L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 11 dicembre 2018

Gli industrialotti capitanati da Salvini vogliono fare un buco nella montagna e lo chiamano sviluppo, l'alternativa è far viaggiare bene i pendolari

Altro che Tav: le 26 opere incompiute che servirebbero ai pendolari

Altro che Tav: le 26 opere incompiute che servirebbero ai pendolari 

Mentre il dibattito sulla Torino-Lione si fa sempre più acceso, esistono altre 26 infrastrutture rimaste senza risorse che potrebbero migliorare la vita di 12 milioni di lavoratori italiani. Tutti i dati contenuti nel Rapporto Pendolaria 2018 pubblicato da Legambiente 


Redazione
11 dicembre 2018 13:13

Nell'ultimo periodo non si parla d'altro che di Tav, la tanto discussa linea ferroviaria che dovrebbe collegare Torino e Lione, sempre al centro della battaglia tra i pro e contro. Ma mentre 'No Tav' e 'Sì Tav' litigano sull'attuazione di questa opera, ne esistono almeno altre 26, incompiute e bloccate per mancanza di risorse, che potrebbero migliorare in modo sensibile le vite dei pendolari che ogni giorno passano diverse ore proprio sui treni. Si tratta di linee metropolitane, tram e collegamenti ferroviari di cui potrebbero usufruire circa 12 milioni di persone se investisse in una sorta di 'cura del ferro' nelle città italiane, dove in particolare al Sud si registrano ritardi enormi e le infrastrutture attendono miglioramenti da tempo immemore. 

A denunciare la situazione è il Rapporto Pendolaria 2018, presentato da Legambiente che, come ogni anno, all'entrata in vigore dell'orario invernale, presenta una prima analisi della situazione del trasporto ferroviario regionale nel nostro Paese.

Purtroppo per i pendolari, per quanto riguarda le 10 peggiori linee d'Italia nulla è cambiato. Non c'è nessuna buona notizia da trasmettere rispetto alla situazione che vivono coloro che ogni giorno prendono i treni sulle tratte ferroviarie Roma-Lido, Circumvesuviana, Reggio Calabria-Taranto, Verona-Rovigo, Brescia-Casalmaggiore-Parma, Agrigento-Palermo, Settimo Torinese-Pont Canavese, Campobasso-Roma, Genova-Savona-Ventimiglia e Bari-Corato-Barletta. Stesse linee, stessi treni, stessi disagi, a testimoniare la scarsa qualità del servizio che accomuna diverse aree del Paese, che la campagna Pendolaria di Legambiente continua a denunciare.

“Quando si parla di incompiute in Italia - commenta il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini - ci si concentra sempre sulle grandi opere, senza considerare quelle da realizzare dove, in realtà, si trova larga parte della domanda di trasporto. Nelle aree urbane vive il 42% della popolazione nazionale, ed è qui che sono i maggiori ritardi infrastrutturali rispetto al resto d'Europa, e soprattutto congestione del traffico e inquinamento. Dal 2002 a oggi - prosegue Zanchini - i finanziamenti statali hanno premiato per il 60% gli investimenti in strade e autostrade. Queste priorità vanno cambiate altrimenti sarà impossibile dare una speranza ai pendolari”.

“Per questo - prosegue Zanchini - chiediamo che le 26 opere prioritarie per i pendolari, oggi ferme e senza risorse sufficienti, diventino la priorità di investimento dei prossimi anni. Va inoltre potenziato il numero di treni in circolazione, in particolare nelle città e al Sud, per dare un'alternativa rispetto all'auto ogni giorno a milioni di persone. Il governo del cambiamento si impegni in questa direzione a partire dalla legge di Bilancio, dove purtroppo non ci sono le novità che i pendolari attendevano”.
Le opere incompiute

Le 26 opere incompiute che secondo Legambiente devono diventare la priorità di intervento nei prossimi anni, nelle città e nei territori italiani, sono linee di metropolitane e tram indispensabili a recuperare i problemi di congestione del traffico a Roma, Torino, Bologna, Palermo, Cagliari. Linee ferroviarie al Sud che versano in uno stato di degrado senza speranza dalla Calabria alla Sicilia, dal Molise alla Sardegna, alla Puglia. E collegamenti ferroviari al Sud come al Nord che risultano fondamentali per le merci (come dal porto di La Spezia al Brennero, o da quello di Ancona a Roma) e per i collegamenti tra tanti centri rimasti in questi anni senza un servizio degno di questo nome (in Piemonte sono state tagliate 14 linee per 480 chilometri).

Tabella riassuntiva delle opere prioritarie per i pendolari

Infrastruttura
Bacino d’utenza
Costi
(mln di euro)
Finanziamenti disponibili
(mln di euro)
Ripristino linee soppresse in Piemonte
420.000
198
15
Linea 2 metro Torino
300.000
2.000
0
Quadruplicamento Genova Voltri-Brignole
350.000
622,4
581,4
Raddoppio tratta Andora-Finale Ligure
90.000
1.540
266
Elettrificazione Brescia-Parma
500.000
120
0
Raddoppio Albairate (MI)-Mortara (PV)
120.000
390
7
Servizio Metropolitano Padova-Treviso-Mestre
2.600.000
430
420
Elettrificazione e potenziamento della linea Vero- na-Rovigo
430.000
30
0
Nuove linee tram Bologna
260.000
300
0
Potenziamento linea ferroviaria Pontremolese (La Spezia-Brennero)
480.000
314
180
Raddoppio ed elettrificazione Siena-Empoli
190.000
227
177
Linea Roma-Ancona, raddoppio tratta P.M. 228- Albacina-Castelplanio (incluso acquisto materiale rotabile)
50.000
593
2
Chiusura anello ferroviario Roma a Nord
600.000
547
16
Raddoppio FL4 Castelli Romani
450.000
250
0
Prolungamenti metro Roma e conversione in me- tro e tram delle linee ferroviarie ATAC
900.000
2.015
467
Elettrificazione e velocizzazione Sulmona-L’Aqui- la-Rieti-Terni
290.000
442
16,5
Riapertura linea Campobasso-Termoli (incluso materiale rotabile)
105.000
510
0
Acquisto ulteriore nuovo materiale rotabile linee EAV
400.000
220
220
Raddoppio Circumflegrea Quarto-Pianura/Pisani
300.000
535
251
Elettrificazione Ferrovie del Sud Est
500.000
260
206
Velocizzazione Battipaglia-Potenza-Metaponto (incluso materiale rotabile)
290.000
1.167
32
Potenziamento ed elettrificazione linea Jonica ed acquisto materiale rotabile
785.000
447
397
Potenziamento ed elettrificazione linea Siracusa- Ragusa-Gela (incluso materiale rotabile)
580.000
235
0
Completamento progetto linee tramviarie Palermo
150.000
698
426
Riqualificazione rete ferroviaria RFI ed ARST in Sardegna
900.000
635
404
Metro leggera area vasta Cagliari
340.000
149
0

TOTALE
12.380.000
14.874,4
4.083,9

Interventi distribuiti in tutta Italia, che comporterebbero una spesa limitatarispetto alle solite grandi opere, ma che sembrano condannati a non vedere mai la luce, dato che per la loro realizzazione mancano risorse pari a quasi 10,8 miliardi di euro. La ragione? Si continua a investire nelle strade e autostrade, risponde Legambiente. Come dimostrano i dati degli interventi realizzati durante la scorsa legislatura: 3.900 km tra strade provinciali, regionali e nazionali, 217 km di autostrade, 62,6 km di linee ferroviarie ad alta velocità, 58,6 km di metropolitane, 34,5 km di tramvie. Inoltre sono state sospese o cancellate linee ferroviarie per 205 km.
Tagli al Sud

Sul fronte dei tagli ai servizi ferroviari regionali va sottolineato quanto avvenuto in particolare nel Sud Italia, dove tra il 2010 e il 2018 si è tagliato del 33,2% il numero di treni in circolazione in Molise, del 15,9% in Calabria, del 15,1% in Campania, del 6,9% in Basilicata e del 5,6% in Sicilia. La Liguria ha invece il record per l'aumento del costo dei biglietti del 49%, seguono Campania e Piemonte con aumenti rispettivi del 48,4% e del 47,3%. L'età media nazionale dei convogli è la buona notizia per i pendolari, secondo un trend iniziato negli scorsi anni con l'immissione di nuovi convogli da parte di Trenitalia, attestandosi sui 15,4 anni, contro i 16,8 anni dell'anno scorso e i 18,6 di tre anni fa.

Miglioramenti al Centro-Nord

Ma con un miglioramento avvenuto soprattutto al Nord e al Centro, dove è diminuita l'età media e il numero di treni con più di quindici anni di età (quando i treni cominciano ad avere problemi sempre più rilevanti di gestione e manutenzione) per l'immissione di nuovi convogli (come nel Lazio, in Veneto, Lombardia, Toscana ed in Emilia-Romagna) e di dismissione di quelli più vecchi.

In Puglia, Campania, Sicilia e Sardegna si vedranno miglioramenti nei prossimi anni grazie agli investimenti programmati nei Contratti di Servizio con Trenitalia. Nel Lazio si divarica la differenza tra le linee gestite da Trenitalia, dove procede il rinnovo del parco circolante, e quelle gestite da ATAC dove invece i treni sono sempre più vecchi e il degrado riguarda anche le stazioni e il servizio. 

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