L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 11 dicembre 2018

Ibm costretta a vendere per fare cassa gli manca la liquidità problema comune alla General Eletric

IBM si "snellisce" e cede una parte software a HCL

IBM abbandona alcuni prodotti di vecchia generazione e fa cassa per quasi due miliardi di dollari


Redazione Impresacity

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IBM prosegue nella sua opera di snellimento e di modernizzazione. Ne fanno metaforicamente le spese alcune linee di prodotti software legati alla storia nemmeno troppo recente di IBM e che sono stati ceduti all'indiana HCL per 1,8 miliardi di dollari. Tra questi i più noti sono certamente Notes e Domino, ma l'operazione riguarda anche Appscan, BigFix, Unica, Commerce, Portal e Connections.

L'operazione è positiva per IBM, che fa un po' di cassa e abbandona diversi software che sono quantomeno oltre una buona fetta del loro ciclo di vita e non sono più strategici. Dal punto di vista di HCL il "plus" dell'acquisizione dovrebbe essere legato agli utenti dei prodotti coinvolti. IBM parla di un mercato di "oltre cinquanta miliardi di dollari" e HCL sottolinea la possibilità "di raggiungere e servire migliaia di aziende globali in una ampia gamma di settori e mercati".

I prodotti acquisiti dovrebbero rientrare nell'offerta che HCL definisce di Mode–3 o Products and Platforms, ossia soluzioni verticali per settori specifici come i servizi finanziari, le telecomunicazioni, il retail o il manufacturing. Questa fascia di prodotti si basa su due layer inferiori che coprono la parte infrastrutturale (Mode-1) e quella delle funzioni mirate (Mode-2) come analytics, servizi cloud e sicurezza.

In realtà il mercato non sembra aver premiato HCL: dopo l'annuncio dell'acquisizione dei prodotti software, il titolo è sensibilmente calato in Borsa. Per i critici, HCL ha acquisito prodotti ormai datati e sui quali non conveniva investire.

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