L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 29 settembre 2018

Iran - un paese antico

L’Iran e il segreto delle torri che catturano il vento
Strutture antiche, le cui origini si dividono tra Persia ed Egitto. Oggi rappresentano una meta turistica e un esempio di alta ingegneria

Anche nell’antichità si rendeva ovviamente necessario fronteggiare in qualche modo il problema del caldo asfissiante. Nell’antica Persia, decisamente in anticipo rispetto all’arrivo dei condizionatori, per contrastare la calura si ricorse all’ingegneria. Un sistema affascinante, che consentiva di catturare l’aria calda di giorno, per poi regalarne di fresca nelle bollenti notti in Medio Oriente.

Fonte Foto: 123rf

Si tratta delle torri del vento e le più famose sono ancora visibili in Iran, Afghanistan e Pakistan. Dei tre impianti, quello che tendenzialmente attira più turisti è quello sito in Iran ma, storicamente parlando, non è possibile sapere se sia stato il primo a essere realizzato. Ciò di cui si è quasi certi è l’attribuzione all’impero persiano.

Un’invenzione antica, le cui origini risalgono a svariate migliaia di anni fa. Ritrovarsi dinanzi a tale struttura vuol dire avere a che fare con una testimonianza della genialità umana, in un’epoca che l’uomo moderno tende a considerare inferiore sotto tanti aspetti.

Per ammirare la torre più importante è necessario recarsi a Yazd. Ci si ritroverà protagonisti di un viaggio intrigante nella sezione centrale dell’Iran moderno. Una perla da più di 3mila anni. Una cittadina pregna di storia, con un’architettura quasi totalmente invariata. Un museo a cielo aperto, che ha beneficiato della quale totale assenza di invasori esterni e guerre.

Unico inconveniente è la temperatura. In estate si superano i 40 gradi, mentre d’inverno si scende di molto sotto lo zero, nel pieno rispetto del clima desertico. Proprio qui si può ammirare la torre più alta di tutto l’Iran.

Realizzazioni di questo tipo caratterizzarono anche l’antico Egitto, a le strutture dei persiani risultavano ben più complesse, sfruttando la presenza dei Qanat, ovvero dei corsi d’acqua sotterranei, al fine di ottenere un raffreddamento rapido e più efficace. Nella torre di Malqaf, dove non vengono utilizzati i Qanat, il forte vento esterno consente di incanalare l’aria all’interno della torre, con quella calda che viene espulsa dalla bassa pressione della sezione sottovento.

Fonte Foto: 123rf

Nelle torri che sfruttano i canali invece l’aria viene spinta in un tunnel, dove si raffredda a contatto con l’acqua, per poi rientrare nella torre dal pavimento. Tanti i fantastici esempi che di certo ruberanno spazio nelle gallerie dei telefoni dei turisti, dalla villa Borujerdis a Kashan, fino alla decorata torre del vento del Palazzo del Golestan, a Teheran, passando per la villa Isa Bin Ali a Muharraq, in Bahrain.

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