L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 11 dicembre 2018

5G Huawei è all'avanguardia le infrastrutture digitali (e Di Maio investe sulle infrastrutture digitali ma non ditelo agli industrialotti euroimbecilli che vogliono fare un buco nella montagna scambiandola per innovazione)

11 dicembre 2018
Usa contro Cina: con Huawei è iniziata la guerra delle comunicazioni. E chi vince si prende il mondo

La guerra di Trump a Huawei ha una spiegazione semplice: le potenze egemoni hanno sempre costruito o controllato le infrastrutture sulle quali si muovevano le comunicazioni. E la Cina sta diventando una minaccia seria per l’egemonia americana

di Francesco Checcacci

Cosa hanno a che fare le alleanze e fusioni nel settore auto con la guerra commerciale di Trump alla Cina, il cui ultimo episodio è stato l’arresto della CFO e figlia del fondatore del gigante cinese delle telecomunicazioni Huawei in Canada? Il tratto comune è la rivoluzione tecnologica in corso, con un’Europa in ritardo grave che cerca adesso di recuperare in parte il terreno perduto dedicando fondi ad un progetto di ricerca continentale sul tipo dell’ottimo CERN di Ginevra, che ci vede all’avanguardia della fisica.

Il settore auto è maturo e i margini sono limitati dalla concorrenza. Gli investimenti richiesti per creare auto elettriche e senza guida umana sono troppo grandi per aziende attuali da sole. Sull’elettrico ci sta provando Tesla, che è in perdita cronica, e anche i giganti tradizionali sono in difficoltà. D’altronde se le grandi aziende non saranno pronte, nuovi concorrenti, come Google o Apple, potrebbero entrare nel settore e dominarlo completamente. Ma la tecnologia del futuro ormai prossimo ha bisogno di infrastrutture: e qui entra in campo il 5G, che potrebbe essere il vero campo di battaglia, non dichiarato esplicitamente, tra USA e Cina.

USA Cina sono i più avanti sulle tecnologie 5g necessarie alla vera industria 4.0. Il vero scopo di Trump potrebbe benissimo essere questo: evitare che la Cina controlli le infrastrutture tecnologiche su cui funzioneranno sempre più cose che tutti utilizziamo, a partire dalla mobilità senza autisti. Questo è rilevante anche dal punto di vista della sicurezza: chi controlla le infrastrutture, infatti, le può anche spegnere o censurare a piacere. Pensiamo ai siti che utilizziamo di più: messaggistica, comunicazione, email, shopping. In USA americani, in Russia russi, in Cina cinesi. In Europa … americani.

Il vero scopo di Trump potrebbe benissimo essere questo: evitare che la Cina controlli le infrastrutture tecnologiche su cui funzioneranno sempre più cose che tutti utilizziamo

Se Amazon o Google chiudessero oggi i loro servizi per intimazione di sanzioni all’UE da parte del presidente USA farebbero soprattutto danni a se stessi. Ma se i nostri elettrodomestici intelligenti, le nostre auto senza conducente e i nostri treni fossero già controllati attraverso le loro interfacce? Fantascienza? Mica tanto! Chiedete agli ucraini, con infrastrutture IT russe, che cosa ricevevano sul telefono appena si avvicinavano a piazza Maidan durante le proteste. O agli iraniani durante le manifestazioni.

O chiedetevi se non sia più che probabile che tutti gli strumenti elettronici smettano di funzionare in caso di attacco militare, rendendo così molto più complicate le comunicazioni tra chi deve difendersi. Quale percentuale delle comunicazioni tra le nostre forze di sicurezza oggi si svolgono via cellulare? E se questi smettessero di funzionare all’improvviso? La questione di sicurezza nazionale quindi si pone, anche al di là della raccolta e dell’uso dei dati, che per ora hanno importanza prevalente. Un governo infatti può sempre intimare che i dati raccolti sul territorio nazionale siano accessibili alle forze di sicurezza. La Cina lo ha già fatto con le proprie aziende tecnologiche. Gli americani ci stanno provando con le loro, anche se i risultati sono per ora non chiari.

Le potenze egemoni hanno sempre costruito o controllato le infrastrutture sulle quali si muovevano le comunicazioni più importanti del loro tempo: i romani strade e corrieri, gli inglesi il telegrafo. La battaglia su chi creerà le reti 5G in Africa e Asia è aperta, e lo è anche per l’Europa.

A Bruxelles hanno iniziato a pensarci e l’Italia sulle reti, per una volta, non è l’ultima della fila. Infatti le nostre maggiori città sono tra le prime ad essere equipaggiate in Europa (e Di Maio investe sulle infrastrutture digitali ma non ditelo agli industrialotti euroimbecilli che vogliono fare un buco nella montagna scambiandola per innovazione) Quello che colpisce però è la scarsa consapevolezza nel dibattito pubblico: si parla di tasse, spesa pubblica, immigrazione (soprattutto) ma non di futuro, comprese le reti che avranno influenza importantissimi a breve.

E intanto gli incentivi sull’industria 4.0 rischiano di essere cancellati (che non ci azzecca niente con le infrastrutture digitali e comunque i soldi rimangono), speriamo più per ignavia ed incompetenza che non per intenzione di far vincere la corsa ad altri. E anche gli investimenti in ricerca non risultano ancora pervenuti. A questo punto chiediamoci: un partito con una piattaforma basata su questo non avrebbe un’audience potenziale di almeno il 15% dei voti? E se è così, chi ci penserà per primo?

Per finire indovinate quale azienda cinese è all’avanguardia delle infrastrutture 5G? Avete indovinato: Huawei.

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