L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 11 dicembre 2018

La censura domina nell'Unione Europea


Così Francia e Germania “censurano” 
il pensiero di sovranisti e conservatori

DIC 10, 2018 


Nel riferirsi all’Ungheria di Viktor Orbàn molti esperti ed analisti parlano di “democrazia autoritaria” o comunque di una forma di democrazia illiberale che sopprime parte delle libertà e diritti civili. Budapest, ma anche la Polonia – e in parte anche l’Italia, con il governo “gialloverde” – hanno attirato le critiche dei media liberal di tutto il mondo, in particolare del New York Times e del Washington Post.

Secondo uno studio francese pubblicato da Libertex e riportato da The American Conservative, tuttavia, la pecora nera europea in materia di libertà d’espressione non è affatto l’Ungheria di Orbàn ma la Francia, seguita dalla Germania, i due Paesi più “illiberali” da questo punto di vista. Questo studio comparativo, che guarda a vari Paesi europei in termini di apertura a opinioni politiche dissenzienti, ha tenuto conto di diversi criteri che riguardano le leggi, il sistema giudiziario (più o meno imparziale) e la pressione che i governi esercitano nei confronti di Google o Facebook per censurare le opinioni politiche ritenute “inaccettabili” o “radicali”.

In buona sostanza, Francia e Germania sarebbero i Paesi in Europa che più censurano gli attivisti e gli esponenti conservatori e sovranisti e si dimostrano altresì molto più tolleranti nei confronti della sinistra liberal e cosmopolita. E questa, per la libertà d’espressione in Europa, non è affatto una buona notizia.

Francia e Germania le peggiori d’Europa

Secondo la maggior parte di questi criteri, gli Stati Uniti (con un punteggio totale di 92,1) sono il paese più libero esaminato, seguiti dalla Danimarca (81,8) e dal Regno Unito (71,3). Al contrario di ciò che dicono i luoghi comuni, l’Ungheria (a 69.7), è appena dietro il Regno Unito, ed è seguita dall’Italia (a 69.1). La classifica è chiusa dalla Russia (51.1) e dalla Francia (46.4). La Germania, che non è inclusa nello studio, sarebbe il Paese con il punteggio più basso vista la portata della “sorveglianza antifascista” e delle leggi che prendono di mira le “opinioni politiche radicali”. 
Il sondaggio, che offre “una classificazione realistica della libertà di espressione”, in particolare in Francia, “guarda al lato oscuro di ciò che si sta verificando nelle democrazie occidentali”.

Come spiega Paul Gottfried su The American Conservative, il governo francese e quello tedesco reprimono i critici dell’immigrazione, soprattutto islamica, e li etichettano come criminali che diffondono odio. I media, con la collaborazione dei governi progressisti, tentano di bollare ogni critica in questo senso come “estremista”. Secondo lo studio, in Francia e in Germania gli opinionisti e gli attivisti conservatori hanno vita durissima e ricevono un trattamento discriminatorio rispetto a quello riservato alla sinistra progressista e multiculturale.

Europa sempre meno libera, Francia in testa

Secondo lo studio, i Paesi “più liberi” in termini di espressione non sono più liberi come una volta. Persino i governi di Paesi relativamente libertari come la Gran Bretagna a volte trattano brutalmente coloro che criticano la società multiculturale e progressista. Inoltre, nella Russia di Vladimir Putin, non ci sarebbe “una censura rigorosa e sistematica” come quella che lo studio individuata in Francia e in Germania.

Nella Francia scossa dalla protesta dei gilet gialli, si legge nello studio condotto da Libertex, le pressioni in senso progressista “sono presenti nelle università, nella scuola, nei media” mentre dal governo arrivano “leggi che mortificano la libertà d’espressione e di stampa”. I casi di censura eccellente in Francia, infatti, non mancano: Zemmour, Onfray, Taddèi, Tv Libertès, les identitaires. Insomma, nell’Europa buonista e multiculturale tutte le opinioni sono ben accette, sempre che non mettano in discussione l’ideologia globalista e l’immigrazione di massa…

http://www.occhidellaguerra.it/in-francia-e-germania-sovranisti-e-conservatori-discriminati/

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