L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 27 dicembre 2018

La rabbia si deve incanalare verso la talpa del Ministero degli interni che ha fornito al Sistema mafioso massonico politico dove stava il fratello di Bruzzese.

Pesaro. Fratello di pentito di 'ndrangheta ucciso da due killer. Era sotto protezione

Antonio Maria Mira mercoledì 26 dicembre 2018

La vittima è Marcello Bruzzese, 51 anni, fratelli e figlio di boss della 'ndrangheta. Lui non aveva mai partecipato all'attività criminale

Il luogo in cui è stato ucciso Marcello Bruzzese a Pesaro (Ansa)

Un gravissimo omicidio di 'ndrangheta, ma anche una non meno grave falla nel sistema di protezione dei collaboratori di giustizia. Questo lo scenario dietro l'uccisione di Marcello Bruzzese, 51 anni, sposato e con due figli, fratello di Girolamo Bruzzese, storico collaboratore di giustizia di Rizziconi, paese della Piana di Gioia Tauro. L'omicidio è avvenuto alle 18,30 del giorno di Natale a Pesaro dove Bruzzese si trovava da tre anni sottoposto lui e la famiglia allo speciale sistema di protezione e abitava in una casa pagata dal ministero dell'Interno. Evidentemente qualcosa non ha funzionato. I due killer incappucciati lo hanno raggiunto mentre stava parcheggiando in garage sparandogli addosso una trentina di colpi, per poi allontanarsi a piedi nelle stradine del centro di Pesaro.

Marcello Bruzzese, diversamente dal fratello, non aveva mai partecipato all'attività della 'ndrangheta. Il padre Domenico era il braccio destro del potentissimo boss Teodoro Crea, detto "Toru", padrone incontrastato dell'economia e dell'amministrazione di Rizziconi. Nel 1995 fu ucciso con il genero Antonio Madafferi in un agguato nel quale rimase gravemente ferito all'addome anche Marcello. Girolamo, detto Momo, prese il posto del padre ma nel tempo aumentarono le tensioni con Crea fino al 20 dicembre 2003 quando provò a ucciderlo. Il boss sopravvisse malgrado una grave ferita alla testa, Bruzzese si consegnò alle forze dell'ordine e cominciò a collaborare. Molto importanti sono state le sue rivelazioni anche perché è l'unico ad aver raccontato affari, collusioni e delitti della cosca Crea. Che non è stata a guardare uccidendo negli anni suoi parenti e sodali.

Dopo l’arresto di Teodoro Crea, avvenuto nel 2006, le redini della famiglia furono presi dai figli, in particolare Giuseppe, 38 anni, arrestato a gennaio del 2016, dopo 10 anni di latitanza. Entrambi si trovano al 41bis. Mentre l'altro figlio Domenico, è latitante ormai da dieci anni. Ma non sono pochi i "soldati" ancora in circolazione, di un clan particolarmente violento, capace di crudeli vendette anche trasversali.

Potrebbe essere questo il motivo dell'omicidio di Marcello Bruzzese. Ed è quello che oggi a Rizziconi si dice, ma sottovoce. Un paese così descritto dal procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho. "Il quadro che emerge ci riporta al medioevo, quando era il signore a decidere della vita e della morte dei propri sudditi". E che non dimentica mai.

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