L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 25 dicembre 2018

L'oro posto in Banca d'Italia è nostro del popolo italiano


Febbre dell’oro Bankitalia: “Decide Bce chi ne ha la proprietà”

24 dicembre 2018, di Alberto Battaglia

Le riserve auree detenute dalla Banca d’Italia sono fra le più cospicue al mondo. Per la precisione, con oltre 2.400 tonnellate le riserve di Via Nazionale sono le quarte al mondo, dopo quelle di Stati Uniti, Germania, e Fondo monetario internazionale (che però non è un Paese, ma un fondo “comune” di vari stati ). A chi appartiene questo oro? I sovranisti non hanno dubbi: si tratta di proprietà dello stato. Dopo gli appelli di Fratelli d’Italia già nella scorsa legislatura, ora è una proposta di legge del leghista Claudio Borghi (presidente della Commissione Bilancio alla Camera) a sollevare la questione.

La legge chiarirebbe giuridicamente che la Banca d’Italia, soggetto di diritto pubblico, gestisce l’oro per conto dello stato – che ne è proprietario. Ma a opporsi alla competenza del Parlamento sulla materia è lo stesso direttore generare di Bankitalia, Salvatore Rossi, che i un’intervista rilasciata su La7 ha dichiarato senza mezzi termini che, con l’ingresso nell’euro, è la Banca centrale europea ad avere il potere di stabilire a chi appartenga l’oro della Banca d’Italia – che della Bce è terzo maggiore azionista.

Così Rossi: “Sull’aspetto giuridico di chi sia la proprietà legale dell’oro si pronuncerà la Bce a cui abbiamo ceduto la sovranità quando è stato creato euro”. La reazione di Borghi non si è fatta attendere, sul suo profilo Twitter.



Io più lo riascolto e più sono ALLUCINATO. Stiamo a parlare delle virgole e il DIRETTORE DI BANKITALIA dice che la BCE (!!!) dovrà dire di chi è il NOSTRO oro? E meno male che la mia proposta di legge era superflua!! #giùlemanidalloro


Al di là della polemica, appare certo che la proposta di legge abbia chiarito – quantomeno – quale sia l’autorità competente a dirimere la questione giuridica sulla proprietà delle riserve auree della Banca d’Italia. Pochi avrebbero immaginato potesse essere la Bce, e soprattutto, che l’entrata nell’euro comportasse il conferimento della sovranità sulla definizione della proprietà delle riserve auree nazionali.
Lo scorso aprile Rossi aveva già dichiarato che la vendita delle riserve auree per abbattere il debito pubblico italiano dovrebbe essere una l’extrema ratio: “C’è un accordo internazionale tra le banche centrali, che prevede che le vendite siano razionate, dunque ne potremmo vendere per poche centinaia di milioni alla volta. Nei fatti non si risolverebbe il problema del debito pubblico e daremmo un pessimo segnale al mondo dove la vendita di oro da parte di un Paese darebbe il segnale di un gesto disperato”.
E’ interessante, però, osservare che in tale circostanza Rossi aveva lasciato intendere che il debito pubblico può essere compensato, benché in casi “disperati”, dalle riserve auree della banca centrale. Se ciò è possibile, allora sembra logico assumere che le proprietà, del debito così come dell’oro, appartengono allo stesso soggetto: lo stato.







Nessun commento:

Posta un commento