L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 28 dicembre 2018

NoTav - Foietta ha finito di spargere veleno, la sua presenza era stata voluta dal Sistema massonico mafioso politico che poggia sul corrotto euroimbecille Pd

LA TORINO-LIONE BLOCCATA

Tav, tramonto sull’Osservatorio: il governo non rinnova le cariche
Lunedì scade il mandato del commissario Foietta, che al premier Conte chiede la nomina di un nuovo responsabile per non spegnere il dibattito sulla linea ferroviaria

28 dicembre 2018

Il tunnel della Tav Torino-Lione

TORINO - Oggi, venerdì, parte la lettera formale di congedo. Destinatario: il premier Giuseppe Conte. E lunedì, giorno in cui scade il mandato che non è stato rinnovato, ci sarà la consegna delle chiavi dell’ufficio che si trova sopra il binario 20 di Porta Nuova. Quello che da cui partono i treni per la Val di Susa. Finisce così l’esperienza di Paolo Foietta nel ruolo di Commissario straordinario di governo per la linea Torino Lione e presidente dell’Osservatorio sulla Tav. E con lui rischia di essere smantellata tutta la struttura che dal 2006 a oggi ha provato ad incarnare una sorta di «camera di compensazione» e di confronto nel lungo braccio di ferro Sì e No Tav. Nonostante i solleciti e le proteste del mondo imprenditoriale piemontese, e quelli dello stesso Foietta, che al premier Conte chiede per iscritto che venga nominato un nuovo commissario, per salvaguardare il lavoro di questi anni, Palazzo Chigi sembra intenzionato a non proseguire l’esperienza dell’Osservatorio per l’asse ferroviario Torino Lione, ente istituito nel 2006 da Romano Prodi.

In assenza di atti formali da parte del governo, i lavoratori in distaccamento stanno già facendo le valigie. L’Osservatorio non è stato abolito. Ma neppure confermato. Mentre al commissario, in scadenza al 31 dicembre, non è stato rinnovato il mandato. Perciò i lavoratori tornano agli impieghi precedenti in Città metropolitana e al Comune di Torino. Un funzionario della Presidenza del Consiglio rimarrà a Torino, attendendo però nuove disposizioni. E così la squadra romana del commissario, altri 4 impiegati. «Foietta si rassereni e vada tranquillo verso la fine, imminente, del suo mandato», questa l’unica comunicazione - via tweet e nel corso dell’estate - da parte del ministro Danilo Toninelli al commissario di governo. E oggi si preparano i bagagli per una exit strategy che riguarda sempre più da vicino anche il futuro dell’opera. A gennaio si terrà un’ ultima riunione dell’Osservatorio. Poi se non verrà confermato il budget (circa 70mila euro l’anno), e indicato un nuovo presidente, dopo 12 anni di carriera la struttura andrà in pensione. E i processi di concertazione con il territorio sulla Tav verranno centralizzati a Roma. Del resto il governo aspetta il responso dell’analisi-costi benefici. La cui prima parte dei lavori, quella presa in carico da Marco Ponti e Francesco Ramella, verrà terminata e consegnata intorno al 7 gennaio. Poi verrà il turno dell’analisi giuridica a cura dei tecnici del Mit. E infine condivisa con il governo francese. Un calendario di attività di indagine che congela i bandi di gara per l’opera fino a ridosso delle elezioni europee. A Torino rimane l’attività del cosiddetto «contro-osservatorio», quello incaricato dalla sindaca Chiara Appendino di valutare i progetti e composto da consulenti e attivisti del movimento No Tav. «L’Osservatorio di Foietta non è mai stato un vero luogo di confronto ma un sostegno alle ragioni del Sì. Meglio che chiuda» così ragiona Angelo Tartaglia uno dei consulenti del Comune, quella giunta pentastellata che ha scelto di far uscire la città dall’Osservatorio nel dicembre 2016.

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