dell'Inps a chi osa criticare. Sono frutto di un paradigma economico, l'impianto neo-liberista, assolutizzato da decenni e sbandierato come "tecnico". In realtà, uno dei paradigmi possibili. Uno, soltanto uno. La teoria economica, come riconosciuto dagli economisti "classici", è politica: dipende dalle visioni del mondo, dall'ideologia, presente anche quando negata in nome di neutre valutazioni empiriche».

Più avanti spiega ancora il deputato: «La risposta è semplice: l'Inps, legittimamente, continua a applicare il paradigma neo-liberista che, come associa un'espansione dell'occupazione e del Pil a misure di "flessibilizzazione" delle regole del mercato del lavoro, "prevede" minore occupazione e minore espansione dell'economia reale a fronte di modesti interventi di riduzione della precarietà.

Su Decreto Dignità, previsioni @INPS_it di riduzione occupati sono legittime, ma frutto del paradigma neo-liberista, proposto come verità. Con impianto keynesiano risultati opposti. Caro @Tboeri l’economia è politica @HuffPostItalia https://t.co/sR76SHgbOG— Stefano Fassina (@StefanoFassina) 16 luglio 2018

La scelta dell'Inps è legittima, ma è "politica", non è l'unica possibile. È vero, il paradigma neo-liberista è dominante da almeno tre decenni. È vero, è l'unico insegnato nella stragrande maggioranza delle università ovunque nel mondo. È vero, rimane dominante, nonostante abbia sorretto l'ordine istituzionale e di policy alla base della regressione sociale e democratica sotto i nostri occhi ovunque».

Ma «esiste invece, un altro paradigma economico. È l'impianto keynesiano. Secondo tale impianto, la domanda di lavoro dipende dal livello dell'attività economica, ossia dalla quantità e qualità degli investimenti pubblici e privati e dei consumi, non dalla durata massima dei contratti a tempo determinato, non da incrementi marginali alle sanzioni monetarie per il licenziamento illegittimo per i cosiddetti "contratti a tempo indeterminato a tutele crescenti".

In base a tale teoria, si potrebbe sostenere con una legittimità scientifica certamente non inferiore a quella della teoria dominante utilizzata dall'INPS, che la maggiore stabilità, alimentata dalla riconduzione in un alveo fisiologico dei contratti a tempo determinato, aumenta la produttività, la crescita, le retribuzioni, i consumi e, infine, l'occupazione. Si potrebbe, quindi, " bollinare" una RT che associa effetti occupazionali espansivi alla norma in discussione».

I fan di Boeri e del neoliberismo, da ‘sinistra’, giunti alla soglia dell'estinzione, avranno appreso la lezione?

Notizia del: 16/07/2018

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