L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 25 dicembre 2018

L'Euroimbecillità è di casa nella Bce

Il Sole di Tamburini folgora in 24 ore Blackrock e Bce

20 dicembre 2018


Tutti i dettagli sugli articoli urticanti firmati da Alessandro Plateroti sul quotidiano Il Sole 24 Ore diretto da Fabio Tamburini. Oggetto: Blackrock, Bce e non solo

“Blackrock, pur investendo sulle banche, lavora a contratto con la Bce sui test. Per sua stessa ammissione, ha firmato contratti di consulenza con due terzi degli istituti di credito internazionali per aiutare a superare gli esami”.

E’ quanto svela e accusa oggi il Sole 24 Ore sul fondo americano Blackrock.

Non proprio un fondo irrilevante, Blackrock: è il maggior investitore internazionale nel settore bancario ed è stato incaricato dalla Bce a seguire gli stress test Bce.

Ieri il Sole 24 Ore in un articolo-inchiesta di Alessandro Plateroti ha dato due notizie.

Prima notizia: gli stress test Bce del 2014 sono stati effettuati insieme alla società di consulenza Oliver Wyman al costo di 26 milioni di euro.

Seconda notizia: Blackrock è stato incaricato dalla Bce a seguire gli stress test Bce.

Il giornale confindustriale diretto da Fabio Tamburini ha attinto queste notizie da un carteggio non pubblico tra Schauble e Daniele Nouy.

ECCO DI SEGUITO DUE ESTRATTI DEL QUOTIDIANO IL SOLE 24 ORE DI OGGI E DI IERI

Tra il 2014 e il 2018, il costo globale legato ai test è salito in modo esponenziale, toccando l’anno scorso i 20 miliardi di dollari di spesa. Le authority dicono che questo è il modo migliore per dare sicurezza ai risparmiatori e certezze ai mercati, ma i risultati sono purtroppo modesti: con esami o senza esami, i titoli del settore bancario restano la Cenerentola dei listini.

Emblematico il caso della Bce, che per mancanza di «tecnici qualificati» ha affidato i test del 2014 alla Oliver Wyman per quasi 25 milioni di euro e quelli successivi a McKinsey e Blackrock. Il più grande investitore internazionale nel settore bancario è anche il consulente della vigilanza.

Secondo i calcoli della Alm Intelligence, uno degli osservatori più affidabili sulla consulenza bancaria, la realizzazione di un programma per superare gli stress test può costare alle banche internazionali dai 50 milioni ai 250 milioni di dollari a testa dall’inizio alla fine dell’esercizio. Per i modelli di previsione, invece, i costi di adeguamento ai test variano in genere da circa 100mila dollari a oltre un milione, a seconda della loro complessità.

Più in generale, secondo i dati elaborati dalla Chartist Research di New York, i gruppi bancari e finanziari di tutto il mondo hanno speso oltre 7 miliardi di dollari tra il 2014 e il 2017 solo in tecnologie informatiche per gli stress test: per gli esami dell’anno prossimo, la spesa in tecnologie anti-stress dovrebbe aumentare del 15%.

Viste le cifre, è ora più chiaro chi vince e chi perde nel grande business dei test bancari: le società di consulenza battono tutti a tavolino. Le quattro grandi società di revisione contabile, le società di rating e soprattutto i big della consulenza strategica hanno preso letteralmente il controllo del mercato, offrendo agli istituti la «promozione chiavi in mano». Ma creando così un coacervo di interessi in conflitto e di sospetti.

Come quelli su Blackrock: pur investendo sulle banche, lavora a contratto con la Bce sui test. Per sua stessa ammissione, ha firmato contratti di consulenza con due terzi degli istituti di credito internazionali per aiutare a superare gli esami.

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Da un fitto scambio di lettere tra il neo-presidente del Bundestag, Schauble, e Daniele Nouy, la responsabile della supervisione bancaria Bce, di cui Il Sole 24 Ore ha avuto una copia, emergono aspetti inediti e sorprendenti: il pressing di Schauble ha costretto per esempio la Nouy a rivelare che gli stress test del 2014 sono stati effettuati insieme alla società di consulenza Oliver Wyman per la “modica” cifra di 26 milioni di euro, pari al triplo degli 8,3 milioni pagati nel 2016 per lo stesso servizio ad altre due società private assunte a contratto, di cui una era la McKinsey che ha avuto dalla Bce 1,5 milioni di euro. Della Oliver Wyman era nota la collaborazione sugli stress test ma non la cifra esorbitante incassata dalla società di consulenza, mentre il ruolo della McKinsey era rimasto parzialmente dell’ombra.

Ma la novità davvero clamorosa che emerge dal carteggio, è il nome della società che ha avuto il ruolo-guida nelle verifiche bancarie del 2016, quelle che tra l’altro segnarono il destino del Monte dei Paschi di Siena: la società era Blackrock, il più grande asset manager del mondo e il più importante investitore internazionale nel settore bancario. La Bce è così serena sull’etica di BlackRock, da aver assegnato anche gli stress test del 2018 ad analisti e gestori del colosso americano del risparmio investito.

Nè la Bce, nè l’autorità di supervisione degli stress test hanno mai rivelato di aver affidato le verifiche di affidabilità patrimoniale delle banche europee a una società di Wall Street che sulle stesse banche investe decine di miliardi di euro. Almeno sulla carta, la presenza di BlackRock tra gli esaminatori delle banche deve essere apparsa a Schauble come un palese conflitto di interesse e soprattutto come una falla potenzialmente pericolosa nel sistema di controllo e garanzia della riservatezza dei dati sensibili di ogni singola banca .

«Tutti i contratti della Bce con soggetti privati impongono l’obbligo della riservatezza – ha replicato l’alta dirigente dell’eurosistema – e quindi non c’è ragione per preoccuparsi. Abbiamo anche imposto alle società coinvolte nell’esercizio di verifica patrimoniale, di non assegnare «per un certo periodo di tempo» ai consulenti che hanno lavorato sugli stress test, alcun incarico o valutazione di investimento sulle banche di cui si sono occupati nei test.

«L’incarico – ha risposto la Nouy – è stato assegnato a Blackrock con una procedura competitiva totalmente trasparente». Meno trasparente deve essere sembrata a Schauble la procedura seguita con Oliver Wyman. Al politico tedesco, che aveva chiesto spiegazioni sul bando di gara, la Nouy ha risposto così: «Il bando non c’è perché avevamo urgenza di cominciare i test…».


"Stress Test Inc." Come ben sintetizzano nel pezzo @sole24ore e allora di nuovo siamo alla serie Chi controlla il controllore ? Pezzo di Onado molto critico giustamente verso scelte Bce @fabio_vanorio @masechi @LucaMainoldi @GermanoDottori @dlfabbri @alessandracatsi



Al di la' dell'ovvio discorso sul conflitto di interessi di cui, ormai, e' inutile parlare considerato che e' diventato un pilastro del sistema finanziario globale, si dovrebbe avviare un ripensamento dell'esternalizzazione di funzioni interne nel nome della riduzione dei costi.
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La mancanza di «tecnici qualificati» alla BCE mi fa ridere (@S_T_04_09). Impiegare talenti esterni perche' mi permette di avere manager mediocri che non devono controllarli e' una scelta che portera' tutta l'industria finanziaria mondiale allo sfascio.


L'outsourcing ha costi intangibili irreparabili che l'azienda (o l'istituzione) non considerano, ossia la frustrazione di personale interno che sarebbe in grado di fare di piu' e meglio del consulente di turno.
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Le "stress testing suite" tipo Moody's sono prodotti a scatola chiusa, con grande professionalita' ma nessuna calibrazione reale (ne' passione) verso il destinatario. New York, ormai, vive solo di vendita di "conoscenza" localizzata altrove (NJ, Utah, India, ovunque).


Le universita' sfornano cinesi e indiani che costruiscono modelli sui napkins mentre mangiano lobster rolls e che un giorno decidono di farlo a casa loro aumentando la competitivita' degli emergenti.
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Il consulente fa comodo perche' ti fa lobbying esterna e non impegna l'azienda (o l'istituzione) nell'aggiornarsi. Ma e' come un palazzo vecchio con (pochi) appartamenti nuovi all'interno, che prima o poi crolleranno perche' l'infrastruttura portante e' cadente.


Non si vive di sole relazioni interpersonali ma anche di produzione. Te ne accorgi solo nel momento in cui ti trovi per una ragione o per un'altra fuori dal mercato. Ma a quel punto scopri che il tuo think tank non sa fare niente, se non impiegare una farina del sacco di un altro
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