L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 28 dicembre 2018

Gli industrialotti scambiano gli investimenti per le loro prebende che diminuiscono ma non si estinguono. Legasi Industria 4.0. E pretendono la solita manovretta, soldi a loro, agire sull'offerta e far finta di non capire che se non c'è domanda NON ci può essere offerta per quanto abbellita

Dal Poz (Federmeccanica): “Manovra senza investimenti e piena di spese assistenziali”
Alberto dal Poz

Ultima modifica il 27/12/2018 alle ore 08:58
ROBERTO GIOVANNINI
ROMA

«Le misure per noi più negative? Il taglio degli investimenti, e la conferma assolutamente politica del reddito di cittadinanza e di quota 100 per le pensioni. Che per noi sono operazioni elettorali e puramente assistenzialistiche, che non guardano allo sviluppo». Parla Alberto Dal Poz, industriale dell’automotive e presidente di Federmeccanica.

Eppure, le risorse sono scarse, e quelle misure erano politicamente fondamentali per la maggioranza.

«Sapevamo che certo non c’era la possibilità di varare delle manovre di choc fiscale come quella realizzata negli Stati Uniti da Trump dopo pochi mesi dalla sua elezione. Saremmo stati però pronti a discutere insieme un piano di tagli alla spesa. Quando ci sono poche risorse, vanno mobilitate perché siano volano di crescita e di sviluppo. L’unico volano efficace da questo punto di vista è la creazione di lavoro da parte delle imprese: è un fatto che sostenendo le imprese, anche nelle fase di maggior difficoltà e recessione, si generano effetti moltiplicatori benefici per l’intera economia. Si vuole creare lavoro? È sulle imprese che bisogna puntare, perché creano ricadute virtuose che restano sul territorio. Nel Movimento Cinque Stelle qualcuno aveva balenato l’ipotesi che il reddito di cittadinanza potesse passare attraverso le imprese, nel processo di creazione di lavoro, ma non se n’è fatto nulla. E adesso si avvicina una fase economica non buona».

Cosa prevedete?

«Le nostre stime sulla crescita segnano una tendenza al ribasso, prossima allo zero: anche quelle del governo, passate da un +1,5 all’1%, confermano una situazione di forte rallentamento della crescita economica. Ripeto, in questo tipo di congiuntura si dovrebbe puntare sulle nostre imprese, che hanno una eccezionale capacità di esportazione: il 51% dell’export italiano viene dalle imprese metalmeccaniche. E ancora, si dovrebbe scommettere sugli investimenti in infrastrutture, un’opportunità importante specie per lo sviluppo locale. Al contrario, sono state totalmente confermate le misure assistenzialistiche, e ne hanno fatto le spese i veri motori dell’economia».

Accennava all’inizio al taglio degli investimenti.

«Beh, abbiamo trovato davvero grave la riduzione ulteriore degli investimenti nella formazione, in Industria 4.0, nell’alternanza scuola lavoro. Nei giorni scorsi Federmeccanica ha lanciato una petizione online che ha raccolto 25 mila adesioni per il mantenimento delle misure di alternanza scuola lavoro, così importanti per dare una formazione iniziale ai ragazzi che si avvicinano al mondo dell’impresa. Anche Industria 4.0 si poteva e si può certamente rimodulare e correggere; ma è stato un provvedimento di importanza straordinaria, direi epocale».

Il governo ha varato un taglio del 30% dei premi Inail a carico delle imprese che si accompagna a un taglio dei fondi per la formazione per la sicurezza dei lavoratori. Che ne pensate?

«Qualsiasi taglio in tema di sicurezza ci vede del tutto contrari. Si può ben dire che noi di Federmeccanica e i sindacati siamo unitissimi su questo: abbiamo un’ossessione per la sicurezza. Soprattutto nelle aziende a maggior coefficiente di rischio e dove ci sono lavori più gravosi».

Quindi, non accettate lo scambio del risparmio per voi, in cambio di qualche rischio in più per i lavoratori.

«Assolutamente no. Manifestiamo la nostra ferma contrarietà, e sono sicuro che insieme ai sindacati troveremo soluzioni perché non si abbassi la guardia sulla sicurezza sul lavoro».

Ma della manovra, dunque, non promuovete proprio nulla?

«Faccio davvero fatica a indicare un provvedimento positivo. Ripeto, manca davvero ogni intervento per lo sviluppo, e non si può certo dire che quota 100 o il reddito di cittadinanza possano servire: non credo che daranno i risultati attesi. Detto questo, negli ultimi giorni ho molto apprezzato la volontà dei vicepremier Salvini e Di Maio di aprire un canale di dialogo con il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia».

Un’apertura più di metodo che di sostanza…

«Sì. Però è bene aver determinato una ripresa del confronto con Confindustria, che fino a quel momento era stato del tutto assente o soltanto mediatico. Prendiamo atto della manovra, anche se non contiene i provvedimenti che ritenevano necessari: l’auspicio è che nel 2019 il governo cambi rotta anche nelle scelte di politica economica».

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