L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 11 dicembre 2018

I risultati della Commissione presidiata da Nicola Gratteri e consegnata a dicembre del 2015 sono tutti lì e sono di attualità stringente, Ministro Bonafede bisogna solo avere il coraggio politico. Lei c'è l'ha?

Nicola Gratteri a Peter Gomez: “Io ministro? Renzi mi voleva, Napolitano no. Al governo avrei fatto una rivoluzione”

di Manolo Lanaro | 10 dicembre 2018

“Un giorno, ero appena atterrato all’aeroporto, mi chiamò l’allora ministro Delrio. Mi disse di andare subito a Roma. Presi un aereo e lì incontrai Renzi per la prima volta”. Inizia così il racconto che il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri ha fatto al direttore del Fatto.it Peter Gomez, nell’ambito della fiera Più libri, più liberi nello Speciale La Confessione (organizzato da Loft Produzioni). Il pm ha ripercorso i giorni in cui Renzi gli chiese di fare il Guardasigilli. “Più parlavo, più Renzi era entusiasta. Non stava fermo sulla sedia. E dopo tre ore mi disse che avrei dovuto fare il ministro della Giustizia”. Il suo nome però fu bocciato dall’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. “Mi chiamò Delrio e mi disse che il presidente non voleva, perché a suo parere ero ‘una magistrato troppo caratterizzato’. Tirai un sospiro di sollievo anche se mi sarebbe piaciuto fare una rivoluzione. Quello che serve per creare un giro di boa”

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